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Home arrow CLASSICAL arrow FESTIVAL BRU ZANE | Planimetrie musicali. Intervista a Michèle Roche
FESTIVAL BRU ZANE | Planimetrie musicali. Intervista a Michèle Roche
di Fabio Marzari e Delphine Trouillard   
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Sono trascorsi dieci anni da quel concerto inaugurale nell'ottobre 2009 in un edificio di grande valore artistico e architettonico restituito a Venezia per merito di una filantropa francese, Nicole Bru, che ha regalato alla città e al mondo un centro musicale da cui si irradiano le note della musica romantica francese creata nell’Ottocento, un repertorio ampiamente dimenticato e talora sottovalutato.

 

Il Palazzetto Bru Zane, vicino ai Frari, fu fatto costruire nel 1695 su volontà di Marino Zane a pochi metri dalla residenza di famiglia, Palazzo Zane. Marino, nipote di Domenico e appassionato d’arte e di cultura, nonché amministratore del Teatro San Moisé, fece erigere il palazzetto da Antonio Gaspari come “casino-biblioteca”, col fine di realizzare un luogo intimo e raccolto, distinto dai saloni di rappresentanza dell’abitazione di famiglia; questo permise di assecondare le ultime volontà dello zio, ossia la conservazione e valorizzazione dei quadri e dei libri di famiglia. Quale luogo migliore, creato ad hoc per essere uno scrigno di cultura, avrebbe potuto rappresentare la sede del progetto musicale della Fondation Bru a Venezia?

 

Questo luogo di dimensioni raccolte rappresentava, quindi, il laboratorio ideale per selezionare, programmare e registrare opere di centinaia di compositori. Qui il periodo romantico è stato affrontato nel modo più ampio possibile: dai riformatori della seconda metà del Settecento e fondatori del Conservatorio di Parigi fino al termine della carriera di coloro i quali, agli inizi del Novecento, si inserirono nella scia di Camille Saint-Saëns e di Jules Massenet. Tra questi ultimi, Reynaldo Hahn e André Messager hanno spalancato le porte alla modernità.

 

A Reynaldo Hahn sarà dedicato proprio il primo ciclo tematico della stagione del decennale: il percorso e l’opera dell'eclettico compositore si rivelerà al pubblico attraverso un programma che alternerà commedia musicale in settembre (con la registrazione di Ô mon bel inconnu ad Avignone con Véronique Gens), mélodies e musica da camera in autunno (in concerto a Venezia e in disco con l’etichetta Bru Zane), “idillio polinesiano” in gennaio (L’Île du rêve al Prinzregententheater di Monaco di Baviera) e grand opéra in marzo (La Carmélite a Tolosa con l’Orchestre national du Capitole). A parlarci di questi primi dieci anni di vita del Palazzetto Bru Zane, con il grande entusiasmo che ha contraddistinto questa impresa sin dagli albori, è Michèle Roche, segretario generale della Fondazione Bru che ha sede a Ginevra. Fu lei a “trovare” l'edificio ed è la miglior testimone di questo progetto di successo, che conosce mattone su mattone, non solo nota su nota…

 

L’apertura di questo prestigioso spazio dedicato alla musica romantica francese si deve ad una sua intuizione: ci racconti il suo ‘imprinting’ con il Palazzetto Bru Zane.
Se siamo qui a parlare del Palazzetto Bru Zane lo si deve solo ed esclusivamente ad una felicissima intuizione di Nicole Bru, con cui spesso ho il piacere di confrontarmi sui progetti del nostro centro musicale di Venezia. Quest’anno si celebrano i primi dieci anni di vita dell’istituzione; questo fatto rappresenta sicuramente un evento ma ciò che conta di più è festeggiare questo traguardo insieme a Nicole Bru. Unica erede delle fortune di famiglia, si preoccupa costantemente di garantire continuità e futuro, anche dopo di lei, ai progetti filantropici portati avanti negli anni attraverso la Fondazione Bru. In particolare le sta a cuore il futuro del Palazzetto Bru Zane, poiché rappresenta ciò che suo marito, innamorato di Venezia, avrebbe desiderato realizzare qui.

 

Nel 2006, quando sono stati messi all’asta dei palazzi di proprietà pubblica in Venezia, mi venne chiesto di recarmi in laguna per cercarne uno da restaurare, ma che fosse anche affrescato. Tra i vari immobili passati in rassegna ho trovato il Casino Zane, che, pur versando in condizioni assai precarie di conservazione, piacque da subito a Nicole Bru. Solo in un secondo momento è emersa la questione di cosa proporre alla città di Venezia all’interno di questo nuovo spazio culturale. Con l’aiuto del direttore d’orchestra Hervé Niquet è nata l’idea di aprire un centro di musica romantica francese, convinti che la cifra internazionale di questa città e l’idoneità del palazzo ad accogliere concerti musicali avrebbero reso sostenibile questo progetto. Ci soddisfa molto il fatto che ci siano molti italiani, in particolare veneziani, ad assistere ai nostri concerti e non solo francesi residenti a Venezia o di passaggio in città. Significa che abbiamo vinto la scommessa fatta dieci anni fa: rendere fruibile in Italia e in particolare a Venezia un repertorio musicale francese finora quasi del tutto sconosciuto.

