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Giochi di ruolo. Tindaro Granata nei panni di un’indomabile Bisbetica
Written by Loris Casadei   

bisbetica-03.jpgLa ricchezza simbolica della Tempesta di Shakespeare si scontra con l’apparente semplicità di una delle prime commedie dell’autore inglese, La bisbetica domata (1588–1592). Anche in quest’opera tuttavia si coglie il tessuto di costruzioni e decostruzioni per mezzo del gioco delle parole, tipico della scrittura del Bardo nel passaggio tra tardo Rinascimento e primo Barocco.

 

Il tema era molto diffuso in epoca elisabettiana e ne circolavano varie scritture. Era una storia classica, che partiva da Plauto e Terenzio, per passare all’Ariosto de I suppositi, senza dimenticare una vicenda analoga contenuta ne Le mille e una notte. L’inganno compiuto allo stolto Sly è altro argomento diffusissimo nel primo Rinascimento, basti pensare al nostro Brunelleschi narrato dal Manetti nella Novella del Grasso legnaiuolo.

 

Storie nate per divertire le corti e i ristretti circoli nobiliari ma che Shakespeare trasforma in dramma popolare di sicuro gradimento per i nuovi cittadini, le corti e gli abitanti delle campagne che si dovevano recare in città. Gli storici sostengono che almeno il tredici per cento della popolazione a Londra frequentasse abitualmente il teatro che stava riconquistando il proprio classico ruolo come luogo di socializzazione e discussione pubblica.

 

Ma non guardiamo al teatro elisabettiano con gli occhi degli spettatori d’oggi. L’idea del teatro d’autore era lungi dall’affermarsi, il testo era di proprietà dell’impresario che lo poteva modificare come desiderava, la rappresentazione puntava sull’attore che spesso dialogava con un pubblico partecipe della vicenda, le scenografie erano poverissime, tant’è che molti versi nel testo erano in realtà indicazioni per il pubblico di come immaginarsi la scena, una sorta di didascalie interne, così come avveniva nelle tragedie classiche greche.

 

whatsapp-image-2017-09-27-at-23.17.20-1.jpegForse per questo il regista Andrea Chiodi ha deciso per un arredo prevalentemente costruito di luci, e forse la sua decisione di puntare su una compagnia tutta maschile, anche per i ruoli femminili, non è tanto una purezza filologica – nel teatro elisabettiano recitavano solo uomini – quanto il desiderio di concentrarsi sulla parola senza distrazioni, sul reale e sul disegno drammatico che si svela magistralmente poco a poco.


Tindaro Granata veste i panni di Caterina rendendola un personaggio a tutto tondo, credibilissimo nella sua gestualità scomposta, nella sua voce aggressiva, nei suoi sbalzi di umore, a cui fa da contraltare il Petruccio di Angelo Di Genio, accompagnato da altri quattro straordinari attori chiamati a interpretare diversi ruoli. Come sosteneva Franco Marenco, infatti, la lingua poetica di Shakespeare risplende come una festa, ma la parola è nel bel mezzo del gioco delle illusioni.

La bisbetica domata
17-20 gennaio 2019

Teatro Goldoni - Venezia
www.teatrostabileveneto.it