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Alla corte dell'Angelo. Quando il Fronte Nuovo delle Arti si riuniva attorno a un tavolo
di Redazioneweb   

ImageIn un mondo in cui tutto si consuma in pochi secondi, la storia di un luogo che incarna il piacere del tempo passato in compagnia di amici affascina moltissimo. L’idea tutta italiana di radunarsi attorno a un tavolo assume in alcuni casi valenze inaspettate e risvolti fondamentali e, direi, determinanti. C’è stata infatti una stagione dell’arte moderna – un “altro mondo”, dinamico e informale –, nel quale gli artisti hanno vissuto il loro momento sociale e comunitario, dove le loro opere sono state apprezzate e raccolte.

 

È qui che sono nate collezioni inaspettate, più o meno ricche ed esclusive, spesso entrate a far parte di una tradizione. Un collezionismo che ha avuto per mecenati insoliti e fortunati, spesso di rara sensibilità, ristoratori, trattori, osti, che sono divenuti, per genialità e lungimiranza di scelte, protagonisti di esperienze singolari contribuendo a scrivere un capitolo importante e originale nella scena culturale di Venezia e ben oltre.

 

Nei loro locali essi sono stati garanti di innegabile qualità del cibo, però€, soprattutto, hanno dato vita ad ambienti e atmosfere “speciali”: in essi, infatti, gli artisti hanno trovato i luoghi ideali e accoglienti in cui ritrovarsi, discutere, scambiare opinioni ed esperienze, fare progetti, unirsi in gruppi e tendenze, elaborare documenti e programmi; oppure celebrare successi, festeggiare ricorrenze, prendere atto di divergenze, litigare, consumare rotture. In questi luoghi è€ avvenuto che il mondo culturale internazionale abbia potuto stabilire legami non effimeri con Venezia tutta; ma qui la città€ stessa ha avuto la percezione dell’eccezionalità di quel rapporto, che per decenni ha fatto di Venezia un approdo obbligato, irripetibile e gradevole per l’intera intellighenzia universale: da Charlie Chaplin a Thomas Mann, da Gabriele D’Annunzio a Ernest Hemingway, da Felice Casorati a Oskar Kokoschka, da Jean-Paul Sartre a Lucio Fontana, Giorgio De Chirico, Igor’ Stravinskij, Robert Rauschenberg, Anna Magnani, Federico Fellini...

 

Giandomenico Romanelli e Pascaline Vatin offrono negli spazi della Fondazione Querini Stampalia, dal 7 dicembre al 1 marzo 2020, la possibilità di rivivere in parte questa stagione gloriosa con la mostra L’angelo degli Artisti. L’Arte del Novecento e il ristorante All’Angelo a Venezia. La capacità dei due curatori è infatti quella di raccontare vicende, di far ritrovare volti – donne, uomini, famiglie –, di ricomporre raccolte, di ricostruire il mosaico prezioso di una storia ancora aperta.

 

Il visitatore attraverso dipinti, schizzi, fotografie, documenti o semplici menù e oggetti della tavola viene catapultato negli anni particolarmente fortunati del Dopoguerra, anni di rinascita e di libertà€ per Venezia, di creatività e di grandi speranze: la Biennale, la Mostra del Cinema, le grandi esposizioni d’arte antica, i musei, la Fenice, la musica contemporanea, il teatro classico e d’avanguardia, la danza tradizionale e sperimentale... Le grandi scuole convogliavano maestri prestigiosi e giovani di talento (a Ca’ Foscari, all’Istituto di Architettura, all’Accademia di Belle Arti, al Conservatorio di Musica), e tutti, proprio tutti, si ritrovavano nei mitici locali cittadini: dalla Colomba all’Harry’s Bar, dall’Angelo alla locanda Montin, dal Martini alle Poste Vecie al Graspo de Ua. Ai locali più vecchi o addirittura antichi se ne aggiungevano altri destinati a diventare celebri e prestigiosi: Do forni, Nono risorto, Vecia cavana, Paradiso perduto, Raffaele, Ignazio, Corte sconta, il Covo... Le isole della laguna spesso non erano da meno: basti pensare alle celebri trattorie di Burano, le Tre stelle da Romano oppure Il Gatto nero e la Locanda Cipriani.


