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Ateneo Veneto. Verso il Giorno della Memoria 2020
di Redazioneweb   
ImageIn occasione del Giorno della Memoria 2020, che ricorre il 27 gennaio, l’Ateneo Veneto promuove una serie di iniziative e di incontri, per non dimenticare e per stimolare una sempre vivace quanto necessaria riflessione sulla lezione della Storia, su quanti insegnamenti possiamo trarre da ciò che ha lasciato il nostro recente passato.

 

Martedì 14 gennaio alle ore 18, Ateneo Veneto, Consolato Uruguay di Venezia, Figli della Shoah e Associazione MilanoFestivaLetteratura presentano lo spettacolo teatrale La promessa, scritto e diretto da Miton Fernandez e interpretato da Ilaria Nadin, Aldo Stella, Antonio Paiola.


La Promessa parla di memoria. Di una memoria tenuta gelosamente in serbo da uno degli ultimi sopravvissuti a una catastrofe chiamata Olocausto. Un anziano professore è da qualche tempo costretto a vivere in una casa di riposo, dove la vita si riduce a un sereno scivolare verso l’oblio. Ha fatto promettere a sua nipote di non andare a trovarlo. Farsi vedere in quella situazione equivale ad abdicare a una dignità che lui ritiene essenziale. ‚Ä®Lo spettacolo si apre con l’arrivo di Lil, la nipote, nel residence. Lo scontro con un medico che a un primo approccio appare come la rappresentazione della banalità del male. Portatore sano di una burocratica esistenza, al servizio di un sistema che trasforma i pazienti in clienti.‚Ä®

Giuseppe, il protagonista, ha chiesto alla nipote di venire a trovarlo. La solleva della sua promessa. Le chiede aiuto. La memoria lo sta abbandonando. Ed è qualcosa che lui non si può permettere.‚Ä® Qualcuno deve scrivere quello che lui si è promesso di dire al mondo, quello che ciascuno dei sopravvissuti all’inferno del lager ha giurato di continuare a raccontare. «Abbiamo tutti bisogno degli altri. Siamo… necessari. Dobbiamo sopravvivere, non per noi stessi, ma per mettere in guardia tutti quanti…. È questo il compito. Per questo Dio ci ha tenuto in vita. Perché dobbiamo raccontare al mondo quello che è successo. È il nostro dovere. E non possiamo permetterci di morire, o di perdere la memoria… Lo capisci? Ricordare, raccontare… è il nostro modo di mettere in guardia gli altri. Come fanno gli animali… È il nostro grido di allarme. Il nostro urlo. Affinché chi viene dopo di noi possa scansare il pericolo… riconoscere il mostro».


Il resto è la narrazione della lotta disperata dell’individuo – in questo caso un anziano professore innamorato della letteratura classica – del simbolo potente della volontà dell’uomo di tutelare con ogni mezzo non solo la dignità della sua esistenza, ma anche quella di coloro che vengono dopo di lui. Perché l’orrore è lì, sempre in agguato, in attesa che la memoria abbassi la guardia.

 

Ma la memoria non deve abbassare la guardia, ognuno di noi ha il dovere di mantenerla viva, e ce lo ricorda anche Ottavia Piccolo, domenica 19 gennaio alle ore 11 con il monologo Il razzismo di tutti i giorni, una lettura de La Moglie ebrea di Bertolt Brecht tratto da Terrore e miseria del terzo Reich.


E sempre domenica, 19, nel pomeriggio, alle ore 16, l'Ateneo ospita il concerto-reading organizzato dall’Associazione Culturale Musica Venezia,Un compositore dimenticato: Mieczyslaw Weinberg dedicato alle magnifiche e purtroppo poco conosciute musiche che il compositore russo ha scritto per flauto e pianoforte: 12 Miniatures e Cinque Pezzi eseguiti da Federica Lotti, flauto, e al pianoforte da Ramona Munteanu che esegue inoltre le Sonate n. 2 e n. 6 per pianoforte solo. 

 

Mieczyslaw Weinberg nacque a Varsavia nel 1939 e si diplomò dal Conservatorio cittadino nel 1939, alla vigilia della Guerra. L’invasione tedesca fu decisiva per la storia della sua carriera. Per sottrarsi ai nazisti Weinberg fuggì a Minsk, nella zone occupata dall’Armata Rossa sovietica. Quando nel giugno del 1941 la Wehrmacht iniziò l’invasione dell’Unione Sovietica, Weinberg fu evacuato a Tashkent in Uzbekistan da dove nel 1943 si trasferì a Mosca. Nel 1949 fu accusato dal regime sovietico di “formalismo” e nel 1953 fu arrestato durante le persecuzioni contro l’intelligencija ebraica. Su intercessione dell’amico Šostakovińć, il compositore ottenne in seguito la piena riabilitazione politica e ricevette il Premio di Stato dell’Unione Sovietica nel 1971. Ammiratori della sua musica furono, tra gli altri, sia Mstislav Rostropovic che Svjatoslav Richter.

 

Prima del concerto, il pubblico avrà l’occasione di ascoltare alcuni brani del libro di Liliana Segre, La Memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah letti da Federica Zagatti (in italiano) e Roberta Reeder (in inglese). Dagli anni Novanta, la Segre va ovunque in Italia e nel mondo con la sua storia e con il suo messaggio: gli orrori di ieri, di oggi e di domani nascono e si sviluppano all’ombra della parola “indifferenza”. Mai possiamo dimenticare la Shoah

 

La promessa

14 gennaio h. 18

Aula Magna

 

Il razzismo di tutti i giorni

19 gennaio h. 11

Aula Magna

 

Un compositore dimenticato: Mieczyslaw Weinberg

19 gennaio h. 16

Aula Magna

 

Ateneo Veneto

Campo San Fantin - Venezia

www.ateneoveneto.org