VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow ART arrow INTERVISTA | Poesia e rivoluzione. Jean Arp alla Fondazione Guggenheim
INTERVISTA | Poesia e rivoluzione. Jean Arp alla Fondazione Guggenheim
Written by Redazioneweb   
15_portrait_of_arp.jpg«La prima cosa che comprai per la mia collezione fu un bronzo di Jean Arp [Testa e conchiglia/ Tête et coquille, 1933]. Arp mi portò alla fonderia dove era stato fuso e me ne innamorai tanto che chiesi di poterlo tenere tra le mani: nello stesso istante in cui lo sentii volli esserne la proprietaria» (Peggy Guggenheim, Una vita per l’arte, 1998). Dopo questa prima opera, Peggy Guggenheim continuò ad aggiungere alla sua collezione sculture, collage, rilievi e opere su carta dell’artista, esponendole in diverse mostre: prima nella galleria londinese Guggenheim Jeune nel 1938, poi nella galleria-museo Art of This Century a New York, in una personale del 1944. Il legame tra Arp e la collezionista fu sempre molto forte e proseguì anche quando Peggy si trasferì a Venezia, dove nel 1954 l’artista venne insignito del Gran Premio per la scultura alla XXVII Biennale di Venezia e dove per molti anni tornerà ospite della sua mecenate-amica a Palazzo Venier dei Leoni. Jean (Hans) Arp (1886–1966) occupa, dunque, un posto di particolare rilievo nella Collezione Peggy Guggenheim, per questo motivo è particolarmente attesa la mostra La natura di Arp, che apre il 13 aprile nella Casa-Museo di Peggy, organizzata da The Nasher Sculpture Center di Dallas. La curatrice, Catherine Craft, ha selezionato oltre 70 opere tra sculture in gesso, legno, bronzo e pietra, rilievi in legno dipinto, collage, disegni, tessuti e libri illustrati, provenienti da importanti musei statunitensi ed europei, fondazioni e collezioni private. Una lettura suggestiva della produzione artistica del Maestro, che Catherine Craft ci racconta in anteprima.

 

Come questa nuova mostra racconta l’arte di Jean Arp?
La natura di Arp riflette, in parte, il ruolo particolare svolto dalla natura nell’opera dell’artista. Dopo la violenza della Prima Guerra mondiale, Arp non ritiene più sostenibile continuare a creare arte in modo tradizionale e si rivolge quindi alla natura per sviluppare strategie che riflettono i processi della natura stessa, dalla crescita alla gravità, dal decadimento al caso. La mostra presenta alcuni esempi di questi principi applicati alla sua arte e inoltre riflette sulla “natura” dello stesso Arp. Nato a Strasburgo, si sente legato sia alla Francia che alla Germania. Tra i fondatori del movimento Dada, in quanto tale rifiuta nazionalismo e militarismo, prediligendo per tutto il corso della sua vita un approccio internazionale e transculturale. Sviluppa collaborazioni con altri artisti e lavora con diversi materiali e formati: disegno, stampa, libri, tessili, collage, rilievo, scultura. In mostra sono esposti esempi di ciascuna di queste diverse declinazioni della sua arte.

Jean Arp e Peggy Guggenheim. La prima opera mai acquistata dalla collezionista americana fu una sua scultura, Testa e conchiglia (Tête et coquille) del 1933. Quali le affinità elettive tra l’artista e la collezionista?

Quando Peggy Guggenheim incontra Arp trova in lui e nel suo lavoro una devozione all’arte moderna nel senso più ampio possibile. Anche se associato ai surrealisti, Arp partecipa a mostre con artisti astratti, come Abstraction-Création, e lo fa in un tempo in cui questi due gruppi si guardano con sospetto. Il percorso di Peggy Guggenheim è stato simile: le piacevano artisti di gruppi anche rivali e la sua priorità era sempre la qualità e la creatività, non l’ideologia, nello scegliere quali artisti mettere in mostra o collezionare. Sono molto contenta che avremo in mostra, nelle Project  Rooms del museo, anche una selezione di opere della collezione di artisti che sono in qualche modo affini ad Arp.