Il ristorante All’Angelo è€ la prima tappa di un viaggio che prevede di affrontare e presentare la storia, i protagonisti e le collezioni di alcuni dei principali locali veneziani del ‘900. Qui la famiglia Carrain vive la sua avventura imprenditoriale e culturale a cavallo della Seconda guerra mondiale. Ma il suo momento d’oro prende le mosse attorno al vivacissimo dibattito artistico nei secondi anni quaranta con la nascita (e la repentina fine) del movimento denominato “Fronte Nuovo delle Arti”.


ImageLa famiglia Carrain rileva nel 1927 una trattoria popolare in fondo a calle Larga san Marco, a meno di due passi dalla Piazza. La gestisce con intelligenza e dinamismo e crea quell’atmosfera di cordialità e partecipazione che la renderanno rinomata.
Due circostanze movimentano il presente e la storia futura del locale: primo, Renato Carrain, figlio di Augusto, il titolare, ha una marcia in più e una singolare passione per l’arte. Nel suo locale si danno spontaneo convegno tutti i giovani (e meno giovani) artisti veneziani del momento, vecchie glorie e talenti emergenti e rampanti; secondo, Renato Carrain scrive a un critico di particolare e lucida preveggenza, Giuseppe Marchiori, rodigino quasi trapiantato a Venezia, chiedendogli di assisterlo, con la sua esperienza e le sue conoscenze, nella gestione di questo che è€ diventato una sorta di incubatore di celebrità dell’arte.


Come se fosse stata guidata da un messo celeste, capita a questo punto All’Angelo, proveniente da New York, Parigi e Londra, Peggy Guggenheim, che diventerà una presenza assidua nel locale, anzi, quasi una sorta di testimone e portafortuna.
In questi anni poveri e generosi del Dopoguerra, la frequentazione degli artisti si fa sempre più assidua e qualificata. Sotto l’abile regia di Marchiori e la passione e il savoir faire di Renato Carrain, attorno a quei tavoli l’arte moderna italiana conosce una stagione dinamica e di grande qualità: qui confluiscono Pizzinato, Vedova, Santomaso, Guttuso, Birolli, Turcato, Corpora, Viani, Leoncillo, Franchini, Morlotti, Fazzini.


All’Angelo resta la traccia più bella e ricca di questa storia: i dipinti che molti degli artisti hanno lasciato sulle sue pareti. La leggenda parla di pagamenti “in natura”: pranzo contro opera d’arte. Sarà€ stato anche così€, ma Renato Carrain, che definisce una “fola”, una fiaba, la leggenda metropolitana dell’artista povero che paga in natura, è€ stato anche un mecenate, nel momento in cui ha commissionato alcuni tra i più importanti di questi lavori, a cominciare dai tre celebri e affascinanti trittici di Vedova, Santomaso e Pizzinato dedicati a illustrare, a modo loro, la storia e le arti di Venezia.


Fortunatamente, le tracce di tutto ciò si trovano ancora evidenti in modi e forme diverse nella memoria di gestori e frequentatori e, ancora più fortunosamente anche se spesso in maniera solo frammentaria, nei luoghi o nelle collezioni d’arte che ne ornavano le pareti. Ma queste collezioni non furono mai semplice ornamento o casuale decorazione: erano la pelle, la carne e i muscoli di storia vissuta, di vicende personali, di avventure imprenditoriali ma, soprattutto, di esperienze esistenziali e culturali di prim’ordine.

«L’angelo degli Artisti. L’Arte del Novecento e il ristorante All’Angelo a Venezia»
7 dicembre-1 marzo 2020

Fondazione Querini Stampalia, Campo Santa Maria Formosa
www.querinistampalia.org