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Home arrow ARTE arrow Le infinite visioni. Seguendo Canaletto alla Fondazione Querini Stampalia
Le infinite visioni. Seguendo Canaletto alla Fondazione Querini Stampalia
di Redazioneweb   

In un ideale itinerario che guida il visitatore attento alla scoperta della Venezia di Canaletto, il più delle volte si rimane stupiti dall’evidenza – per fortuna – di una quasi perfetta sovrapposizione tra passato e presente: lo sguardo incredulo corre dalla veduta dipinta alla veduta reale e ritorno, tra palazzi, chiese e ponti, come tracce immutabili di bellezza.

Ne sono una prova i due dipinti di Canaletto che la Fondazione Querini Stampalia ha da qualche mese aggiunto al suo patrimonio in quanto parte della Collezione Veneziana di Intesa San Paolo – le opere entrarono nelle collezioni della Cassa di Risparmio di Venezia nel novembre del 1972 –, da poco resa in forma museale permanente al terzo piano della Fondazione (Sala IV / Canaletto).


Le due vedute Il Canal Grande verso il bacino di San Marco e la chiesa della Salute e Il Canal Grande all’altezza del canale di Cannaregio con la chiesa di San Geremia, Palazzo Labia e il ponte delle Guglie sono due repliche della serie di quattordici tele dipinte dall’artista negli anni trenta del Settecento per il console inglese Joseph Smith, dodici delle quali furono riprodotte da Antonio Visentini nel Prospectus Magni Canalis Venetiarum, pubblicato nel 1735.
Entrambe provengono dalla raccolta inglese Stopford di Spencer Hall, Malmesbury.

 

1.1.jpg
La prima raffigura l’imbocco del canale di Cannaregio, visto dal Canal Grande, inquadrato a sinistra dalla quinta imponente di Palazzo Labia, e a destra da una serie di edifici tra cui sono riconoscibili Ca’ Querini e Ca’ Emo. Quest’ultima appare prima del restauro della facciata del 1734, particolare che potrebbe far supporre una datazione precoce, se la presenza della statua di san Giovanni Nepomuceno, scolpita da Giovanni Marchiori e collocata nel 1742 sull’angolo della balaustra prospiciente il canale, non costringesse invece a situarla intorno alla metà degli anni quaranta del Settecento. Nello sfondo si intravedono le alte case del Ghetto, mentre in primo piano la scena è dominata dall’acqua del canale percorso da gondole e barche con tipiche figure che nelle opere dell’artista scandiscono sempre la vita veneziana. Una luce cristallina unifica la veduta, rivelando ogni dettaglio delle architetture, delle imbarcazioni coi loro occupanti, delle onde appena increspate.

 

 

 

 

 


2.jpgAnche la seconda veduta ripropone uno scorcio molto amato dai vedutisti: la Basilica della Salute impaginata tra “ombra e luci”, in primo piano a destra, con la chiara indicazione del pavimento antistante, ripristinato nel 1740, termine post quem, quindi per la datazione del dipinto. A sinistra, con un singolare artificio prospettico, appare il fianco della Libreria Sansoviniana, uno scorcio di Palazzo Ducale, la colonna col Leone, le Prigioni e l’intera Riva degli Schiavoni. Protagonista, insieme alla Basilica, è in realtà il Bacino di San Marco, brulicante di barche, gondole e bragozzi, che scivolano leggeri sull’acqua appena mossa da un lievissimo fremito, mentre al di sopra si spalanca un cielo straordinariamente terso e luminoso.

 

«Una Collezione Veneziana»

Fondazione Querini Stampalia - Venezia

www.querinistampalia.org