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Nella pancia di Isgrò. La nuova attesa antologica della Fondazione Cini a cura di Germano Celant
di M.M.   

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Dopo il successo della mostra dedicata a Burri, la Fondazione Giorgio Cini presenta una nuova, ricca antologica dedicata a un altro grande artista italiano: Emilio Isgrò. Germano Celant, cui è stata affidata la curatela della nuova mostra, ci invita a partecipare al viaggio sperimentale e linguistico di Isgrò, in maniera inedita e spettacolare, costruendo un percorso di sue opere dagli anni Sessanta a oggi, inserito in un’ambientazione architettonica inglobante e avvolgente. Le sale dell’Ala Napoleonica della Fondazione Cini, arricchite da pareti trasversali e diagonali utilizzate per spezzare e modificare lo spazio, quasi fossero linee su un foglio, fungono infatti da supporti cartacei che veicolano un’enorme e nuova operazione di cancellatura, condotta ancora una volta su materiale letterario, così da far entrare il pubblico in un grande libro, modificato visualmente dall’artista.

 

«Il tema che affronto in questa mostra a Venezia, città dove nel 1964 nacquero le prime cancellature, non può che essere quello del linguaggio. Per questo mi è parso necessario ricorrere alla tradizione biblica filtrata dal Moby Dick, il meraviglioso romanzo di Melville – spiega Emilio Isgrò – È l’opera cancellata di Melville a contenere quindi tutte le altre e chi entra alla mostra si lascerà accompagnare nel ventre della balena, ovvero il ventre del linguaggio mediatico che copre con il rumore il proprio reale e disperante silenzio».

Pittore e poeta – ma anche romanziere, drammaturgo e regista – Emilio Isgrò (Barcellona di Sicilia, 1937) ha dato vita a un’opera tra le più rivoluzionarie e originali nell’ambito delle cosiddette seconde Avanguardie degli anni Sessanta. Iniziatore delle “cancellature” di testi, applicate su enciclopedie, manoscritti, libri, mappe e anche su pellicole cinematografiche, Isgrò ha fatto di questa pratica il perno di tutta la sua ricerca.

 

La mostra, organizzata in collaborazione con Archivio Emilio Isgrò, si avvale della presenza di lavori provenienti da importanti collezioni nazionali e internazionali, dipanandosi dalle prime cancellature di libri, datate 1964, passando per il fondamentale Il Cristo cancellatore del 1968, installazione composta di 38 volumi cancellati, proveniente dal Centre Pompidou di Parigi, e continuando con le poesie visuali su tele emulsionate e le Storie rosse, per arrivare agli imponenti e articolati testi cancellati nei volumi storici de L’Enciclopedia Treccani, 1970, fino a quelli etnici dei Codici ottomani, 2010.


«Emilio Isgrò»
13 settembre-24 novembre 2019

Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore
www.cini.it