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La galassia degli artisti. M9 presenta "Tattoo. Storie sulla pelle"
di Mariachiara Marzari   

ImageLa stagione calda della Biennale continua a sorprendere, la città sembra avere più artisti che abitanti: sedi istituzionali, palazzi privati, ma anche muri (solo Banksy poteva avanzare questa pretesa e impossessarsi di pareti della città), persino campi con la ricomparsa dei madonnari, pullulano di opere e di immagini.

 

Per giorni ci siamo chiesti tutti se il vicino in vaporetto, per strada o al bar potesse essere Banksy… di sicuro abbiamo incrociato più di un artista. Il contagio di questa frenesia contemporanea non ha limiti e l’arte fiorisce anche sulla pelle: braccia, gambe, schiena, collo e ora anche viso, sono le nuove frontiere dell’arte. Come un sismografo che coglie i fenomeni della storia contemporanea, M9 – Museo del ’900 presenta Tattoo. Storie sulla pelle, dal 5 luglio allo spazio eventi terzo piano, mostra curata da Luca Beatrice e Alessandra Castellani, non a caso provenienti dall’arte, con Luisa Gnecchi Ruscone e Jurate Piacenti, organizzata in collaborazione con la Fondazione Torino Musei e il MAO – Museo d’Arte Orientale.

 

La dimensione planetaria e creativa del tatuaggio viene indagata dal punto di vista antropologico, storico, artistico e sociale. Il tatuaggio è infatti una pratica che accompagna l’umanità dalla notte dei tempi tanto che troviamo esempi in corpi mummificati in Europa, Asia e Africa.

 

È una modalità di espressione che non è mai stata abbandonata, seppur i significati che ha assunto nel corso dei secoli sono mutati: l’intenso gioco di contaminazioni e scambi tra le diverse culture, tra Oriente e Occidente, che ha sempre caratterizzato la storia del tatuaggio prosegue oggi in maniera sempre più forte in un mondo oramai globalizzato, in cui gli scambi culturali e commerciali sono intensi e continui. È sempre stato un fenomeno legato a forme di marginalità sociali – secondo la Genesi, il primo tatuato nella storia è Caino –, ma al tempo stesso è una forma d’arte e un grande fenomeno di massa.

 

La mostra è un viaggio millenario in cui il tatuaggio diventa subito un simbolo, una pratica descritta da viaggiatori ed esploratori – la parola “tattoo” ha origine polinesiana –, legato agli sconfitti (sia schiavi che fuori legge), ma anche elemento per identificare presunti poteri taumaturgici e curativi, o ancora manifestazione della condizione “selvaggia”, secondo l’antropologo Cesare Lombroso. Un lungo percorso che arriva al Novecento, quando il tatuaggio nella seconda metà del secolo raggiunge una notevole popolarità e comincia a essere praticato e interpretato prima come forma simbolica di ribellione, infine come segno diffuso soprattutto tra i giovani, tanto da diventare un vero e proprio fenomeno di massa, che si trasforma in moda intrecciando forme di ricerca sulla rappresentazione di sé. Si giunge infine ai tatuatori contemporanei e ai loro lavori noti per il ruolo cruciale nella scena contemporanea e nella diffusione della cultura del tatuaggio: da Tin-Tin, a Filip Leu e a Horiyoshi III.

 

Il percorso offre anche numerose opere di artisti contemporanei internazionali: il fiammingo Wim Delvoye, che ha tatuato grossi maiali non destinati all’alimentazione, lo spagnolo Santiago Sierra, che ne fa un uso fortemente politico, il messicano Dr. Lakra, che si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art, l’austriaca Valie Export e la svedese Mary Coble con temi legati al femminismo, l’italiano Fabio Viale con le sculture in marmo di ispirazione classica ma vistosamente tatuate. Sono esposte anche fotografie di Catherine Opie, Tobias Zielony, Sergei Vasiliev e tra gli italiani, Plinio Martelli, Oliviero Toscani. Il tatuaggio ha rotto gli schemi nei quali era stato letto e interpretato per lungo tempo e oggi riesce a parlare a tutti, senza distinzioni, trasformando gli artisti in tatuatori e i tatuatori in artisti.

 

«Tattoo. Storie sulla pelle»
5 luglio-17 novembre 2019

M9 – Museo del ’900 (terzo piano)-Mestre
www.m9museum.it