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Felici e scontenti. Massimo Volume, fascino discreto
di Redazioneweb2   

massimovolume_1_c_simone_cargnoni-2.jpgMentre fuori, nel panorama musicale italiano, tutto cambia e scorre, i Massimo Volume rimangono solidamente loro stessi. Lontano da mode, a quasi trent'anni dall'esordio, sono una delle cult band dei nostri giorni. Lo scorso primo febbraio è uscito Il nuotatore, a 6 anni da Aspettando i barbari: in copertina una spiaggia affollata (composta da tante solitudini), dentro brani pieni di storie e personaggi mentre tornano all’essenza della loro storia musicale, in trio, chitarra/basso/batteria. Al centro ci sono come sempre le liriche di Emidio Clementi, con la sua prosa fortemente letteraria, integrate nella complessità strumentale di Egle Sommacal e Vittoria Burattini. Una compattezza sonora minimale al servizio del racconto di storie e suggestioni, di scena al Toniolo l’11 aprile prossimo.

 

Emidio Clementi ha parlato de Il nuotatore come di una trasposizione in musica del testo letterario di Cheever, e in fondo perché la musica non dovrebbe trasporre la letteratura come già fa il cinema? Il protagonista di Cheever si trova invischiato in uno di quei noiosi party in piscina dove tutti sono impegnati a bere e fare piatte conversazioni, così decide di tornare a casa a nuoto attraversando un panorama stereotipato urbano-americano dove domina il gusto dell’identico in cui si inseguono case con piscina l’una di fianco all’altra.

 

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Nella canzone dei Massimo Volume il personaggio di Cheever è estirpato dall’America per creare una sensazione di immersione in un panorama parallelo italiano: Clementi fa proprio il racconto, lo ridipinge con la forza evocativa delle parole e di quello stile che abbiamo imparato ad amare. Del resto è sin dall’America disgraziata e furiosa del poeta diseredato Emanuel Carnevali (protagonista de Il primo dio) che Clementi trova ispirazione nella letteratura d’oltre Oceano, e John Cheever in qualità di scrittore americano devoto all’alcol e alle parole, non poteva mancare.

 

«Il titolo del disco - spiega la batterista Vittoria Burattini - è anche il titolo di una traccia contenuta nell'album, ed è anche il titolo di un racconto di John Cheever, forse il suo più famoso. Il testo di Emidio riprende il tema del racconto di Cheever, aggiungendone una sua ulteriore lettura, un po’ come un omaggio. La copertina è invece una foto di Luciano Leonotti. Ci piaceva la foto perché in questa spiaggia affollata, solo lambita da un piccolo pezzo di mare in alto a destra, ci abbiamo trovato una umanità varia che poi il grafico Marcello Petruzzi ha sapientemente scomposto in tante solitudini, un po’ come le singole storie dei protagonisti del disco».

Massimo Volume
11 aprile Teatro Toniolo-Mestre
www.venetojazz.com