VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow TEATRO arrow Il Delfino di Pina. Dominique Mercy al Goldoni con le coreografie di Pascal Merighi
Il Delfino di Pina. Dominique Mercy al Goldoni con le coreografie di Pascal Merighi
di Loris Casadei   
wak.ntr_rehab_stephane_tasse.jpgDieci anni sono passati dalla morte di Pina Bausch e la sua scuola, il Wuppertaler Tanztheater, che ha diretto dal 1973, continua a essere attivissima e ricca di proposte e riproposte. Ne è un esempio lo spettacolo The Paper Boy, WAK.NTR Rehab, Songs of Childhood. Meglio sarebbe dire gli spettacoli.

 

Tre infatti sono le pièce offerte al pubblico. La prima è di Dominique Mercy, figura chiave tra i danzatori di Pina. Gli appassionati di danza lo ricorderanno in Cafè Müller quando si abbraccia strettissimo con Malou Airaudo e i loro corpi vengono slacciati pezzo per pezzo da Jan Minarik per poi riagganciarsi con la stessa violenza di prima.

 

O, ancora, nel film di Wim Wenders, quando Dominique arriva correndo, saltando aiuole come in un gioco della strega, “un, due, tre... dieci... arrivo!”, e inizia con una serie di gesti ripetuti seguito da un delizioso jack russel briccone che sembra volerlo azzannare. Il titolo è di una canzone che accompagnava una danza non più presente, ma «che ben si intonava con il personaggio di Dominique, così lo abbiamo lasciato», spiega il coreografo e regista Pascal Merighi. Mercy racconta invece che «la ripresa dei movimenti dopo anni non è stata facile, ma il corpo fortunatamente ha una sua memoria».

 

La seconda parte dal titolo apparentemente misterioso è una rievocazione di sei pezzi proposti alla Bausch tra il 2000 e il 2005 da Pascal Merighi.

 

È un acronimo: “W” sta per Wiesenlang (prato), “A” per Aqua, “K” per Kinder (fanciulli) e così via. I pezzi sono ripresi, ma non sono una ricostruzione, per tenere fede a quel dettato che fa del teatro, e in particolare del teatro danza, la massima arte della evanescenza. Così si parte dal famoso tavolo appoggiata al quale per anni Pina Bausch (ora interpretata da Thusnelda Mercy), avvolta nel fumo dell’immancabile sigaretta, osservava le proposte dei suoi danzatori. Poi Cafè Müller ove le figure maschili e femminili si attraggono e si respingono spasmodicamente, la capigliatura che serve da appiglio per la risalita o ancora le sedie nere dislocate sul palco, elemento immancabile nelle scenografie di Pina, che sembrano essere nate per caso. «Troppo nudo il palco, cosa mettiamo?», riportano le memorie dei danzatori nelle prove di Kontakthof del 1978.


paper-boy-fg1.jpgSongs of Childhood è invece un duo padre e figlia con Dominique e Thusnelda in un reiterato incontro e abbandono immerso nella quotidianità dei gesti. icordiamo che la parola per la teoretica della scuola è importante come il gesto, ma che non ha altre pretese se non ciò che comunica nel sentire dello spettatore. Elena Randi, professoressa all'Università di Padova, dove insegna Metodologia e Critica dello Spettacolo, commenta che il significato di un certo segno per l’attore o danzatore che lo produce dischiude una vastissima gamma di significati per il fruitore, il che corrisponde alle dichiarazioni di Pina Bausch stessa: «Non riesco a guardare l’esistenza da un solo punto di vista».

That Paper boy | WAK.NTR Rehab | Songs of Childhood
16 febbraio 2019

Teatro Goldoni - Venezia
www.teatrostabileveneto.it