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INTERVISTA | Il cielo oltre Berlino. Incontro con Viktor Elbling, Ambasciatore tedesco in Italia
di Fabio Marzari   
martedì 09 aprile 2019
elblingquirinale.jpgQuando Petra Schaefer del Centro Tedesco di Studi Veneziani ci ha parlato della presenza a Venezia per una serie di incontri dell’Ambasciatore tedesco in Italia, S.E. Viktor Elbling, è scattata subito la voglia di poterlo intervistare. Troppo ghiotta l’occasione di poter ascoltare dalla viva voce del rappresentante del Governo tedesco in Italia le sue considerazioni sull’Europa e sulla funzione fondamentale dei processi culturali come veicolo di dialogo e crescita dei popoli. Quindi abbiamo fissato un appuntamento al Caffè Florian per dare un senso anche storico alla funzione sociale del Caffè come luogo di incontro e di sapere e l’Ambasciatore Elbling non si è sottratto al dialogo, con il suo italiano perfetto, essendo di madre italiana, e dimostrando un saldo legame con il nostro Paese. Un uomo colto, estremamente gentile e lontano anni luce da quegli stereotipi che hanno sempre pervaso la nostra idea di Germania, totalmente sbagliata e anti-storica, dalla fine della Seconda Guerra mondiale in poi. Il Continente Europa senza muri e barriere è il nostro unico e possibile destino comune, e siamo onorati di poterne parlare direttamente con i protagonisti stessi, che accettano di raccontare la loro idea di Europa. Al nostro tempo gli ambasciatori sono divenuti dei marketing manager di altissimo rango, a loro spetta il compito di poter lavorare al meglio per promuovere gli scambi tra i differenti Paesi e operare assiduamente nel campo della cultura. Anche per le feluche è scattata l’ora del pragmatismo!

 

L’importanza dell’Europa. Come la nazione più importante, la Germania, può essere promotrice di una nuova idea di Unione, per vincere le diffidenze e superare la deriva dei nazionalismi? Cosa si è rotto nell’idea stessa di Europa?
Prima di tutto è necessario precisare come la Germania non si consideri “la nazione più importante d’Europa”, ma piuttosto componente di un sistema basato sulla parità e sull’uguaglianza, concetti estesi al più ampio raggio di significati possibile. Ovviamente, come per gli altri Paesi fondatori dell’Unione, ci consideriamo intimamente europeisti e convinti che non possa esistere futuro senza un’Europa consapevole dell’importanza fondamentale della cooperazione e della collaborazione tra diverse realtà nazionali. Ad animare le nostre azioni in quanto Unione deve essere una coesione portata avanti a tutti i livelli del dibattito politico e sociale, in modo che ogni Paese possa mettere sulla bilancia i propri punti di forza, peculiarità che non devono diventare pretesti per dividere, ma presupposti per unire ancora di più rispetto a quanto avvenuto in passato.
In questo preciso momento storico è di fondamentale importanza rendere l’Europa più solida e il suo concetto ancora più forte e sentito tra i cittadini, anche e soprattutto attraverso le Istituzioni più vicine alla popolazione. Oggi davanti a me non vedo un’Europa debole, ma ovviamente tutto è migliorabile e questa mia convinzione è ribadita dalla voglia che percepisco di migliorare i propri punti deboli e le proprie criticità attraverso un lavoro d’insieme, basato sul confronto e sul dialogo fitto e continuo.

Da dove nasce secondo lei questa ‘diffidenza’ da parte di molti verso la Germania? Dal punto di vista economico il contesto tedesco è di sicuro il più forte e il Paese si è dimostrato capace di lavorare su sé stesso anche dal punto di vista sociale, con grande efficacia e lucidità autocritica.

Credo che i problemi e le incomprensioni nascano fondamentalmente da questioni relative alla percezione e alla scarsa conoscenza. La cosa ovviamente vale anche per la Germania nei confronti di altri Paesi; non esiste alcun tipo di vittimismo in questo senso.
Il concetto secondo me è molto semplice: non essendo in grado di capire veramente tutte le diverse lingue, anche la comprensione stessa dei diversi dibattiti in ambito nazionale e internazionale risulta difficile, a volte quasi impossibile. Si tratta come detto di un problema che non riguarda un singolo Paese, ma che è di sicuro transnazionale e che influenza in maniera significativa tutte le informazioni che riceviamo dagli altri centri europei con cui ogni giorno dobbiamo e vogliamo interfacciarci.
A queste mancanze si deve rispondere con una maggiore conoscenza, da portare avanti attraverso scambi culturali davvero capaci di arricchire reciprocamente le realtà che si mettono a confronto. Solo attraverso la cooperazione è possibile approfondire la conoscenza tra Paesi ed eliminare diffidenze e incomprensioni, con annessi stereotipi.

Come descriverebbe la Germania del 2019? E cosa racconterebbe dell’Italia ai suoi concittadini?

