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Genio e malessere. Ritratto di Alexander McQueen
di Marzio Fabi   

coverlg_home.jpgIl Teatrino di Palazzo Grassi è un crocevia di flussi artistici in grado di offrire una lettura del nostro tempo con lo sguardo sempre proiettato in avanti. Un appuntamento imperdibile e non solo per i fashion addicted, il 23 maggio alle ore 17 con la proiezione del documentario inglese: Alexander McQueen – Il genio della moda con la regia di Ian Bonhôte e Peter Ettedgui, realizzato nel 2018. Maria Luisa Frisa e Gabriele Monti, docenti IUAV e autorevolissimi studiosi del costume e della moda, introducono il lavoro cinematografico offrendo il loro contributo per la comprensione del lavoro di Alexander McQueen, un genio vero della moda del nostro tempo. In centoundici minuti si susseguono emozioni attraverso rari filmati di repertorio, home movies, dietro le quinte inediti, interviste commoventi con i familiari e gli amici più intimi per catapultare lo spettatore nella sua vita, nei suoi incubi, nelle sue creazioni visionarie, gotiche, preziosissime, nelle sue sfilate teatrali, rivoluzionarie, scioccanti, provocatorie, ed anche drammatiche e uniche, entrate di diritto nella leggenda oltre che nella storia della moda. Un’esistenza breve ed una carriera folgorante per il sesto figlio di un tassista del quartiere popolare di East London, nato a Londra il 17 marzo 1969.

 

Alexander McQueen abbandona gli studi da ragazzo e inizia la gavetta nell’atelier di Anderson & Sheppard di Savile Row, dove impara i segreti dell’alta sartoria maschile e poi nel laboratorio teatrale di Algels & Bermans.

 

La moda scorre nelle sue vene: a 20 anni lavora con lo stilista giapponese Kojui Tatsuno, a 21 entra nell’ufficio stile milanese di Romeo Gigli. Nel 1992 torna a Londra per un master al Central Saint Martins College of Art and Design: alla presentazione della sua collezione assiste l’icona del fashion system Isabella Blow, futura musa e migliore amica, che ne acquistò ogni singolo capo per 5000 sterline. E ne decretò il successo. Racconta uno dei due registi Ian Bonhôte: «Aveva 27 anni quando divenne direttore creativo di Givenchy, subentrando a John Galliano. Uno come lui, che veniva da una famiglia della working class, che era noto per le sue creazioni pazze, iconoclastiche, era stato scelto da una delle più prestigiose maison parigine...».

 

bez_nazvanija2-768x1024.jpg«Non lo abbiamo mai incontrato. E credo che sia un bene non conoscere personalmente il protagonista della tua storia: ti permette di mantenere una distanza, di rimanere oggettivo», dice l’altro regista, Peter Ettedgui, «ma, alla fine, penso di poter dire che entrambi ci siamo innamorati di lui, un personaggio complesso, di certo non facile». E un mistero: «Lee (Il suo nome completo era Lee Alexander McQueen, ndr) lasciò la scuola quando aveva 15 anni. Nel 1989 prese un volo per l’Italia, senza conoscere la lingua, senza soldi: era deciso a lavorare con Romeo Gigli e ci riuscì. Sapeva esattamente come trovare ciò di cui aveva bisogno. Da dove arrivavano la sua determinazione e il suo intuito? È un mistero. E lo rimarrà per sempre». McQueen ha sconvolto i canoni dell’haute couture, ma non smette di creare con il suo brand.

 

Abile nell’annullare il confine tra il possibile e l’impossibile, McQueen era maestro nello sfidare le regole del fashion e nel mettere in scena show straordinari, i più attesi di ogni stagione. Nel quartier generale londinese collabora con gli amici più cari, come Isabella Blow e il cappellaio matto Philip Treacy e questo è il periodo più felice della sua carriera, fatto di collezioni indimenticabili e, anche, di liaison straordinarie con il mondo della musica. Per David Bowie disegna i costumi dei tour del 1996 e 1997, oltre al famoso cappotto Union Jack, con la bandiera inglese stracciata e ricucita, per Björk realizza il look sulla cover dell’album Homogenic e progetta i gioielli fetish per il video di Pagan Poetry. Lady Gaga indossa le scarpe Armadillo della sua ultima collezione nel video di Bad romance. Il 7 maggio 2007 Isabella Blow si avvelena a causa della depressione che la accomuna a McQueen. Altro duro colpo, il 2 febbraio 2010: muore la madre a cui era legatissimo. Pochi giorni dopo, l’11 febbraio, Alexander McQueen si suicida lasciando un vuoto pesante in un mondo che aveva riempito con i suoi incubi vestiti di sogni.

 

Alexander McQueen – Il genio della moda
23 maggio Teatrino di Palazzo Grassi
www.palazzograssi.it