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Home arrow ARTE arrow Brividi contemporanei. Caroline Bourgeois racconta Luc Tuymans
Brividi contemporanei. Caroline Bourgeois racconta Luc Tuymans
di Mariachiara Marzari   

2017-twenty-seventeen.jpgConsiderato uno degli artisti più influenti nel panorama internazionale, Luc Tuymans – nato a Mortsel nel 1958 (Belgio), attualmente vive ad Anversa – si dedica alla pittura fin dalla metà degli anni ‘80 e lungo tutta la sua carriera contribuirà alla rinascita del medium pittorico nell’arte contemporanea. Le sue opere trattano questioni del passato e della storia recente, ma anche soggetti quotidiani attraverso un repertorio di immagini provenienti dalla sfera personale e pubblica – dalla stampa, dalla televisione o dal web – rappresentate attraverso una luce non familiare, rarefatta, e restituendole in una forma rivolta a suscitare una certa inquietudine per arrivare a ottenere – come l’artista stesso ha dichiarato – una “falsificazione autentica” della realtà.


La mostra La Pelle, che inaugurata a Palazzo Grassi il 24 marzo, è curata da Caroline Bourgeois in collaborazione con lo stesso Luc Tuymans. Incontrare la curatrice è stato fondamentale per penetrare il mondo di Tuymans, che non intende prendere per mano il visitatore, ma gli chiede uno sforzo di riavvicinamento, una riflessione e una fisicità.

 

Il titolo La Pelle connota fortemente l’esposizione. Quale il significato di questa scelta?
Luc Tuymans, che ha recentemente dato prova anche di una raffinata attitudine curatoriale, e che qui riemerge grazie al ruolo di co-curatore dell’esposizione, ha scelto di intitolare la sua prima personale in Italia: La Pelle. L’origine di questa scelta risiede in una delle tante e profonde fascinazioni letterarie che hanno grande parte nella poetica dell’artista, in questo caso il romanzo eponimo dello scrittore italiano Curzio Malaparte (1898–1957), pubblicato nel 1949 e ambientato nella Napoli del 1943, liberata dagli alleati e completamente devastata dalla guerra. In mostra un’opera rivela visivamente queste influenze: Le mépris del 2015, che ritrae un dettaglio di villa Malaparte a Capri, ripreso dall’omonimo film di Jean-Luc Godard (Il disprezzo, 1963). Inoltre, un altro aspetto che interessa molto l’autore è il rapporto ambiguo che Malaparte intratteneva con il fascismo e la memoria del periodo nel Secondo dopoguerra. Il titolo La Pelle, infine, evoca anche la questione dell’identità razziale.

Quale chiave di lettura offrite al pubblico per penetrare il mondo dell’artista?

La mostra compie un tragitto lungo la produzione pittorica di Luc Tuymans dal 1986 a oggi, composto da oltre 80 opere, provenienti dalla Collezione Pinault e da altre collezioni private, ed è arricchita da un intervento site-specific inedito per l’atrio di Palazzo Grassi. Il percorso espositivo non segue un ordine cronologico, ma offre nuovi punti di osservazione sulle questioni che interessano la sua pratica pittorica. Un ampio ventaglio di soggetti, ispirazioni, atmosfere cromatiche danno conto di un’intensa attività che ha contribuito al rinnovamento del linguaggio pittorico nell’arte contemporanea. In particolare, emerge il suo interesse per la banalizzazione dell’immagine nella contemporaneità. Opere storiche e molte nuove produzioni veicolano una tensione sottile, attraverso le immagini degli avvenimenti più gravi del nostro tempo: il Fascismo, la Seconda guerra mondiale, la minaccia nucleare ma anche figure oscure come quella del cannibale giapponese Issei Sagawa.

