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Servo di nessuno. La stagione estiva del Teatro Goldoni nel segno di Arlecchino
di Chiara Sciascia   

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Sulla scia del successo di Arlecchino Furioso, lo spettacolo che la scorsa estate ha coinvolto oltre cinquemila spettatori da tutto il mondo, la stagione Estiva del Teatro Goldoni torna quest’anno con un progetto inedito, sempre prodotto dallo Stabile del Veneto e pensato per il pubblico internazionale con sovratitoli in inglese e francese. Per quattro mesi, fino al 18 ottobre, e sessantotto recite complessive, Le disavventure di Arlecchino portano in scena due canovacci goldoniani, tradotti e adattati per la scena per la prima volta in italiano dal regista Marco Zoppello: Arlecchino e l’anello magico e Il figlio di Arlecchino perduto e ritrovato. Sul palcoscenico nel ruolo di Arlecchino, Stefano Rota che, dopo 30 anni dal debutto con La Pazzia di Isabella, torna a dare vita alla maschera più famosa del mondo. Ad accompagnarlo nel progetto, dodici giovani attori professionisti della Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto, nata dal progetto TeSeO – Teatro Scuola e Occupazione con il sostegno della Regione Veneto. Marco Zoppello ci racconta questa nuova avventura con un Arlecchino anomalo, non più “gatto” ma “cane”, non più servo ma formaggiaio, non più vittima dei padroni ma artefice, suo malgrado, del proprio destino.

 

Dopo il successo dell’Arlecchino furioso, la ritroviamo alla regia di due nuovi spettacoli per la stagione Estiva del Teatro Goldoni. Come è nata questo nuovo progetto?

L’ispirazione è arrivata attraverso la pubblicazione, da parte della casa editrice Marsilio, di un volume curato da Andrea Fabiano dal titolo: Scenari per la Comédie-Italienne. Il volume raccoglie il lavoro di Carlo Goldoni con i comici italiani dell’omonimo teatro e, in particolare, la collaborazione con il celebre Arlecchino Carlo Bertinazzi. ‚Ä®‚Ä®Ne Il figlio di Arlecchino perduto e ritrovato e Arlecchino e l’anello magico, due canovacci che Goldoni ambienta nella campagna bergamasca, lontano da Venezia, si colgono delle sfumature inedite anche per l’autore.

 

Che genere di intuizione vi ha condotto a scegliere in particolare questi due testi?‚Ä®

Il figlio di Arlecchino perduto e ritrovato e L’anello Magico (questo il titolo originale) sono i testi più completi e più allettanti giunti a noi con il passare dei secoli. Ciò che li accomuna è la figura di Arlecchino, vittima dei suoi impulsi, della gelosia tremenda che lo porta ad atti estremi come tentare il suicidio o dar fuoco alla propria casa. Il Figlio è il testo che in qualche modo segna l’inizio della collaborazione tra Goldoni e la Comédie-Italienne. Fu un successo assoluto dovuto alla mescolanza sapiente tra comico e patetico, alla bravura di attori come il Bertinazzi o Camilla Veronese, al canto e alla danza mescolati secondo la moda dell’epoca: la comédie-ballet. L’anello magico è uno degli ultimi lavori di Carlo Goldoni che, spinto dai gusti francesi, scrive una trama incentrata sull’elemento magico. In questo lavoro, con lo scenografo Alberto Nonnato e il disegnatore luci Paolo Rodighiero, abbiamo potuto sbizzarrirci. Mi piace pensare che siano due parti di un unico grande affresco, che vira dal guizzo rosso del fuoco all’oscuro blu della magia. ‚Ä®‚Ä®

 

Chi era l’Arlecchino Carlo Bertinazzi, che conquistò Goldoni e la Comédie-Italienne di Parigi nel Settecento, e chi è invece oggi il vostro Arlecchino “Carlino”, interpretato da Stefano Rota?