Tra astrazione e rappresentazione. Come si caratterizza il percorso artistico di Arp?

Come tanti artisti contemporanei, Arp rifiutava i metodi tradizionali del fare arte, soprattutto quel tipo di arte che imitava l’aspetto naturale delle cose. Era considerato un pioniere dell’astrattismo grazie alla sua produzione del periodo Dada, durante e subito dopo la Prima Guerra mondiale. Tuttavia nella sua arte Arp non abbandonò totalmente i riferimenti al mondo reale. Creò, invece, forme che sembravano rifarsi a oggetti riconoscibili (a volte più di uno allo stesso tempo) pur lasciando la definizione finale aperta a interpretazioni. Penso che Arp sia arrivato a comprendere e vivere la natura come dimensione speculare di ciò che lui cercava di fare con l’arte: la natura non rappresenta né astrae, semplicemente è. Per questo motivo ha sempre voluto definire la sua arte “concreta” più che astratta.
7_daphne_plaster.jpg
La fisicità delle sue sculture. In quale direzione si sviluppa la ricerca di Arp sulla materia?
La Collezione Peggy Guggenheim possiede sculture di Arp in diversi materiali – marmo, ottone, cartapesta e legno nel caso dei rilievi – ma quando l’artista lavorava a tutto tondo cominciava di solito da un modello in gesso, per poi eseguire il lavoro finale con materiali più duraturi, come pietra o bronzo. Il gesso aveva il vantaggio di essere relativamente economico, facilmente reperibile e molto versatile: si può lavorare per addizione, quindi unire componenti separati, ma anche per sottrazione, quindi con ampie possibilità di separare o tagliare le forme. Poteva facilmente modificare una scultura man mano che vi lavorava e limare e levigare la superficie per renderla tenue e delicata, due tratti che solitamente associamo alle sue sculture.

Gesto, movimento, luce e colore. Da dove deriva la teatralità che il maestro dona alle sue opere?
Non penso che Arp sia esattamente un artista “teatrale”, ma credo che nei suoi lavori si trovi spesso un senso di sorpresa o di suspense. Se guardiamo i rilievi in legno possono sembrare bidimensionali a prima vista, come dipinti, ma se li guardiamo da una certa angolazione, che sia di lato o dall’alto, ne emerge con forza la loro fisicità. Allo stesso modo nelle sue sculture a tutto tondo leviga le superfici fino a renderle così lisce e tenui che le forme si fondono l’una nell’altra senza interruzioni. Nelle sue sculture di periodi più maturi a volte interrompeva questa continuità con delle incisioni, creando una frattura inattesa. Se vogliamo considerare questi effetti “teatrali” dobbiamo anche considerare che ci vuole un osservatore che li apprezzi, qualcuno che si sposti attorno alla statua e ne apprezzi le varie dimensioni.

Quali le ispirazioni e quali i riferimenti?

Per quanto riguarda ispirazioni e riferimenti, la natura è sempre stata un importante riferimento per Arp, ma in termini molto generali, non specifici. Tra i vari artisti, considererei Auguste Rodin, che il giovane Arp visitò e il cui uso del gesso assomiglia molto a quanto avrebbe fatto poi Arp stesso. Poi certo gli arabesques e le pose fluide delle sculture di Matisse, anche queste viste da Arp in giovane età, sembrano aver avuto un certo impatto nel suo percorso artistico. Alcune sue sculture ricordano poi Brancusi, il quale ritengo abbia avuto anch’egli un notevole influsso nella sua crescita. La differenza più importante è però che in Brancusi notiamo un movimento verso l’essenza di ogni singola idea, mentre Arp era più interessato a creare un’esperienza di molteplicità in un unico ente.

 

«La natura di Arp»
13 aprile-2 settembre 2019

Collezione Peggy Guggenheim - Venezia
www.guggenheim-venice.it