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Essere immortale. Ennio Morricone, una lezione da Maestro
di Davide Carbone   
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Funerali strettamente privati, «per non disturbare». Ennio Morricone non c’è più, è morto nella notte del 6 luglio 2020 per le conseguenze di una caduta che gli aveva rotto il femore e danneggiato irrimediabilmente il fisico, a 91 anni. Sì, “per non disturbare”, proprio come affermato in un testo affidato al suo legale e che il Maestro ha chiesto di divulgare dopo la propria morte, un necrologio scritto da lui stesso che disarma per la semplicità, l’umiltà di un uomo alle prese con l’ultimo saluto ai propri cari, con il commiato più doloroso riservato alla moglie adorata, Maria, che si era vista dedicare l’Oscar vinto nel febbraio del 2016 per la colonna sonora di The Hateful Eight di Tarantino. 
E proprio leggendo quelle parole di affetto dedicate a moglie, figli, nipoti e amici fraterni ci si può rendere conto della grandezza di Ennio Morricone.

 

Una grandezza mai ostentata, un’umiltà che lo faceva lavorare a ogni singola canzone con lo spirito del debuttante che ha tutto da dimostrare, anche dopo decenni caratterizzati da pagine di musica che resteranno per sempre nella storia del cinema, al pari di tutti i grandi compositori classici universalmente celebrati. Ho avuto il privilegio e la fortuna di assistere a un suo concerto nel maggio scorso all’Arena di Verona, sotto un diluvio incessante. In condizioni di salute non eccellenti, Morricone diresse l’Orchestra da seduto, non per questo perdendo in autorità o lucidità, impossibile per un fuoriclasse del genere che avrebbe potuto dirigere anche sdraiato, o di spalle. 

 

La magia arrivò intatta e potente alle orecchie di ogni singolo spettatore di un’Arena gremita: due ore e mezzo di concerto, con pausa di venti minuti e con il Maestro che dopo ogni brano si alza e ringrazia il pubblico.
 Il buono, il brutto, il cattivo, La battaglia di Algeri, Sacco e Vanzetti, la travolgente Gabriel’s oboe di Mission, l’immortale tema di Nuovo Cinema Paradiso: impossibile spiegare a parole cosa l’ascolto di questi capolavori riesca a smuovere, musiche la cui bellezza è totalmente indipendente dalle sequenze cinematografiche che rievocano, pur adattandosi alla perfezione a tutto il sistema di significanti e significati che il regista voleva trasmettere, attraverso gli attori. 


 

Ennio Morricone non c’è più. Restano per sempre le sue colonne sonore, le nostre colonne sonore, il suo più grande orgoglio: l’essere entrato nella nostra vita attraverso la sua musica, legando alla sua opera i ricordi di tutte le persone rimaste estasiate dal suo talento e dalla sua genialità.
 Stia seduto, Maestro. Stavolta ci alziamo tutti noi.