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Home arrow ARTE arrow COVER STORY | Rit(m)i contemporanei. Il finissage di Ospedaletto CON/temporaneo, tra arte e musica
COVER STORY | Rit(m)i contemporanei. Il finissage di Ospedaletto CON/temporaneo, tra arte e musica
di Massimo Bran   
lunedì 11 novembre 2019

ImageAl netto della luce vitale che tutto il sistema delle collateralità, ufficiali o meno che siano, dell’universo Biennale, Arte ma anche Architettura, irradia in un corpo urbano sempre più travolto e soffocato da un turismo che dire omologato è dire un docile eufemismo, non sono moltissimi gli spazi che ospitano queste decine, centinaia di eventi collaterali del contemporaneo a sfuggire dalla mera logica dell’affitto di un palazzo, di una chiesa, di un magazzino in disuso.

 

Sia chiaro, ben venga anche questa pura attività di affitto spazi per destinazioni che non siano alberghiere o commerciali, anzi, addirittura con finalità culturali!

 

Però ecco, in questa teoria di centinaia di spazi espositivi non certo canonici pochi sono quelli che hanno un’idea di sé, una definizione della propria identità in divenire, sulla base della quale poi costruire un progetto culturale che indirizzi le scelte dei partner da coinvolgere, siano essi gallerie, fondazioni, singoli artisti.

 

Uno di questi pochi luoghi che hanno cercato di riflettere su di sé, sulla riattualizzazione della propria storia proiettata nel futuro è sicuramente il Complesso dell’Ospedaletto con il progetto OC_Ospedaletto CON/temporaneo, di cui abbiamo parlato diffusamente nello scorso numero illustrandone analiticamente i contenuti espositivi in occasione di Biennale Arte 2019 connessi ai contenuti storici di questo straordinario Complesso adiacente alla Chiesa di SS. Giovanni e Paolo all’imbocco di Barbaria de le Tole.

 

Non ritorneremo ora, quindi, con lo stesso respiro a presentare il progetto in tutti i suoi risvolti.

 

Quello che ci interessa qui, in questo mese di finissage che chiude quest’arco semestrale di fertile immersione nel contemporaneo, è far emergere un tentativo di visione, di progettualità di uno spazio sostanzialmente in disuso, a parte estemporanee attività in singoli spazi e non nell’intero Complesso, di difficilissimo sostentamento e mantenimento, oggi ripensato come polo di arte contemporanea in una decisa direzione di dialogo tra cifra storica del contesto e contenuti presenti proposti.

 

Certo, essendo parte in causa noi di Venews nel ruolo di progettatori e coordinatori di questo polo, la prima cosa che ci si potrebbe obiettare è che il nostro è un argomentare di pura autopromozione. Beh, su questo non potremmo rispondere alcunché naturalmente, se non che ovviamente non saremo noi per ovvie ragioni a vestire l’abito del “censore”, va da sé. Ma a parte il numero eccezionale di visitatori che hanno decretato il grande successo di questo progetto, che in termini quantitativi dice molto ma potrebbe anche dire non così tanto se non letto in buona profondità nelle diverse categorie che lo compongono, tra le quali basterebbe scegliere la prima e probabilmente la più significativa, ossia quella dei veneziani, letteralmente stupiti ed entusiasti della riapertura di uno spazio così importante, vissuto nella sua funzione di ricovero per anziani da generazioni di residenti e infine poi chiuso, a parte, quindi, il grande riscontro di pubblico “qualificato”, la vera impresa cui destinare un dovuto plauso è stata quella dell’I.R.E, l’ente proprietario dello spazio, e del suo braccio operativo Fondazione Venezia Servizi, che hanno scommesso e creduto su questa possibilità, su questa opportunità di recuperare e rilanciare questo enorme e meraviglioso spazio della storia accogliendo una proposta di puro futuro.

L’insieme composito di attori coinvolti per animare l’Ospedaletto (che si compone, ricordiamolo brevemente, di un nucleo di edifici di epoche diverse e dalle diverse vocazioni, con una parte fortemente caratterizzata in termini architettonici e artistici, composta dalla Chiesa di Santa Maria dei Derelitti, la Sala della Musica, la Scala del Sardi, la Farmacia, il Cortile delle Stagioni, e con una parte ‘moderna’ ma ugualmente segnata da una forte connessione con gli spazi monumentali) è stato già in questo primo atto inaugurale di primissimo livello: un Padiglione Nazionale, San Marino, una factory del contemporaneo di respiro internazionale, Fabrica, la vera grande novità del contemporaneo italiano di questi anni, OGR Torino, una galleria di indiscusso livello della città, Galleria Marignana, un artista internazionale di riconosciuto profilo, Arthur Duff, un’artista italiana anch’essa protagonista riconosciuta del nostro contemporaneo, Sarah Revoltella.

 

Un parterre niente male per OC part 1! E siccome l’Ospedaletto è stata una delle case della musica veneziana, come la Pietà per intenderci, costruito con un’acustica straordinaria e abitato e nobilitato per secoli da un famosissimo coro di putte qui ricoverate, il finissage non poteva che essere all’insegna di questo linguaggio artistico, proprio a suggellare una relazione viva e aperta verso il futuro tra espressività fatalmente prossime, ancor più in un contesto come questo.

 

Quindi in collaborazione con Venezia Jazz Festival fall edition 2, nostro partner storico, si è deciso di organizzare una straordinaria performance di un duo che connette e unisce in unico ponte performativo classica, jazz ed elettronica, esattamente in linea con l’identità che si è voluta dare a OC, vale a dire dialettica vivida tra passato, presente e futuro. Un duo composto da uno dei migliori violoncellisti italiani, nonché componente del noto Quartetto d’Archi di Torino, Manuel Zigante, e da un ottimo trombettista e produttore musicale con spiccata vocazione per l’elettronica, nonché direttore artistico di Torino Jazz Festival, Giorgio Li Calzi, protagonisti di percorsi musicali apparentemente distanti che qui convergono in un astratto e materico territorio comune, antico e futuribile, reale e immaginario. Proprio come quello che connota il film capolavoro di Tarkovskij, Solaris, da cui il titolo di questo progetto-concerto, a cui i due musicisti si ispirano nella forma musicale. Un progetto pensato nel 1986, quindi a lunga gestazione, e realizzato oggi per la prima volta con questa performance che si snoda tra improvvisazioni digitalizzate e riscrittura contemporanea del classicismo, da J.S. Bach a Eduard Artemyev.


SOLARIS. Ospedaletto CON/temporaneo Finissage Event

22 novembre h. 18.30
Complesso dell'Ospedaletto, Barbaria de le Tole

Campo SS. Giovanni e Paolo - Venezia