Carlo Bertinazzi era un attore straordinario. A lui la Comédie-Italienne deve la sopravvivenza degli ultimi anni. Schermitore, danzatore, improvvisatore nato il Bertinazzi era ammirato da personaggi illustri della cultura come Diderot e Grimm. L’aneddoto più conosciuto è quello della sua maschera di Arlecchino un po’ “cane”, tanto simile al muso di un quadrupede di piccola taglia: il Carlino. Con Stefano Rota il gioco non è stato quello di riscoprire l’attore Bertinazzi, non volevamo cercare di riportare a oggi le cronache del tempo. Piuttosto ci siamo divertiti, e con noi il mascheraio Roberto Macchi e la costumista Lauretta Salvagnin, a indagare l’idea di cane Carlino. Il punto di partenza è stato il muso, ma anche le braccia tozze, il corpo pingue, il respiro affannato, il latrare acuto. Il tutto si è mescolato con l’idea di un costume in cui le losanghe stanno scomparendo, si affievoliscono i toni, il nero diventa il colore di base: siamo ormai nella seconda parte del ‘700, il romanticismo è alle porte. Arlecchino non è più il servo di qualcun altro, bensì un formaggiaio, un uomo che ha in mano la propria vita e cerca di trovare il proprio spazio nel mondo. Questo Arlecchino ha moglie e figli, è all’apparenza maturo, ma ancora rimane un retaggio di ciò che è stato, di quella bestia per cui le sfumature non sono possibili, capace di grandi slanci di amore come di un cieco furore. Stefano Rota, con la generosità del suo Carlino, riesce a restituirci questi due poli così estremi e così potenti.

 

‚Ä®‚Ä®Nell’opera di Goldoni il teatro era una sorta di “specchio della società” che ne metteva in luce i vizi e le miserie, per porvi, quand’era possibile rimedio. Nel nostro contemporaneo il teatro ha ancora questa funzione? La sua ricaduta sulla società è ancora così efficace?‚Ä®

Deve averla. Non posso credere che non sia così. Se davvero non è così, non vi crederò mai. Non credo sia possibile vivere questo mestiere senza questa utopia.‚Ä®‚Ä®

 

Per questa rassegna ha coordinato e diretto la Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto. Come descriverebbe la sua esperienza alla guida di questo gruppo di attori sulla via del professionismo?

Ci tengo a precisare che una parte degli attori che fanno parte del cast dei due spettacoli non sono più allievi attori, bensì attori d’esperienza. Il fatto che abbiano scelto questo percorso significa che, com’è giusto, la formazione non termina mai e ogni occasione di crescita, ogni possibilità di fermarsi un poco e tornare a essere allievo è una grande ricchezza. Per me lavorare con tutti loro è stata un’esperienza che definirei “totale”. Formare il gruppo, capire come lavorare con loro (non credo in un “metodo”), inventarsi un linguaggio, dirigere i due spettacoli che compongono queste due ore e quaranta minuti di Commedia in maschera, un’occasione stupenda. Non sarebbe stato possibile creare tutto ciò senza il gruppo di docenti che mi ha affiancato: Sara Allevi, Giulio Canestrelli, Michele Mori, Anna De Franceschi, Massimiliano Cutrera, Elena Serra, Isabella Peghin, Roberto Macchi, Ilaria Fantin.‚Ä®Ringrazio questo cast straordinario che ha saputo credere in questo progetto con una dedizione fantastica: Matteo Campagnol, Alice Centazzo, Emanuele Cerra, Marco Mattiazzo, Emilia Piz, Francesca Sartore, Maria Roberta Strazzella, Davide Falbo, Meredith Airò Farulla, Lorenza Lombardi, Eleonora Marchiori, Marlon Zighi Orbi, Pierdomenico Simone.


«Le disavventure di Arlecchino»
Fino 18 ottobre 2019

Teatro Goldoni - Venezia
www.teatrostabileveneto.it