Come crede sia cambiato in questo decennio il rapporto tra Venezia e la Francia, inteso dal punto di vista musicale? Esiste ancora un repertorio romantico francese inedito da far conoscere o, dopo dieci anni, è giunto il momento delle “contaminazioni” tra Francia e resto del mondo, Italia in particolare?
Venezia è un luogo chiave per promuovere certi progetti. Fa anche parte del DNA del Palazzetto. Per tutti i giornalisti del mondo arrivare a Venezia rappresenta sempre motivo di piacere e arricchimento culturale – abbiamo ricevuto la stampa spagnola, tedesca, canadese, inglese, francese… –; oltre alle nostre proposte musicali c’è infatti la città che diviene il contenitore ideale.

 

Ancora prima dell’apertura del Palazzetto Bru Zane, quindi più di dieci anni fa, in occasione di un consiglio di amministrazione alcuni membri del comitato scientifico hanno evidenziato che ci sarebbe stato ancora moltissimo da scoprire sul repertorio romantico francese. Ogni festival è così divenuto occasione per scoprire o ri-scoprire un compositore finora poco conosciuto, proponendo le sue opere più famose, e momento in cui poter al contempo approfittare per ascoltarne altre trascurate. Venezia ci ha accolto bene e consideriamo il Palazzetto Bru Zane come un palco di “arts et essais”, ovvero uno spazio di creazione in cui proviamo diversi tipi di concerti. Alcuni funzionano molto bene, al punto da essere riprogrammati più volte, in tutta Europa oltre che a Venezia. Inoltre l’attività di produzione del Palazzetto Bru Zane propone concerti e spettacoli in tournée, e diversi festival internazionali vengono organizzati dal centro in città quali Parigi, Montreal o Berlino.

Avete regalato a Venezia un angolo incantato, dove la cultura e la raffinatezza sono a portata di sguardo. Un primo bilancio e i ricordi più belli di questi dieci anni.
Il primo bilancio è certamente relativo allo staff del Palazzetto Bru Zane. Abbiamo dei collaboratori molto fedeli, appassionati e impegnati nel loro lavoro. Grazie a questo staff, in gran parte italiano, abbiamo potuto definire e realizzare molti progetti, molte registrazioni che, oltre a far parte del nostro importante e composito archivio, sono divenute CD con libro pubblicati sotto un’etichetta discografica ormai riconosciuta. Il Palazzetto Bru Zane ha contribuito a registrare opere sconosciute e mai registrate finora. Tra i più bei ricordi di questo decennio vi è certamente l’emozione di Nicole Bru all’apertura del Palazzetto e durante il concerto inaugurale del pianista francese Bertrand Chamayou. Dal mio punto di vista era come una nascita: eravamo nel palazzetto appena restaurato, in cui per la prima volta si sentiva suonare della musica, rendendo concreto l’omaggio al defunto marito di Nicole Bru; partiva in maniera tangibile quello che era stato il suo desiderio di portare avanti progetti all’interno del nostro spazio per gli anni a venire. Nicole Bru continua ad essere presente, impegni ed età permettendo, ai concerti e ai festival ed è un’emozione che si rinnova ogni volta.

 

Ci sono stati poi dei concerti che mi hanno particolarmente colpito, come Le Tribut de Zamora di Charles Gounod o ancora Cinq-Mars, sempre di Gounod, riproposto per la prima volta da quando fu scritto. Abbiamo prestato gli spartiti all’Opera di Leipzig che ha messo in scena l’opera per tre anni di fila. Da un nostro contributo molto contenuto ne è derivata la riscoperta di un’opera che non era mai più stata programmata: questa è la missione scientifica del Palazzetto Bru Zane e delle sue pubblicazioni discografiche. Oppure l’esecuzione della Reine de Chypre di Halévy al Théâtre des Champs Elysées durante la quale è stato riportato in scena il mito di Caterina Cornaro, regina di Cipro che ha segnato la storia di Venezia. E ci auguriamo un giorno di poterla vedere in scena a Venezia, sarebbe un risultato davvero eccezionale.

Gli enormi passi compiuti nell’ambito romantico grazie alla vostra azione di ricerca potranno adesso contare anche su un’etichetta, strumento fondamentale in ambito di distribuzione. Ci parli di questo nuovo fiore all’occhiello.
Insieme ad Alexandre Dratwicki abbiamo sempre voluto conservare le registrazioni dei concerti che si tengono a Venezia. All’inizio si concedevano le licenze ad etichette discografiche per la produzione di dischi, però ci siamo presto convinti che era possibile e auspicabile creare una nostra etichetta discografica. In occasione del decennale del Palazzetto Bru Zane viene pubblicato un cofanetto di dieci dischi con brani tratti da alcune delle partiture ritrovate: tragedia lirica, opera, operetta e caffè-concerto, cantata, musica sacra, musica sinfonica, musica concertante, musica da camera, musica pianistica e mélodie, presentati in un arco cronologico assai ampio, dal 1780 al 1920. Il contenuto del cofanetto raccoglie inoltre incisioni realizzate in collaborazione con case discografiche partner del Palazzetto Bru Zane sin dal 2009.