Da convinti europeisti, siamo consapevoli che il rapporto tra Italia e Germania sia assolutamente basilare per guardare al presente e soprattutto al futuro dell’Unione Europea, in quanto Paesi fondatori e soprattutto come realtà nazionali che, a dispetto di quello che si può pensare, si trovano oggi ad affrontare sfide per certi versi molto simili. E aggiungo: Senza il triangolo Italia-Germania-Francia non possiamo portare avanti le cose in Europa.
La Germania di oggi non è poi tanto diversa dall’Italia di oggi: il cambiamento climatico, la lotta al terrorismo internazionale, la gestione dei flussi migratori e la necessità di aggiornare le proprie infrastrutture sono sfide comuni sulle quali Italia e Germania camminano in parallelo, ovviamente regolando la propria andatura in base alle proprie peculiarità, anche nell’ambito della digitalizzazione e della modernizzazione e verso quella che mi piace definire una “globalizzazione positiva”.
È attorno a questi temi che dobbiamo concentrare i nostri sforzi se vogliamo che i nostri Paesi e i nostri concittadini riescano ad affrontare al meglio quello che ci riserverà il futuro. Ai tedeschi e agli italiani mi sento di dire: in un bilancio del nostro rapporto le affinità superano di gran lunga le differenze; abbiamo molto da dirci e il nostro compito deve essere quello di affinare al meglio la comunicazione, perché possa dare frutti concreti e risultati tangibili.

La centralità della cultura. Quali le iniziative intraprese dalla rappresentanza tedesca in Italia, per favorire la conoscenza e la circolazione dei messaggi artistici?

Fortunatamente possiamo fare affidamento su una fittissima rete di istituzioni tedesche, ma che ormai potremmo definire ‘italo-tedesche’ vista la durata della loro presenza in Italia, oggi più che mai radicata nel territorio.
Penso all’Istituto Archeologico Germanico, presente a Roma dal lontano 1829 e a tutt’oggi il più antico istituto tedesco presente all’estero; qui a Venezia abbiamo l’Associazione Culturale Italo-Tedesca a Palazzo Albrizzi-Capello e il Centro Tedesco di Studi Veneziani di Palazzo Barbarigo della Terrazza, centri di fondamentale importanza per mantenere il rapporto con i cittadini e sviluppare studi di approfondimento, luoghi in cui organizzare momenti di eccellente aggregazione a cui teniamo molto.
Tutti questi istituti portano avanti un lavoro molto importante dal punto di vista culturale e sociale: sono convinto che uno degli aspetti sui quali si debba maggiormente lavorare sia l’avvicinamento delle istituzioni ai cittadini, non solo a livello politico, ma anche sociale.
La pratica dello ‘scambio’ dovrebbe vivere di nuovi impulsi anche e soprattutto a livello scolastico, universitario e, di riflesso, anche artistico. La nostra ambasciata ha molto a cuore questo aspetto. Il 21 marzo in Aula Baratto a Ca’ Foscari, assieme al rettore Bugliesi, si è tenuto un incontro con i cittadini, ospite della rassegna Conversazioni sull’Europa organizzata dall’Ateneo. Ecco, credo che sia proprio il dialogo a vivere una crisi in questo momento: un dialogo che può e dovrebbe essere anche acceso a volte, non per forza fondato sull’identità di vedute, ma anzi arricchito dal confronto tra punti di vista differenti, tutti legittimi purché argomentati e rapportati con altri.

Come è cambiato il ruolo dell’ambasciatore, oggi?
Si tratta di un lavoro che oggi rispetto al passato coincide meno con la ‘semplice’ rappresentanza, componente che rimane comunque basilare nella nostra funzione, ma che si concentra invece sull’avvicinamento tra i cittadini dei Paesi che rappresentiamo e quelli del Paese che ci ospita, Germania e Italia nel mio caso.
Questo obbiettivo si può raggiungere attraverso diverse attività, a cui deve ovviamente fare da sfondo e presupposto il dialogo tra governi. La componente politica del nostro ruolo è del tutto irrinunciabile, ma altrettanto importante per noi è far capire ai cittadini quanto loro siano al centro della nostra attenzione, destinatari di tutti i nostri sforzi.
Se questo si può ottenere anche attraverso l’arte e la cultura, allora possiamo definire meglio quello che dovrebbe essere il ruolo di una moderna ambasciata.
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Venezia rappresenta il luogo ideale per l'incontro di differenti flussi di idee. La presenza tedesca, storicamente rilevante in città, come si concretizza nel presente? In vista dell’imminente Biennale Arte, nella cui passata edizione il Padiglione tedesco vinse il Leone d’Oro, cosa dobbiamo attenderci dai lavori dell'artista Natascha Sadr Haghighian protagonista della partecipazione nazionale tedesca?
Il tema della diversità, in tutte le sue possibili sfaccettature, è ormai da tempo parte integrante del contesto culturale tedesco, essendo la Germania da decenni un Paese di immigrazione. Sia nell’arte che nella politica capita sempre più spesso che i protagonisti abbiano alle proprie spalle un percorso emblematico in questo senso, tedeschi di seconda o terza generazione con radici che appartengono a Paesi diversi rispetto alla Germania.
L’artista che quest’anno si occuperà del Padiglione tedesco, curato da Franciska Zólyom, è un esempio vivente di questo fenomeno: Natascha Sadr Haghighian, dedica la propria attenzione al tema dell’identità e dei dati che al giorno d’oggi la compongono, o alla loro assenza, rendendoli protagonisti di installazioni e opere. Anche noi vogliamo fare in modo che l’arte possa farsi veicolo di domande e risposte che sappiano generare nuova luce di senso.