VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow TEATRO arrow La nera ombra. A teatro con gli eroi del male di Bernhard, per non dimenticare
La nera ombra. A teatro con gli eroi del male di Bernhard, per non dimenticare
di Loris Casadei   

ImageIl debutto di Prima della pensione avvenne il 29 giugno del 1979 a Stoccarda. I precedenti due anni vennero definiti “orribili” nella storia tedesca. La RAF nel 1977 aveva assassinato il presidente della Confindustria tedesca Schleyer, già membro del Partito Nazista. A loro volta un gruppo di militanti della Rote Armee Fraktion si era suicidato o era stato trucidato nel carcere di Stammheim.

 

Nel dicembre del 1978 un gelo apocalittico aveva messo in ginocchio l’economia tedesca. Anni anche di crisi della Nato. Il Muro di Berlino continuava a mietere vittime. Gli intellettuali s’interrogavano sulla società e sul loro possibile ruolo.

 

Il fatto di cronaca che ispira Thomas Bernhard alla scrittura della pièce è il cosiddetto “affare Filbinger”, ovvero la storia Claus Peymann, direttore del Teatro di Stoccarda e regista di molti dei lavori del drammaturgo tedesco, che fu considerato un simpatizzante del terrorismo e condannato dal tribunale a lasciare la direzione del Teatro, soltanto per aver chiesto un comportamento più umano nelle carceri. Si scoprì poco dopo che il presidente del tribunale che lo rimosse dal suo incarico era stato un fedelissimo di Hitler.


Thomas Bernhard immagina e osserva la vita di un giudice anziano prossimo alla pensione, Rudolf Höller, nella sua claustrofobica casa, insieme alle due sorelle, impegnati nei preparativi per i festeggiamenti per il compleanno del criminale nazista Heinrich Himmler, che i tre celebrano ogni anno con una cena.


L’autore coglie miserie umane e luoghi comuni, sotterranee presenze ancora dell’oggi.


«In fondo la gente è colpevole delle proprie miserie… aiutare i poveri, tirarli fuori dal pantano non serve a niente… le donne, mogli che si devono adeguare», salvo poi ricordare la madre che ha «ceduto all’improvviso, a 30 anni era già vecchia e con i capelli grigi». Il riferimento a Cechov è avvertibile nel continuo riferimento a una fuga a Parigi, invece «abbiamo imparato il nostro copione... la pensione, ecco cosa ci fa paura, già ci vedo qui seduti tutti e tre in questa stanza aspettando solo di crepare».


Lo scrittore ha il merito di rivelare l’angoscia dell’uomo, ma ne coglie anche l’impossibilità di esprimerla. Un canto epico negativo, dove gli antieroi si chiudono in se stessi e non possiamo forse neppure odiarli come il pubblico non ha potuto totalmente condannare Le serve di Genet o la famiglia di Song Kang-ho nel film Parasite (2019).


La prima italiana è stata nel 1999, con Umberto Orsini, Milena Vukotic e Valeria Moriconi e già il clima diviene meno opprimente anche se non meno efficace. Ora, Elena Bucci e Marco Sgrosso, ambedue ideatori, registi e scenografi del progetto, oltre che interpreti in scena insieme a Elisabetta Vergani, riprendono la vicenda con una sorta di “sguardo d’arlecchino”, che sa far sorgere il riso, soprattutto nella scelta di dare importanza al rito reiterato del compleanno e alla sua preparazione, una sorta di teatro nel teatro, anche se il riso è prontamente raggelato e mette in evidenza una realtà quasi astorica, ove l’abisso che è in noi non è stato ancora esplorato, non ancora controllabile e pronto a riaffiorare. Lo spettacolo è una coraggiosa produzione ERT, realizzato in collaborazione con Le Belle Bandiere, non a caso inserita nel programma delle attività che l’Università Ca’ Foscari organizza per il Giorno della Memoria.

Prima della pensione ovvero Cospiratori
28 gennaio 2020

Teatro Ca’ Foscari, Santa Marta
www.unive.it