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Cieli plumbei e alberi blu. A Palazzo Zabarella, il meglio della Collezione Ordrupgaard
di Marisa Santin   
cezanne_lebagnanti_anderssuneberg.jpgFino al 27 gennaio a Palazzo Zabarella a Padova è possibile ammirare in esclusiva per l’Italia alcuni capolavori appartenenti alla Collezione Ordrupgaard (oggi museo d’arte statale situato a nord di Copenaghen), nata ai primi del Novecento dalla passione collezionistica del finanziere e mecenate danese Wilhelm Hansen.

La collezione Ordrupgaard e il lascito di Hansen
Durante i suoi frequenti soggiorni di lavoro a Parigi, Hansen rimase affascinato dalla pittura francese, intuendone al contempo il potenziale di mercato. Tra il 1916 e il 1918 egli raccolse oltre centocinquanta dipinti che delineavano un percorso da Ingres e Delacroix a Courbet e gli impressionisti, fino a Cézanne, Gauguin e Matisse, realizzando quella che all’epoca fu definita la “migliore collezione impressionista al mondo”. Quattro anni più tardi, la clamorosa bancarotta della Landmandsbanken, la principale banca privata danese, lo costrinse a vendere gran parte delle opere. Una volta ritrovata la stabilità economica, Hansen fu in grado di riacquistare una quarantina di dipinti, fra cui il Ritratto di George Sand di Delacroix e lo studio di Renoir per Le Moulin de la Galette, entrambi presenti nella mostra di Palazzo Zabarella Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori della collezione Ordrupgaard.

 

ritrattodi-giovane-donna.jpgDal romanticismo all’Impressionismo, fino ai primi fauves: le opere presenti in mostra
Lungo il percorso della mostra a Palazzo Zabarella è possibile distinguere diverse fasi che hanno dapprima gettato le basi e infine accompagnato l’Impressionismo francese verso nuove sperimentazioni. Se pittori come Ingres (Dante che offe la Divina Commedia a Omero) e Delacroix (George Sand, Ugolino e i suoi figli) adottano le forme del classicismo rileggendole alla luce di una nuova sensibilità romantica - soprattutto nel raccontare episodi del passato o della letteratura, o nel celebrare la grandezza di uomini illustri -, Honoré Daumier si appropria della tradizione per avvicinarsi ai più umili e per ritrovare nei temi di ispirazione letteraria una dimensione viva e attuale (Il lottatore, Don Chisciotte e Sancho Panza si riposano sotto un albero).

Lentamente si fa strada fra gli artisti l’esigenza di esprimere le istanze sociali dell’epoca, animate da un forte ideale di libertà e di resistenza al potere. Immergersi nella natura e dipingere en plein air per “cogliere la natura sul fatto”: con i paesaggi sognanti e poetici di Corot (Giovane donna italiana seduta vicino a un lago, La danza delle ninfe) e con quelli più aspri e minacciosi di Coubert (Le scogliere vicino a Étretat, L’inganno, episodio di caccia al capriolo) il romanticismo si avvia verso il trionfo dell’”impressione”. Sono quattro i dipinti di Claude Monet presenti in mostra, fra cui un meraviglioso Ponte di Waterloo immobile sotto il cielo plumbeo di Londra, ma non mancano altri significativi esponenti dell’Impressionismo, quali Eugène Boudin, Charles-François Daubigny e Jules Dupré.

Il movimento trova nuove forme a seconda della diversa sensibilità degli artisti. Cambiano i soggetti e le tecniche, non cambia l’urgenza di trasferire su tela ciò che si vede e, soprattutto, ciò che si sente. Pisarro (Rue Saint-Lazare, Paesaggio innevato a Éragny), Degas (Cortile di una casa, Donna che si pettina), Renoir (Donna su un prato) e Cezanne (Bagnanti) ci accompagnano oltre l’Impressionismo, per arrivare infine alle sperimentazioni di Matisse e Gauguin, di cui la mostra di Palazzo Zabarella presenta otto dipinti, fra cui Donna Tahitiana e il peculiare Alberi blu. Verrà il tuo turno, bellezza!

Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori della collezione Ordrupgaard


fino al 27 gennaio Palazzo Zabarella-Padova


www.zabarella.it/mostre/gauguin-e-gli-impressionisti/