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Mary per sempre. Ritorno in Viale dei Ciliegi
Written by Riccardo Triolo   

marypoppinsbig.jpgDa dove nasce l’immaginazione? Cosa sollecita i sistemi cognitivi che ci fanno sognare a occhi aperti, evocare emozioni fino a sentirle sulla nostra pelle? Mary Poppins, certamente la più psichedelica tra le eroine Disney, lo sa di certo. Complice una valigetta ricca di oggetti psicotropi (ombrelli, specchi, attaccapanni, lampade…), la tata vittoriana più sorridente di sempre si dedica alla manipolazione dell’immaginazione dei piccoli Banks, figli di un bancario in crisi, districandosi abilmente, dal 1964 in avanti, attraverso e oltre lo schermo cinematografico, congegno psicoattivo per eccellenza, tra i neuroni più sfuggenti, dal giro sovramarginale fino alla parte anteriore dell’insula dell’emisfero cerebrale destro, dove scaturiscono gli aspetti irrazionali, sintetici, analogici, atemporali e olistici della nostra esperienza cognitiva. È così che ci siamo ritrovati tutti a ballare tra fumosi camini, cieli cerulei e gioiosi strawberry fields. In bocca lo scioglilingua più acido di sempre: supercalifragilistichespiralidoso! Del resto, è presto detto, «Basta un poco di zucchero!».

 

Il punto è che Pamela Lyndon Travers, autrice cartacea di quel che si rivelerà un trionfo onirico di celluliode, sintesi perfetta di psichedelia e capitalismo, con quella lunga insostenibile sequenza ambientata in banca che è il cuore del film, il vero ordinatore semantico della storia, proprio non ne voleva sapere di cedere i diritti al vecchio Walt. A nulla poté il denaro, senza il sentimento. E così, matrimonialmente, dopo un lungo burrascoso corteggiamento, i due conobbero accordo e si dissero sì.

 

mary-pop.jpg

A raccontarcelo un gustoso film “storico” Saving Mr. Banks (2013) con Tom Hanks nei panni di Disney ed Emma Thompson in quelli della cocciuta scrittrice. Una vicenda che vede la Travers scavare nel proprio passato alla ricerca delle ragioni dolorose che la portarono a creare una saga sull’infanzia, che per lei costituiva appunto un rifugio dal vuoto paterno. Fu poi il rassicurante volto di Julie Andrews, celestiale e garrula, che poco tempo dopo la distribuzione di Mary Poppins vedremo vestire panni più modesti ma analoghi in Tutti insieme appassionatamente, a prestare corpo e voce alla tata di celluloide più amata di sempre, colmando quel vuoto in tutti noi. Che non sapevamo di averlo. E oggi, più di cinquant’anni dopo, a Natale, tra lucine e allucinazioni collettive, sarà Emily Blunt a riportare sulla terra Mary. Perché lei è tornata. E questa volta non è un padre bancario ad essere in crisi, ma l’intero sistema bancario.

 

È il periodo della grande depressione quando i fratelli Banks, ormai adulti, si trovano ad aver bisogno ancora di lei. Che prontamente, con un nuovo armamentario di sostanze psicomimetiche più attuali, fornite dal grande Steven Warner, special effects supervisor di rango, interviene a plasmare l’immaginario emotivo collettivo, per risolvere ciò che, un centinaio scarso di anni dopo, nemmeno Mario Draghi, più terreo che celeste, riuscirà a riordinare. Perché la chiave è immaginare. Pescare da una valigia vuota. Rivestire la realtà di un manto sognante, far della follia sistema. E in questa bolla virtuale, vibrando di emozioni, vera nostra unica guida, vivere. Anche se il caveau è vuoto.

Mary Poppins Returns
Dal 20 dicembre al cinema
www.comune.venezia.it/cinema