VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow ARTE arrow La grammatica del vedere. Fondazione di Venezia celebra la fotografia contemporanea
La grammatica del vedere. Fondazione di Venezia celebra la fotografia contemporanea
di M.M.   

fondazionevenezia.jpgLa fotografia celebra 180 anni – il 7 gennaio del 1839 Louis-Jacques Mandé Daguerre (1787–1851) ufficializzò il suo procedimento fotografico Dagherrotipo all’Acadèmie des Sciences, di Parigi –, ma non è stata mai così contemporanea!

 

Lo dimostra la Fondazione di Venezia che, grazie alla sua importante Collezione fotografica iniziata nel 2007 con l’acquisizione dell’archivio di Italo Zannier, celebra questo importante anniversario con la mostra La Grammatica delle Immagini, a cura di Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci.

 

«Si tratta – spiega Giovanni Dell’Olivo, direttore della Fondazione di Venezia – del primo appuntamento con cui celebreremo, nel 2019, nella nostra sede, i 180 anni dall’invenzione della fotografia. Non solo, abbiamo voluto offrire al pubblico uno spazio rinnovato, collocato al piano terra del palazzo di Rio Novo e da quest’anno pronto ad accogliere non più solamente conferenze e dibattiti, ma anche mostre».


Ventuno opere invitano a guardare oltre l’oggetto fotografico, a riflettere su come le immagini della contemporaneità siano frutto di una costruzione, di una messa in scena e su come il loro significato nasca dallo sguardo dello spettatore. La mostra mette in dialogo quattro autori e le loro opere, ricche di fascino e memoria, che raccontano ed esprimono atmosfere che nella realtà non esistono.


Il viaggio nella fotografia contemporanea della Fondazione inizia con il “più classico” degli autori in mostra, Gianni Berengo Gardin, artista legato alla storia della Casa dei Tre Oci, per poi proseguire con due autori considerati tra i maggiori esponenti della fotografia moderna in Italia, ovvero Simona Ghizzoni e Paolo Ventura, e concludersi con “l’inganno” di Irene Kung.


Simona Ghizzoni utilizza la fotografia come specchio per guardare se stessa e la propria intimità, come strumento per conoscersi attraverso autoritratti, auto-rappresentazioni che interrogano e strizzano l’occhio al visitatore richiamando l’uso moderno dei selfie. Paolo Ventura, invece, racconta la sua Winter Story, con una serie di fotografie che rappresentano lo scenario dell’immediato Dopoguerra. Si tratta di una realtà solo apparente perché l’artista ricostruisce in un set miniaturizzato la realtà dell’epoca per poi fotografarla.

 

Irene Kung ritrae alcune delle architetture più suggestive di Roma in bianco e nero, investite di una luce quasi caravaggesca. In apparenza dei notturni, le foto dell’artista italo-svizzera sono scattate, in realtà, in pieno giorno e sono il risultato di un sapiente lavoro quasi pittorico di post produzione.

«La grammatica delle immagini»
Fino 1 marzo 2019

Fondazione di Venezia, Dorsoduro 3488/U
www.fondazionedivenezia.org