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INTERVISTA | L’Emilio Furioso Vedova cent’anni dopo, la sua voce e il suo segno
di Marisa Santin   
mercoledì 16 ottobre 2019

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Non sempre abbiamo la fortuna di sentire la viva voce di un grande artista. Nel caso del documentario Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio, che ripercorre la straordinaria vicenda umana e artistica del grande pittore a cent’anni dalla nascita (Venezia, 1919–2006), la fortuna è doppia: il regista Tomaso Pessina ha messo insieme le parole dei diari dell’artista lette da Toni Servillo e alcuni video che ritraggono Vedova nel suo laboratorio veneziano, attorniato da quadri, colori, pennelli.

 

Come ha lavorato sulle fonti e sul materiale d’archivio?
Chi meglio dell’artista stesso è in grado di dirci qualcosa di autentico sull’origine del proprio segno? Abbiamo scavato nell’archivio sterminato della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova per cercare parole che potessero condurci come una bussola all’interno del suo percorso pittorico. I suoi diari ci hanno illuminato. Le parole che lui scrisse in presa diretta testimoniano la sua personalità e i suoi tempi con un linguaggio fortissimo, sempre al confine tra il poetico e l’errabondo, tra l’onirico e il furioso.

Quello di Vedova è un tratto potente e incisivo che pervade Venezia. Com’è riuscito a restituire il rapporto dell’artista con la sua città?

Emilio Vedova e Venezia: non saprei neanche come si possano scindere. Vedova pervade Venezia, ma anche la città stessa pervade l’opera dell’artista. Dentro Vedova c’è tutta la tradizione pittorica veneziana e soprattutto c’è Tintoretto. Un momento molto forte del documentario è quando il ritratto di Tintoretto e il primo piano di Vedova sembrano confluire uno nell’altro. Abbiamo cercato di raccontare questa simbiosi intervistando persone che avessero conosciuto personalmente l’artista e che avessero anche un rapporto privilegiato con la città: Fabrizio Gazzarri, storico collaboratore dell’artista e attuale Direttore dell’Archivio e della Fondazione Vedova; il Presidente della Fondazione Alfredo Bianchini; Gabriella Belli, Direttrice dei Musei Civici di Venezia. Altri curatori e artisti hanno saputo offrirci un ritratto dell’artista visto da molteplici punti di vita: Luca Massimo Barbero, Georg Baselitz, Germano Celant, Karole Vail, Carla Schulz-Hoffmann. Abbiamo cercato anche un dialogo con le geografie dell’artista, andando a Ca’ Pesaro, a Palazzo Ducale, alla Collezione Peggy Guggenheim e in altri luoghi di Venezia seguendo quel filo che riconduce a lui. Tutti gli intervistati avevano davanti a loro un quadro dell’artista. Le interviste stesse sono state immaginate non come un dialogo intervistatore-intervistato, ma piuttosto come uno scambio tra l’intervistato e un’opera di Vedova.

 

Il documentario alterna la voce vera di Vedova a momenti in cui Toni Servillo legge alcuni brani dei diari dell’artista, dando voce al suo pensiero…
Toni Servillo ha affrontato questo progetto con una sensibilità straordinaria, anche grazie alla sua passione genuina per Vedova. Quando abbiamo pensato a un attore in grado di recitare le parole del diario, il suo non è stato il primo nome della lista: è stato l’unico. Si è avvicinato a questo progetto con una generosità straordinaria, portando in dote oltre al suo sterminato talento recitativo anche la cultura necessaria per interpretare al meglio i pensieri dell’artista.

Cosa vorrebbe che rimanesse di questo documentario agli spettatori?

Grazie alla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova e a Twin Studio abbiamo voluto far risaltare la furia creativa di questo personaggio straordinario, la fortissima passione di un pittore che non è stato solo pittore, ma essenzialmente un uomo del suo tempo. Un tempo vissuto con trasporto ed emozione, senza risparmiarsi mai. Nell’arte e nella vita.

 

Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio

Tomaso Pessina (Italia, 2019, 68')

www.giornatedegliautori.com