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Universi paralleli. Il cinema, la moda e l’arte, tra utopia e avanguardia
di M.M.   

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 Fashion Aperture ritorna a Teatrino di Palazzo Grassi dopo il successo dello scorso anno con un nuovo ciclo di proiezioni aperte al pubblico e un workshop dedicato agli studenti per esplorare le relazioni tra moda, cinema e arte.

 

Tre giornate, il 20, 21 e 22 febbraio, per immergersi negli scenari fantastici e sperimentali che la moda genera attraverso l’analisi dell’utopia e del concetto di ucronia – o storia alternativa – come aspetti fondamentali della moda stessa. I tempi e i luoghi inventati dalla moda ci proiettano in un’altra dimensione e in storie dal finale aperto, dove il passato e il futuro sono continuamente riscritti alla luce del presente.

 

Il programma delle proiezioni, nato dalla collaborazione tra Università Iuav di Venezia e Central Saint Martins – University of Arts London, e curato da Alessandra Vaccari e Caroline Evans, è incentrato su film – in lingua originale con sottotitoli – fortemente iconici.

 

Si comincia il 20 febbraio alle 18.30 con L’Inhumaine (1924), regia di Marcel L’Herbier, da molti considerato il suo capolavoro per la folgorante sperimentazione cinematografica di avanguardia risolta tutta nelle immagini (in parte virate a colori) e nelle scenografie di chiaro gusto cubista. Incaricati delle scenografie furono infatti il pittore Fernand Léger, l’architetto Mallett-Steven, gli arredatori Michel Dufel e Pierre Charreau, e i futuri registi Alberto Cavalcanti e Claude Autant-Lara. La partitura originale di Darius Milhaud è andata perduta e per questo la proiezione sarà accompagnata dalla musica live di Mike Cooper.

 

Segue il 21 febbraio, The Man Who Fell to Earth (1976), regia di Nicolas Roeg, in cui il divo rock David Bowie presta il suo volto ambiguo a un extraterrestre venuto sulla Terra per cercare di salvare il suo pianeta sconvolto dalla siccità.

 

the_man_who_fell_to_earth_.jpgPer finire, il 22 febbraio, con Paris is Burning (1990), regia di Jennie Livingston, documentario premiato al Sundance Festival che rende giustizia a una cultura, a uno stile e a un movimento che ci ha influenzato più di quanto possiamo immaginare.

 

La regista, bianca, texana naturalizzata californiana, era appena diplomata quando ha deciso, a metà anni Ottanta, di documentare i drag ball di New York, serate in cui gruppi di gay, travestiti e transessuali si sfidavano in concorsi di ballo, divisi in decine di categorie e sotto categorie. Livingston ha capito subito di trovarsi al crocevia di temi che nessuno prima di lei aveva esplorato in modo obiettivo e organico. Ingresso libero fino a esaurimento posti.


«Fashion Aperture. Ucronia e mode utopiche»
20, 21, 22 febbraio 2019

Teatrino di Palazzo Grassi - Venezia
www.palazzograssi.it