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Boccate di ossigeno. Manuel Agnelli, allergico alle etichette
di Marisa Santin   

agnelli_3.jpgLa musica degli Afterhours non è cosa per tutti. È questione di gusti? Sicuramente. Ci vuole un orecchio un po’ addestrato? Anche. Bisogna essere disposti a lasciare che la musica ti porti anche giù – o meglio – dentro? Soprattutto. Ma Manuel Agnelli non è solo il frontman degli Afterhours. Negli ultimi anni, in particolare, si è speso in altre direzioni e si è lasciato in qualche modo avvicinare, anche a rischio di deludere quella fetta di fan che lo avrebbe voluto per sempre ingabbiato nello stereotipo del rocker nudo e puro, scontroso, snob e incurante del resto del mondo musicale pop e mainstream. Lui invece dà proprio l’impressione di odiare qualsiasi tipo di etichetta, e quella di musicista di nicchia ad un certo punto deve essergli sembrata un po’ stretta. Se n’è infischiato, insomma, delle aspettative e si è buttato nella mischia. A cominciare da Sanremo 2009, una partecipazione che rappresentò – al di là della canzone Il paese è reale, che comunque vinse il Premio della Critica – un atto di ribellione in sé.

 

Partecipare a Sanremo è una provocazione? Ora probabilmente non più, ma allora nessuno si sarebbe aspettato che gli Afterhours si mischiassero con i Toto Cutugno e i Povia nel programma più nazionalpopolare della Tv, e gli inflessibili dell’indie infatti non glielo perdonarono. Ma quanto può essere divertente, oltre che artisticamente rivitalizzante, scombinare continuamente le carte? Pochi anni dopo Agnelli entra nel programma di punta Sky in qualità di giudice di X-Factor, altra inversione di marcia per il leader di una delle band simbolo del rock alternativo italiano.

 

manuel-agnelli-2019.jpgTre edizioni in cui il cantante di cose come Lasciami leccare l’adrenalina è riuscito a non farsi fagocitare dai meccanismi televisivi, rimanendo distaccato e pure elegante, giustamente antipatico ma anche curiosamente tenero con i suoi prescelti. Ma la cosa migliore in Tv l’ha regalata alla Rai con Ossigeno, un programma passato ingiustamente – ma era anche prevedibile – nelle retrovie, in cui Agnelli si è confrontato con gli ospiti (Ben Harper e Joan as Police Woman fra gli altri), mettendo ‘a disposizione’ la sua band, la sua musica e racconti di vita personale. Una boccata di ossigeno, come l’ha definito egli stesso, usando il titolo evocativo di una delle canzoni più emblematiche degli Afterhours, di cui ora la RAI ha deciso di riproporre una seconda stagione proprio a partire da aprile. Così come evocativo è anche Germi, che, a 25 anni dall’uscita dell’album omonimo, il primo in italiano degli Afterhours, ora dà il nome al nuovo locale messo in piedi in zona Navigli a Milano da Agnelli e amici (Rodrigo D’Erasmo, Gianluca Segale e Francesca Risi).

 

Un “luogo di contaminazione dove creare nuove forme espressive; dove leggere, parlare, ascoltare, suonare, imparare”: musica, fumetto, workshop, un po’ live club e un po’ libreria tematica, con una selezione di libri che spazia da storie e biografie di musicisti e band alla letteratura indipendente e underground. E poi la musica, si torna sempre lì. E chi continua a trovare quella degli Afterhours di difficile digestione, può sempre provare ad affrontarla nelle sonorità più intime e acustiche dello spettacolo che Agnelli sta portando in tour accompagnato sul palco da Rodrigo D'Erasmo, violinista, polistrumentista e arrangiatore del gruppo dal 2008. In scaletta canzoni del repertorio trentennale della band in versione inedita e cover di brani significativi del percorso personale e musicale di Agnelli.

An evening with Manuel Agnelli
3 aprile Teatro Toniolo-Mestre
www.dalvivoeventi.it