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Home arrow ARTE arrow BIENNALE ARTE 2019 | Il risveglio dell’Africa. La creatività libera del Ghana
BIENNALE ARTE 2019 | Il risveglio dell’Africa. La creatività libera del Ghana
di Luisa Turchi   

Image[GHANA]

Inaugurando il padiglione del Ghana alle Artiglierie, il suo curatore, Nana Oforiatta Ayim, richiama alla memoria le parole del loro primo presidente Kwame Nkrumah: «Alla fine, la battaglia è terminata! E il Ghana, il nostro amato paese, è libero per sempre!». Allora era il 1957, e il musicista E. T. Mensah compose The King of Highlife, canzone dedicata a chi aveva lottato per l’indipendenza sin dall’Ottocento. Un vero e proprio risveglio, un modo nuovo di essere africani nel mondo. Al Ghana avrebbero dovuto guardare gli altri paesi che ancora non erano stati in grado di emanciparsi dal colonialismo. Occorreva creare nuove realtà politiche, culturali, sociali ed economiche, attraverso lo studio della filosofia, tecnologia, moda, arte e architettura, musica, letteratura.

 

Una consapevolezza che ha fatto sì che il Ghana arrivasse finalmente a partecipare alla Biennale di Venezia quest’anno, per la prima volta, nella cornice di un originale Padiglione progettato da Sir David Adjaye, che invita a riflettere sugli usi e costumi dell’Africa occidentale, riprendendo le forme arrotondate delle costruzioni tribali di molti paesi della diaspora. I fitti decori di fango colorato e gesso che rivestono le architetture e gli spazi comunicanti che separano gli artisti esponenti ricordano le tradizionali abitazioni del Ghana e sono intonacati con terra locale.

Ogni artista ha un proprio background alle spalle, utilizza tecniche e linguaggi diversi e il percorso visivo e auditivo spazio-temporale che li unisce, colpisce per vitalità e colore. Il bruno e giallo degli ‘arazzi’ fatti con materiali di recupero cui viene restituita dignità, quali tappi di bottiglia e fili di rame cuciti insieme come tessuti preziosi da cerimonia, evocano la Terra che cambia pelle in Earth Shedding Its Skin di El Anatsui, uno dei maggiori scultori africani che ha influenzato generazioni di artisti.

 

Non solo scultore Selasi Awusi Sosu, con la sua Glass Factory II, installazione video a colori a tre canali con bottiglie e audio multicanale. Ricca di suggestione la messa in atto della polverosa e segreta biblioteca del tempo A Straight Line Through the Carcass of History 1649 (2016-19) di Ibrahim Mahama, realizzata con reti da pesca, legno, tessuti, materiali d’archivio di dimensioni variabili. Di grande effetto è poi l’installazione audio e video a colori e in bianco e nero Four Nocturnes di John Akomfrah, artista e filmmaker, commissionata per la Biennale dal Ministero del Turismo, delle Arti e della Cultura del Ghana, da Sharjah Art Foundation e da Smoking Dogs Films con il supporto della Lisson Gallery. Le immagini scorrono in alta definizione a tre canali, in un’ottica di analogie di “perdite e restituzioni” legate alla memoria e al contemporaneo, attraverso fatti e luoghi di migrazioni, catastrofi umane e ambientali, la natura nel suo rigoglio del verde delle foreste o dei nudi deserti persino surreali (i migranti dal volto d’elefante…), la forza propulsiva degli elementi naturali, acqua, fuoco, terra e aria.

 

Volti intensi e poesia retrò nelle fotografie in bianco e nero di donne Portraits and Self-Portraits di Felicia Abban, considerata universalmente la prima fotografa professionista del Ghana ad aver ottenuto riconoscimenti ufficiali, come la pluripremiata pittrice Lynette Yiadom-Boakye che vive nel Regno Unito, autrice di Just among Ourselves, una serie di dipinti olio su lino e tela, di neri colti per lo più in momenti di svago o riposo, persino con le bianche note di luce delle sigarette tenute in mano.
   
«Ghana Freedom»
Fino 24 novembre 2019

Arsenale, Artiglierie - Venezia
www.ghanainvenice.org