VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow VENICENESS arrow VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Maurizio Cecconi
VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Maurizio Cecconi
di Pierangelo Federici   
ImageVeneziano, uomo di cultura, ex assessore e da anni manager nel mondo degli eventi e delle grandi mostre d’Arte. Amministratore delegato di Villaggio Globale International, la società che lui stesso ha fondato e ora anche segretario generale di Ermitage Italia, istituto specializzato nello studio delle opere italiane nel museo pietroburghese e impegnato a mantenere vivi i rapporti artistici e culturali tra il nostro Paese e la Russia.

L’intervista
Con Maurizio, tanto tempo fa, da liceali abbiamo condiviso l’impegno nel Movimento Studentesco, poi ci siamo incontrati saltuariamente negli anni per questioni professionali, come per esempio quando da Assessore al Turismo affidava a noi, allora giovani pubblicitari, la realizzazione dei manifesti del Carnevale. Lo rivedo volentieri oggi, in gran forma e con un incarico davvero importante: responsabile italiano dei rapporti con il “Best museum in the world”, così come è giustamente soprannominato l’Ermitage di San Pietroburgo.

Ciao Maurizio, per cominciare potresti raccontarci in sintesi la tua storia professionale?
La mia storia professionale è radicalmente divisa in due parti. Funzionario del Partito Comunista Italiano dal 1969 al 1990 con incarichi sia in partito che a livello pubblico. Poi dal 1992 ad oggi, la scommessa di realizzare una società che opera nella cultura e in particolare sia sui progetti che legano i beni culturali e il territorio che sulle mostre, mai preconfezionate, costruite in Italia e all'estero.
Mi preme solo un’osservazione: la scuola della politica condotta nel Partito Comunista Italiano e l'esperienza di Amministratore sono state per me fondamentali per tutto quanto ho costruito successivamente. E questo per due ragioni, da una parte perché ho conosciuto e capito - spero - un mondo e le sue contraddizioni e dall'altra perché ho acquisito uno ‘spirito pubblico’ che ritengo fondamentale abbia chiunque opera in un settore come quello dei beni culturali, che non può essere interpretato solo in termini privatistici.

Villaggio Globale International: una denominazione, direi un doppio ossimoro che ci rimanda a Marshall McLuhan, alla nascita delle comunicazioni di massa negli anni ’60, a quella globalizzazione che ci ha condotto fino a internet e alle numerose contraddizioni, anche culturali, di questi nostri ultimi anni. Come nasce l’idea di chiamare così la tua azienda? Oggi ne cambieresti la denominazione?
Non è farina del mio sacco. Il mio socio aveva una società di comunicazione che si chiamava Villaggio Globale srl ed io, per risparmiare, scelsi di usare una struttura esistente per capire se mi poteva andare bene e se poteva funzionare. Accertato che così fosse, dovemmo aggiungere quello che tu chiami “doppio ossimoro” e cioè l'International, per differenziarci da una società italiana che aveva il nostro stesso nome e operava in campi borderline.
La denominazione non la cambierei, perché dopo quasi 30 anni di lavoro esiste una riconoscibilità de facto. Sappi però che non mi sono mai innamorato dei nomi, quanto del significato che via via assumono.

Dalle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco, sede del Centro Ermitage Italia, a San Pietroburgo: a questo punto devo chiederti di raccontare ai miei lettori come nasce questo rapporto e come si sviluppa…
Molti di quelli che fecero politica in passato pensavano che io avessi un rapporto privilegiato per il mio vecchio status di dirigente comunista. Ma non è così. Andai per la prima volta in Russia nel 1991, quindi ero già fuori dai tanti anni passati nella politica. Così come non ero mai andato nella maggior parte di quelli che erano chiamati i Paesi socialisti.
La ragione del mio interesse per il Museo Ermitage nasce proprio da un ragionamento: dove si poteva trovare una collezione di arte italiana di livello straordinario e non pienamente conosciuta? Certamente era difficile che fosse nei Paesi con il più forte transito di idee e di progetti culturali come quelli europei a noi vicini. Da lì cominciarono alcune mostre, soprattutto sulla pittura Veneta, che videro il Museo Ermitage prestatore e partecipe.
Sono gli anni in cui in Italia giungono due colossali mostre della collezione di quadri degli impressionisti del grande Museo Russo. Il protagonista è Leonardo Mondadori, che più avanti incrocio e conosco meglio. Poi Leonardo se ne va, colpito da una tragica malattia e l'Ermitage si ritrova senza l'interlocutore italiano. É lì che il Direttore Generale di allora e di oggi Michail Piotrovsky mi chiama, ed è lì che si avvia il lavoro che ha portato a Ermitage Italia.
Nel 2007 infatti nasce a Ferrara Ermitage Italia sulla base di un accordo condiviso con gli enti pubblici locali. Tale accordo viene sottoscritto nell'ambito del vertice tra Italia e Russia tenutosi a Bari e sarà poi rinnovato a Trieste, sempre in un vertice tra i due Governi.

