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Avanti pop! Tears for Fears, niente del genere…
di F.D.S.   

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Non li trovate nella classifica di «Rolling Stones» dei 500 migliori dischi di sempre, mentre trovate alcuni tra i loro competitor di allora, come Cure e Depeche Mode: eppure nel chaos musicale di quegli anni ‘80 i Tears for Fears rappresentarono un marchio di rilievo, legato ad una capacità di scrivere pop songs che sono ancor oggi scrigni di musicalità e bellezza ma che, allo stesso tempo, rappresentavano un esempio unico di equilibrio tra digitale ed analogico, tra le tastiere synth che allora dettavano la linea e le pennate della chitarra acustica di Roland Orzabal, il principale compositore del duo (l’altro era Curt Smith, cantante e bassista).

 

Non molto prolifici (nel corso del decennio pubblicarono solo tre dischi), i Tears for Fears si caratterizzarono subito per questa amalgama di sonorità elettroniche e tradizionali che permeava canzoni di grande impatto melodrammatico, percorse da una malinconia sotterranea, un po’ straniante. Pale Shelter, Shout, Everybody wants to rule the world: non sono solo icone sonore di quel periodo che rimangono bellissime ancora oggi, nella loro sonorità elegante mai troppo artificiale e nella loro struttura tra pop e new wave, ma sanno trasmettere quel senso di angst, di inquietudine interiore che solo le migliori produzioni degli anni ‘80 sono in grado di esprimere.

 

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Del resto, i due componenti del gruppo avevano studiato le opere di uno psichiatra che ha dato molto alla storia del rock: Arthur Janov, che nel 1970 pubblicava The Primal Scream in cui teorizzava che le nevrosi degli adulti sono il frutto di eventi traumatici dell’infanzia e che si poteva combatterle con apposite terapie che riportassero in vita quegli stessi traumi. John Lennon e Yoko Ono andarono in cura da Janov per cinque mesi e il frutto della terapia fu il primo album da solo di Lennon John Lennon/Plastic Ono Band. Il più grande gruppo di dance rock della scena mondiale, i Primal Scream, si prese il nome dal titolo del libro di Janov, mentre anche i TFT furono influenzati dalle sue teorie e molti dei titoli delle loro canzoni sono riferimenti al pensiero dello psichiatra americano.

 

Chiudiamo il cerchio dei riferimenti: qual è il film più inquietante e misterioso del Duemila? Ma Donnie Darko, di Richard Kelly, senza dubbio. E quale canzone fu resuscitata nella colonna sonora del film, coverizzata da Gary Jules? Ma una canzone dei Tears for Fears, ovviamente: Mad world! Ascoltatela, con quell’intro di percussioni tribali e quel ritornello che ti si infigge nella mente come una nenia e che dice «i sogni in cui sto morendo sono i migliori che abbia mai avuto».
Si fa presto a dire pop songs…

Tears For Fears
24 febbraio Kioene Arena-Padova
www.zedlive.com