Non solo musica: fino al 31 ottobre avrete in programma un’interessantissima mostra fotografica. Come è nata l’idea di questo progetto?
Jean e Nicole Bru erano appassionati di fotografia e organizzavano concorsi. Al momento dell’apertura del Palazzetto Bru Zane ci è stato proposto di aiutare la Fondazione Gilles Caron, dal nome del fotoreporter francese scomparso a 30 anni in Cambogia nel 1970, che ha coperto gli eventi più significativi del suo tempo. La Fondazione Bru ha accettato di finanziare alcune stampe a colori di immagini da lui realizzate. Così è nata l’idea di organizzare una sua mostra fotografica nell’atrio del Palazzetto Bru Zane. L’esposizione ha riscontrato un buon successo e ciò ci ha spinto e motivato a proseguire su questa strada. Due anni dopo abbiamo infatti aperto una mostra di Rhona Bitner, specialista della rappresentazione “dell’istante” nello spettacolo, con un progetto fotografico di cartografia delle sale da concerto statunitensi. Da maggio 2019 il Palazzetto ospita una mostra fotografica su Reynaldo Hahn, compositore venezuelano, a cui dedicheremo un ciclo di concerti in autunno. Le fotografie di questa piccola ma deliziosa mostra sono rappresentazioni di Venezia scelte all’inizio del '900 da Reynaldo Hahn stesso insieme a Marcel Proust, entrambi innamorati della città lagunare.

Per il prossimo decennio quali sorprese avete in serbo?
Il desiderio principe di Nicole Bru è di andare avanti, con lo stesso dinamismo ed entusiasmo sin qui espressi, con tutti i progetti che scandiscono la vita del Palazzetto Bru Zane: la produzione di opere, il sostegno dell’operetta, lo sviluppo di progetti all’estero per far conoscere il repertorio di musica romantica francese al di fuori dei nostri confini. Sulla scia di ciò che è stato fatto a Leipzig con l’opera Cinq-Mars di Gounod cerchiamo quindi di trovare dei partner internazionali con cui collaborare.

L’esperienza di Venezia con il Palazzetto Bru Zane potrà trovare replica in altre città d’Europa oppure rimarrà, con orgoglio da parte di noi veneziani, un unicum?
Rimarrà un unicum. Per la musica romantica francese ci sarà solo Venezia. Per altri progetti, riprodurremo lo stesso schema di Venezia, dove abbiamo definito un genere musicale particolare, creando però molti legami tra l’Italia e la Francia. Aprendo il Palazzetto Bru Zane ci siamo accorti di legami forti già esistenti tra Venezia e la Francia, dell’amore che molti veneziani nutrono per la lingua e la cultura francesi, del fatto che Venezia rappresenti una tappa assolutamente obbligata nel viaggio da o per Roma di molti musicisti.

A settembre proponete un ciclo di concerti rivolto a Reynaldo Hahn: quali i motivi della scelta di un artista tanto celebre, in solo apparente controtendenza rispetto ad alcuni protagonisti delle altre vostre rassegne?
La programmazione del Palazzetto Bru Zane viene costruita insieme a un comitato di orientamento costituito da specialisti di musica romantica francese, tra cui Emilio Sala, un musicologo italiano esperto di melodrammi francesi. Ogni anno cerchiamo di programmare festival dedicati a grandi compositori che vogliamo ricordare in occasione di un anniversario (200 anni dalla nascita di Offenbach quest’anno e di Gounod l’anno scorso) e concerti ispirati a un determinato tema o a un dato periodo storico (la Grande Guerra, lo scorso anno, le compositrici femminili, l’anno prossimo). Reynaldo Hahn sta al confine tra l’epoca romantica e l’epoca moderna. È morto nel 1947, ma fino alla fine, quando era direttore del Casino di Cannes e di Deauville, ha continuato a programmare esecuzioni di grandi compositori dell’800. Per questo motivo gli volevamo tributare il nostro omaggio. Il ciclo Hahn include anche la programmazione di L’île du rêve a Monaco di Baviera, primo lavoro lirico firmato dal compositore, la registrazione della commedia musicale in tre atti Ô mon bel inconnu ad Avignone per la collana “Opera français” e la pubblicazione, in autunno, dell’integrale delle sue mélodie, tra cui alcune in veneziano, interpretate dal baritono Tassis Christoyannis accompagnato al pianoforte da Jeff Cohen.