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Una nuova strada. Marta CuscunĂ  apre la stagione del Teatro Ca' Foscari
di C.S.   

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Dopo diversi anni di inattività, il Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta, riaprì le proprie porte nel 2009 per la stagione Cafoscari Esperimenti, esattamente dieci anni fa. Un decennio in cui il Teatro universitario è diventato un punto di riferimento per la città intera grazie a una brulicante comunità fatta di artisti, studenti, spettatori e cittadini che attraverso il confronto creativo e il dialogo hanno infuso nuova vita in un luogo che riporta inevitabilmente la mente alla folgorante esperienza di Giovanni Poli, fondatore nel 1953 del primo Teatro Ca’ Foscari a Palazzo Giustinian dei Vescovi. La nuova rassegna, intitolata La via maestra si propone di ricomporre il presente: una riflessione quanto mai necessaria che nasce dalla perdita di orientamento che caratterizza il nostro contemporaneo, uno spaesamento in cui sembra essere ormai coinvolta l’umanità intera. La sensibilità degli artisti invitati a far parte della rassegna, che comprende anche una sezione dedicata alle giovani compagnie, prova a ricondurre il pensiero verso strade nuove e diverse.

 

Lo spettacolo di apertura della Stagione 2019/20 è Canto della caduta (15, 16 ottobre), della bravissima Marta Cuscunà, che torna al Teatro Ca’ Foscari, dove è sempre un ospite molto attesa, che ha già saputo conquistare il cuore del pubblico veneziano con i suoi precedenti spettacoli: La semplicità ingannata (2012), Wonder Woman (2014) e Sorry Boys (2015).


Con Il canto della caduta, coprodotto dal Teatro Stabile di Torino, la giovane, visionaria drammaturga e regista friulana prosegue la propria ricerca sulle “Resistenze Femminili”, andando ad attingere alla tradizione popolare dei Ladini, piccola minoranza etnica che vive nelle valli centrali delle Dolomiti.


Lo spettacolo s’ispira al Mito di Fanes e racconta la fine del regno pacifico delle donne e l’avvento della cruenta epoca della spada: è «il canto della caduta nella guerra e nell’orrore».

 

Dolasilla principessa di Fanes, è costretta dal padre – assetato di potere e ricchezza – a diventare una Tjeduya, una guerriera. La sciagurata decisione causa la fine del regno pacifico e matrilineare del suo popolo che finisce quasi per estinguersi nel sangue. Il suggestivo racconto non è estraneo alla nostra cruenta attualità, e conduce Marta Cuscunà a un’approfondita ricerca attraverso l’archeomitologia e le teorie delle studiose Riane Eisler e Marija Gimbutas portando alla luce, tramite l’antico mito, un affresco perduto di come eravamo e di un’auspicabile alternativa sociale per il futuro dell’umanità

 

Protagonisti in scena, i corvi, personaggi meccanici progettati e realizzati dalla scenografa Paola Villani, controllati dall’attrice attraverso l’uso di un joystick. Quello di Marta Cuscunà è un teatro visuale e di figura che scardina l’immaginario e cerca «una strada per aprire le porte a un racconto diverso da quello a cui ci hanno assuefatto i telegiornali, in cui la distruzione bellica è talmente esibita ed esposta da risultare ormai inoffensiva. Vorrei – precisa l’artista – cercare di rendere visibile ciò che caratterizza i personaggi del mito e che porta alla nascita dell’ideologia della sopraffazione: il tradimento della natura umana e del proprio ruolo in favore della spada e del profitto individuale».

Il canto della caduta
15, 16 ottobre h. 20.30
Teatro Ca’ Foscari, Santa Marta
www.unive.it/teatrocafoscari