Inevitabilmente mi tornano alla mente spezzoni di Arca russa, il film di Sokurov: quell’intero, lunghissimo, piano-sequenza che attraversa e scopre uno dei momenti/monumenti più decisivi della storia politica, sociale e culturale della Russia. Appunto l’Ermitage, luogo per me quasi mitico che purtroppo non ho mai avuto occasione di visitare, così come credo numerosi dei miei lettori. Ce lo racconti?
Mi fa piacere che ti venga in mente il film Arca russa, perché è appena andato nei cinema il film Ermitage. Il potere dell'arte, prodotto da Nexo Digital e da 3D insieme a Sky e con la nostra piena partecipazione.
Descrivere l'Ermitage è difficile, però posso darti alcuni numeri che ti fanno capire la dimensione del colosso, sperando tu presto ci possa andare perché l'occhio supera certamente la parola. 3.450.000 opere, 600 tra curatori scientifici e restauratori, 37.000 metri quadri per il moderno e il contemporaneo, 140.000 metri quadri di deposito strutturato con i più moderni sistemi di climatizzazione e di intervento sulle opere. Ed ancora, più di 28 km di percorso lineare di visita, un Direttore che è in carica da 27 anni e il cui padre fece prima di lui il Direttore per 26 anni. L’Ermitage, il Museo delle Arti occidentali è descritto come il luogo della conoscenza del mondo, in “salsa russa”. Pietro il Grande e Caterina lo vollero per dare una fortissima dimensione Europea alla città e alla Russia dell'epoca e francamente credo che questo senso non sia cambiato.

Progetti in cantiere di cui ci vuoi parlare?
Sono diversi, ma permettimi di essere per una volta reticente e di usare l'arma del silenzio. Se vuoi, è scaramanzia…
Approfitto per chiederti di suggerire ai miei lettori una o più mostre da visitare durante queste vacanze di Natale.
Certamente, questo è l'anno di Canova: a Milano e a Roma vi sono due mostre importanti. La prima confronta Canova e Thordvalsen e la seconda guarda a Canova nei suoi rapporti con la città di Roma. Dopo lo straordinario successo di Canova a Napoli, credo irripetibile, sono due momenti di rara bellezza.

Ti conosco come un raffinato buongustaio e, guarda caso, la mia è una rubrica di cucina. Cosa ci racconti del tuo rapporto con i fornelli?
Li amo, cucino da sempre e ho anche svolto per un periodo della mia vita un lavoro accanto ai fornelli. I cibi non sono l'arte da concedersi solo nel riposo e nella tranquillità, ma un modo di capire, vedere, studiare popoli e genti guardando ora gli occhi, ora il naso, ora il piatto. Non si rimane mai delusi.

Per ultimo facciamo un gioco che mi servirà per creare la tua ricetta dedicata. Se aprissi ora il frigorifero di casa tua, cosa ci troverei dentro?
Creare una ricetta non ti sarà difficile perché ho la ‘sindrome della guerra mondiale’. Il mio frigorifero quindi è pieno ed il freezer pure. Però se vuoi una descrizione, ti dico cavolo viola e cavolo giallo, coste d'argento, ravanelli bianchi, zucchine, finocchi e (fuori dal frigo) pomodori cuore di bue rosati ed ancora, muscoletto di carne pronto per un pepato, fagioli comprati dai produttori, burro altoatesino o di malga, soppressa di una macelleria di Buja in Friuli e salame accanto ad un Parmigiano Reggiano di due età: 36 mesi per il piacere del palato e 94 mesi per stupire l'ospite.
Ma il frigo non basta. In dispensa troverai la pasta di Gragnano, alcuni sali diversi e soprattutto un ensemble di pepi, 8 o 9 che, messi insieme e rigorosamente ermetizzati, sono un piacere.
Il resto è olio di gomito.

La ricetta
Caro Maurizio, complimenti per la tua grande dispensa! Per te avevo pensato a un risotto a base di pesce o crostacei, ma tra tutto il commestibile umano quello che ti manca sono proprio questi unici ingredienti. Allora ho cambiato idea e ti propongo di mettere sul fuoco il primo ingrediente che mi descrivi: il cavolo viola.

CAVOLO VIOLA GRATINATO
Per cucinare il cavolfiore viola al forno, dividilo in cimette e lavale. Ora cuocile nel cestello a vapore per 10 minuti, controllando perché il cavolo dovrà restare ben croccante. Nel frattempo rassoda due uova, lasciale intiepidire e sgusciale: trita gli albumi, schiacci i tuorli con la forchetta e unisci al cavolfiore mescolando con delicatezza. In un tegamino fai sciogliere una noce di quell’ottimo burro di cui mi parlavi e insaporisci con due cucchiai di pangrattato. Quindi versa il composto ottenuto sul cavolfiore, aggiungendo qualche cubetto di soppressa di Buja e quattro cucchiai del tuo splendido Parmigiano Reggiano grattugiato. Regolate il sale, abbonda del tuo pepe e amalgama accuratamente il tutto. Non ti resta che imburrare una pirofila, versare il composto, distribuire alcuni fiocchetti di quel burro di malga e cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per 15 minuti più 3/4 minuti di gratinatura. Per accompagnare ti propongo un calice di birra speziata, per esempio all’erica per amaricare in sostituzione del luppolo.