Il passato e la realtà contemporanea si fondono nelle opere di Tuymans in una dimensione atemporale. Quale ruolo ha il tempo nella visione dell’artista?
La visione di Luc Tuymans si compone di immagini che hanno origini diverse: personali se si tratta delle fotografie scattate con smartphone o polaroid da lui stesso in atelier, per strada o nella propria abitazione, oppure d’archivio quando l’artista recupera da giornali, televisione o internet il suo materiale. Questi frammenti visivi hanno in comune la coesistenza nella realtà collettiva; sono visioni che appartengono a tutti e che possono essere per questo facilmente riconosciute da chiunque.
Il tempo, in quanto determinante di un preciso momento storico, perde la sua consistenza ma le realtà che Luc Tuymans ricostruisce nelle sue opere, restituendole attraverso la pittura in un’atmosfera invece scarsamente famigliare, risiedono nel ricordo, nella sfocatura, nella impressione effimera. Luc Tuymans è cosciente della responsabilità dell’artista nei confronti della storia e del pubblico. È proprio attraverso l’arte che siamo in grado di ricostruire le vicende del passato e la responsabilità dell’artista risiede nella capacità di delineare cosa possiamo comprendere dall’epoca in cui viviamo.

Le tecniche e la sua pittura oltre i soggetti. Quali gli elementi fondamentali della sua maniera pittorica?
Luc Tuymans appartiene a quella generazione di artisti che ha riportato in auge la pittura figurativa nell’arte contemporanea, contribuendo a una vera e propria rinascita di questa pratica negli anni Novanta. Dalla metà degli anni Ottanta, l’artista vi si dedica quasi esclusivamente, esplorando una poetica che predilige la figurazione, atmosfere pittoriche silenziose, tonali, stranianti e rifiuta la narrazione. L’opera di Luc Tuymans ha origine da immagini preesistenti, assorbendo le iconografiche che ci circondano in quella che lui stesso definisce una “falsificazione autentica”. La tecnica ricerca come un brivido gelido sulla superficie, un’aria non famigliare, nel tentativo di azzerare il potere comunicativo del soggetto e invitare lo spettatore a porsi domande di fronte al dipinto, a decodificarlo e riconsiderare la propria capacità di comprendere il mondo che ci circonda.
Il processo pittorico, dall’ideazione dell’opera sino alla sua esecuzione, si consuma nella durata di un solo giorno, sempre. Tutto è deciso a priori in funzione del soggetto, l’opera esiste già nell’idea dell’artista. Il percorso espositivo lascia intravvedere questi aspetti e mostra allo stesso tempo come le opere più datate siano più rigide, rispetto a quelle recenti dalle quali emerge maggior libertà.

L’artista e il curatore, come questi due ruoli convivono nell’idea dell’arte di Tuymans?
luc-tuymans-palazzo-grassi-venezia-4.jpgLuc Tuymans si è occupato quest’anno della concezione di un progetto espositivo incentrato sul concetto di barocco presentato ad Anversa al Museum of Modern Art Antwerp e, successivamente, a Milano alla Fondazione Prada. Qui, l’artista ha lavorato affrontando la pratica curatoriale per dare vita a un progetto di rilettura, attraverso una narrazione espositiva avvenuta come una sorta di riappropriazione di sensibilità.
Per la mostra a Palazzo Grassi è stato chiamato, in concerto con me, ad appropriarsi dell’intero Palazzo, scrivendo e tessendo nuovi orditi, a partire dal suo stesso lavoro. Insieme, abbiamo scelto di lavorare a un’opera inedita per l’atrio di Palazzo Grassi e di esporre solo quadri e questo è stato il punto di partenza di un processo creativo durato due anni. Luc Tuymans si è misurato nel corso della sua esperienza artistica con numerosi mezzi espressivi, dalla fotografia alla scrittura, sino alla pittura, e come altri grandi artisti della sua generazione ha sperimentato anche la curatela, cogliendo con audacia la sfida di ripensare la propria produzione in dialogo con un ipotetico visitatore. Lavorare con lui è stato straordinario ed estremamente fluido, essendo appunto anch’egli curatore. Non è la prima volta che un artista viene chiamato a curare un’esposizione a Palazzo Grassi o a Punta della Dogana, sia per quanto riguarda la presentazione del proprio lavoro, sia nella proposta di un proprio punto di vista sulla Collezione Pinault. Penso ai vari progetti Carte Blanche con Rudolf Stingel, Urs Fisher, Martial Raysse, Damien Hirst, Albert Oehlen per esempio, ed esposizioni come Slip of the Tongue, curata insieme a Danh Vō.

«Luc Tuymans. La Pelle»


24 marzo-6 gennaio 2020

Palazzo Grassi, San Samuele 3231 - Venezia


www.palazzograssi.it