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BIENNALE ARTE 2019 | Being Different. Riflessioni verso il finissage
di Mariachiara Marzari   
ImageL’indagine delle divisioni e delle diversità del nostro contemporaneo non possono non trovare nell’arte lo spazio perfetto per indagarne la complessità. L’arte contemporanea spinge a guardare e a pensare in modo differente. «Ci sono due modi di pensare – afferma Ralph Rugoff spiegando le scelte di May You Live in Insteresting Times, tema guida della 58. Biennale Arte –: si può pensare in fretta o pensare lentamente. Il pensiero veloce è stato importante per la nostra sopravvivenza come specie, serve a riconoscere velocemente i segnali esterni e a reagire in modo altrettanto rapido. Il pensiero lento è invece quello che ci accompagna nell’evitare le risposte impulsive, prendendoci la libertà di guardare a un problema da più punti di vista. L’arte contemporanea usa entrambi i modi di pensare. Se tutto va bene vi è una forte attrazione visiva che può condizionare una risposta immediata, ma poi, a veder meglio, ci sono livelli di esplorazione diversi che ci permettono di usare il pensiero lento, una parte diversa del nostro cervello che produce una riflessione più profonda».

 

Entrati nell’ultimo mese di esposizioneGiardini e Arsenale sono aperti ogni giorno fino al 24 novembre – La Biennale dunque si connota sempre più come un palcoscenico multiculturale e multi-linguaggio che esalta la diversità assorbendola in una visione unica e complessa del mondo.


L’arte assume così un ruolo fondamentale per la società, perché occupa lo spazio della libertà dove i confini si fondono. Per questo, in un novembre in cui più a parole che con i fatti si celebra il fondamentale passaggio della storia europea (e anche mondiale) rappresentato dalla caduta del Muro di Berlino, appaiono ancora più evidenti le cesure poste in altre latitudini, che vengono restituite come pugni sullo stomaco da artisti in mostra.

 

Si resta ad esempio immobili davanti al segmento di muro che Teresa Margolles (1963, Culiacán, Mexico) – che proviene da una scuola di Ciudad Juárez, una delle città più violente al mondo con una media di otto persone uccise ogni giorno – ha ricostruito nel Padiglione Centrale dei Giardini, dove sono evidenti i fori dei proiettili di una sparatoria in cui sono morti sia poliziotti che narcotrafficanti. ‘Salvando’ questo muro Margolles sta anche preservando la traccia visiva di un atto di violenza che la società è ansiosa di rimuovere dalla memoria collettiva.

 

Per Lawrence Abu Hamdan «Now no wall on earth is impermeable. Today, we’re all wall, and no wall at all». In Walled unwalled, sempre nel Padiglione Centrale ai Giardini, si ascoltano una serie di racconti interconnessi derivati da casi legali che ruotavano attorno a prove ascoltate o vissute attraverso i muri.

 

All’Arsenale This whole time there were no land mines è un passaggio attraverso due pareti di video e soprattutto di voci. Sono le famiglie e le comunità che vivevano sui lati opposti della linea del cessate il fuoco dell’altopiano del Golan, territorio siriano annesso nel 1967 a Israele, che si chiamano da una parte all’altra. “Valle delle grida” è il nome di questo luogo, dove la conformazione agevola la dispersione delle voci, che qui riprodotte dall’artista non sono più sommessi saluti, ma grida allarmate di pericolo, di allerta per coloro che protestando violano i confini.


Una serie di inquietanti fotografie in bianco e nero ritraggono The Wall e The Wall at night: sono i ‘muri’ di Rula Halawani. Al confine tra Palestina e Israele l’artista ritrae la “barriera di sicurezza” che le forze di difesa israeliana hanno iniziato a costruire a partire dal 2000 per controllare l’accesso ad Israele e ai territori occupati. Accanto, Gate to Heaven, le immagini dei nuovi passaggi che si sono formati in contemporanea con la costruzione del muro.


Un ultimo emblematico muro, infine, si para davanti ai visitatori dei Giardini: è quello del Padiglione Venezuela, bellissima architettura di Carlo Scarpa, la cui porta è sbarrata, lo spazio chiuso e vuoto. Questa volta la realtà ha battuto la forza dell’arte.

 

«58. Biennale Arte – May You Live in  Interesting Times»

Fino 24 novembre 2019

Giardini, Arsenale e Padiglioni a Venezia

www.labiennale.org