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Home arrow ART arrow Dell’immaginazione e dell’osservazione. Venezia e l’ultima straordinaria stagione dell’arte
Dell’immaginazione e dell’osservazione. Venezia e l’ultima straordinaria stagione dell’arte
Written by Franca Lugato   
canaletto.jpgDue allegorie di Venezia aprono e chiudono la grande mostra Canaletto & Venezia, allestita nell’Appartamento del doge a Palazzo Ducale e curata da Alberto Craievich. La prima é l’incontrastata “Regina dei mari” rappresentata nel dipinto di Giambattista Tiepolo eseguito per la Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale, che evoca il mito della Serenissima, che la classe dirigente intendeva perpetuare incurante delle debolezze politiche e militari nell’ultimo capitolo della sua storia millenaria. È invece di quarant’anni più tardi (1799) il bozzetto per il monumento Pesaro di Antonio Canova, dove viene presentata per la prima volta l’icona romantica, evocata nei celebri versi di Bayron, della “Venezia in lacrime”.

 

Tra questi due poli si sviluppa la proposta espositiva, con l’idea di ricostruire la ricca civiltà figurativa settecentesca, tra le più straordinarie, ultima a detenere assieme alla Francia il primato in Europa. La scelta, dunque, è stata quella di porre Canaletto e le sue selezionatissime 25 opere all’interno di un percorso dialettico con gli altri maestri della Scuola veneziana, in particolare con il suo coetaneo Giambattista Tiepolo.

 

Lungo le sale si dipana un fil rouge, grazie all’accostamento dei poli dialettici dell’immaginazione e dell’osservazione, sul quale si articola tutta l’arte veneziana del Settecento, fra la fantasia dei pittori della grande decorazione Rococò e lo sguardo sulla realtà dei vedutisti, concetto questo trattato magistralmente da Giuseppe Pavanello nel saggio in catalogo. Le forti contraddizioni storiche e culturali del “Secolo dei lumi” vengono visualizzate all’inizio del percorso dal Nettuno offre a Venezia i doni del mare di Tiepolo, contrapposto al Ridotto di Guardi, con il punto di vista del viaggiatore sedotto dai luoghi di divertimento in città.

 

La mostra prosegue presentando il radicale cambiamento della pittura veneziana all’alba del XVIII secolo, attraverso la pittura di figura che diviene aerea, emozionale e coloristica grazie a Sebastiano Ricci e agli altri artisti del Rococò, grandi viaggiatori in Europa. Negli stessi anni, nasce il vedutismo veneziano con Luca Carlevarijs, l’arte del ritratto viene rinnovata dai pastelli di Rosalba Carriera e la pittura di paesaggio, fino ad allora prerogativa degli stranieri, diviene, con Marco Ricci, un nuovo genere.

 

Contemporaneamente, un piccolo gruppo di sperimentatori propone nuove formule stilistiche, alla cui base c’è un gioco luministico violento che si rifà alla pittura naturalistica barocca da Caravaggio a Rembrant. Il capofila è Giambattista Piazzetta, presentato in mostra con degli assoluti capolavori. Anche i giovanissimi Canaletto e Tiepolo subiscono il fascino di questa pittura, realizzando opere dove la luce diviene l’elemento fondante della loro poetica; imperdibile è La chiesa e la scuola della Carità dal laboratorio dei marmi di San Vidal di Canaletto della National Gallery di Londra.

 

giovanni_antonio_canal_il_canaletto_-_the_stonemasons_yard_-_wga03867.jpgNegli anni Trenta le cose cambiano e la luce nelle vedute di Canaletto si fa più nitida e cristallina e nelle opere di Tiepolo la tavolozza acquista sonorità squillanti. Sono gli anni in cui Francesco Algarotti pubblica il Newtonianismo per le dame, divulgando le teorie sulla luce del grande fisico inglese. Un’infilata di vedute grandi e piccole di Canaletto, alcune mai uscite dalle collezioni di provenienza, prevalentemente inglesi, codificano l’aspetto della città che tutt’ora ci appartiene: una città d’acqua che si manifesta in maniera spettacolare, grandiosa e scenografica. È la trasposizione visiva delle parole di Goethe che considerava la città stessa un’opera d’arte a sé stante, considerata “il quadro migliore e più perfetto della scuola veneziana”. Nel frattempo Pietro Longhi inaugura la pittura di costume, ritraendo il patriziato veneziano nella quotidianità, come Carlo Goldoni aveva fatto nella sua riforma del teatro.

 

Le forme e la leggerezza del Rococò ispirano anche le arti decorative: in mostra la storia della porcellana veneziana viene riccamente documentata da preziosi servizi prodotti dalle manifatture dei Vezzi e dei Cozzi. Avviandosi alla conclusione della mostra ma anche del XVIII secolo, Francesco Guardi e il figlio di Tiepolo, ai margini del gusto allora divenuto dominante, il Neoclassicismo, creano dei capolavori assoluti della pittura europea. Vedute corrose dalla luce quelle di Guardi, amate dai viaggiatori romantici, e la modernissima epopea dei Pulcinella di Giandomenico Tiepolo. Infine, Canova, Piranesi e Bellotto ci aprono ai grandi temi dell’arte europea, il Neoclassicismo, la poetica del sublime e il paesaggio romantico, proiettandoci verso la modernità.

 

«Canaletto & Venezia»

Fino 9 giugno 2019
Palazzo Ducale - Venezia

Appartamento del doge
palazzoducale.visitmuve.it