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Home arrow ARTE arrow Il posto dove si siedono gli Angeli. Gio Ponti raccontato dall'obiettivo di Luca Massari
Il posto dove si siedono gli Angeli. Gio Ponti raccontato dall'obiettivo di Luca Massari
di Paolo Lucchetta   
concattedrale_luca-massari.jpgAgli appassionati di architettura ai quali la Fondation Wilmotte Venezia da tempo si rivolge, la mostra di Luca Massari offre, oltre alle suggestioni della fotografia d’autore, l’opportunità di riflettere sulla conservazione dei capolavori dell’architettura italiana del Novecento.
Sacrée Lumiere! Gio Ponti ‘55-‘71 è infatti una mostra di fotografie sulla luce come “segno della presenza di Dio”, grazie alla quale Gio Ponti esclude ogni decorazione, riuscendo a trasformare la materia da opaca a luminosa.

 

L’oggetto principale dell’indagine condotta da Massari è la Concattedrale di Taranto, opera commissionata nei primi anni ‘60 a Gio Ponti nella parte nuova della città. L’elaborazione del progetto fu iniziata nel 1964, dedicata alla Gran Madre di Dio, protettrice della città, ed inaugurata nel 1970.
Il concetto originale coniugava l’aspetto religioso con la tradizione marinara della città, rappresentata da una “vela” (così l’ha chiamata subito la gente), un’idea senza precedenti, che si specchiava nell’acqua delle tre vasche antistanti l’ingresso, simboleggianti il mare: la “vela” in luogo della cupola o delle torri svetta ancora grandiosa come una facciata sul cielo.
«Ho pensato: due facciate. Una, la minore, salendo la scalinata, con le porte per accedere alla chiesa. L'altra, la maggiore, accessibile solo allo sguardo e al vento: una facciata per l’aria, con ottanta finestre aperte sull’immenso, che è la dimensione del mistero… Altrimenti dove si dovrebbero sedere gli angeli?».


Purtroppo oggi la Concattedrale versa in uno stato di incuria ben visibile a chiunque si avvicini all’opera. Degrado, lesioni sulla facciata e sul fianco sinistro, intonaco scrostato e sporcizia, le vasche d’acqua incredibilmente vuote: si presenta così, a Taranto, un capolavoro assoluto dell'architettura italiana del Novecento.


«Ponti sapeva che sarebbe stato ricordato per il grattacielo Pirelli a Milano, ma sperava in realtà di passare alla storia per la Concattedrale, che è stata la sua ultima architettura. Bisognerebbe fare qualcosa – dice Marco Romanelli, che da anni si occupa di Gio Ponti – non solo per ripulirla dal degrado in cui versa e per un restauro filologico, ma anche per garantire la conoscenza di questo bene, anzitutto ai tarantini».


Il mondo degli studi si è già confrontato con questo edificio, pubblicando anche la fitta corrispondenza con il vescovo e i disegni progettuali: materiali che sarebbe significativo esporre – e questo è il merito della Fondation Wilmotte e delle fotografie di Luca Massari – per consentire al pubblico e ai fedeli di conoscere questa importante storia che ci riguarda.
Finalmente appare evidente anche in Italia (si veda il risalto dato a Londra dalla questione della demolizione dei Robin Hood Gardens) che è giunto il momento di considerare l’architettura moderna parte della storia e, quindi, di salvaguardare il valore storico, prima ancora di quello artistico dell’opera.


concattedrale_luca-massari1.jpg«Questa quasi immateriale struttura è un’acrobazia architettonica, impasto di concretezza e di aria dedicata al cielo», così commentava Luigi Moretti. All’interno della chiesa si raccolgono i fedeli ma anche qui lo spirito è chiaro e lieve: spazio bianco e verde, muri traforati, un disegno pontiano continuo cui appartengono anche i due angelici affreschi, e non c’è altro. Né altre decorazioni, né interventi altrui.


Si racconta che il giorno dell’inaugurazione della Concattedrale, dopo i discorsi delle Autorità, il discorso di Gio Ponti fu preceduto dall’applauso e da un fragore lunghissimo da parte della folla, e ascoltato non come un discorso ma come un desiderio. Il giorno dopo la gente di Taranto venne alla cattedrale portando con sé vasi e piante da piantare, perché Gio Ponti sognava che il verde rampicante coprisse le pareti bianche della sua architettura.
La Concattedrale doveva rappresentare il fulcro di un percorso architettonico cominciato durante i primi secoli del cristianesimo e culminante nella nuova chiesa e ‘casa’ per il Vescovo di Taranto, per i fedeli e per Dio.


In una delle sue ultime lettere Ponti scrive: «Vorrei, muovendo da questo progetto che l’esecuzione deve sviluppare, esaudire il più grande impegno per avvicinarmi alla verità religiosa del Tempio […] ispirazione cristiana d’architetto di alzare mura che siano inestinguibili intime virtù delle creature umane».
Tra le indicazioni progettuali di Gio Ponti c’era l’idea che la Concattedrale di Taranto fosse circondata da vegetazione mediterranea e di questo si è sempre preoccupato con una serie di contatti epistolari con la Curia tarantina sino quasi al punto di morte.
I terreni circostanti invece, avuti in dono dalla Contessa D’Aquino, furono venduti consentendo la speculazione edilizia che oggi è sotto gli occhi di tutti.
Tutto quel costruire ha di fatto mortificato questa grande opera architettonica, che costituisce uno dei pochissimi esempi di gotico moderno al mondo ed è annoverato tra gli ultimi capolavori di arte moderna.


Il merito di una Fondazione come Wilmotte e di una mostra fotografica come Sacrée Lumiere! è soprattutto – nell’anno della spettacolare celebrazione Tutto Ponti al Musée des Arts Decoratifs di Parigi – ricordarci a proposito del prendersi cura del nostro patrimonio edilizio, perché «dove c’è architettura, c’è Italia: essere conservatori italiani in architettura significa solo conservare l’antica energia italiana di trasformarsi continuamente» (frase celebre di Gio Ponti).

Grazie Fondation Wilmotte, grazie Luca Massari.

«Sacrée Lumière! Gio Ponti ‘55-‘71»
Fino 27 gennaio 2019
Fondation Wilmotte, Fondaco degli Angeli, Cannaregio 3560 - Venezia

www.fondationwilmotte.fr