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URBANTREKKING | Sulle tracce dei draghi nascosti a Venezia
di Franca Lugato   

Dalle suggestioni del capolavoro di Paolo Uccello San Giorgio e il drago, ospite a Palazzo Cini, alle tracce di altri famosi draghi ‘nascosti’ a Venezia...

 

 

 

1. SCUOLA DI SAN GIORGIO DEGLI SCHIAVONI
VITTORE CARPACCIO

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San Giorgio e il drago | 1502–1504 (Olio su tela, cm 141x360)

Il drago della Scuola Dalmata è tra i più conosciuti in città e ci riporta nello straordinario mondo pittorico di Carpaccio, maestro della pittura veneziana tra fine Quattrocento e primo Cinquecento, seducente narratore di favole letterarie e vite di santi nostalgicamente trattate come poemi cavallereschi. Reminiscenze tardo gotiche (basti osservare il ricciolo della coda del drago) si sposano a quella tensione verso il rigore e la razionalità tipiche del Rinascimento in questo episodio della vita di San Giorgio, che è sicuramente il più emblematico della sua esistenza. Potenza e insaziabile voracità trapelano dal fantastico rettile. Spostando lo sguardo alla scena successiva – Il trionfo di San Giorgio –,  il drago ferito e quindi sconfitto viene portato a guinzaglio nella città libica di Selene, assumendo i toni di un animale inoffensivo prima della sua definitiva uccisione.


2. ISOLA DI SAN GIORGIO MAGGIORE
Coro d’inverno o Sala del Conclave
VITTORE CARPACCIO
San Giorgio e il drago
| 1516 (Olio su tela, cm 180x226)

Sconosciuto ai più ma a noi molto caro (vedi articolo di Augusto Gentili, Venezianews n. 250 Dicembre-Gennaio 2021) è il drago, firmato e datato 1516, che Carpaccio dipinse per il monastero benedettino di San Giorgio nel defilato Coro d’inverno. In primo piano il dipinto raffigura il duello di Giorgio con il drago, il cavaliere cristiano contro la bestia diabolica dall’occhio infuocato; di grande interesse per la comprensione dell’opera risultano le altre storie di santità e martiri (Stefano, Gerolamo, Benedetto) che popolano la tela e che non hanno nulla a che vedere con Giorgio, ma diventano preziosissimi indizi per scoprire la committenza del dipinto. Nella finta predella, quattro riquadri raffigurano i terribili supplizi di Giorgio dopo l’uccisione del drago, fino al martirio per decapitazione. Magistrale in questo dipinto è l’utilizzo di colore e luce.


3. PIAZZETTA DI SAN MARCO

Le colonne Marco e Todaro

Un drago e una chimera svettano sulle colonne più famose di Venezia, quelle del Molo di San Marco. I due monoliti di granito orientale vennero eretti sotto il dogado di Sebastiano Ziani (1172 circa) e in seguito, in maniera abbastanza spregiudicata, i veneziani vi collocarono alla sommità delle “opere di recupero”, che nel loro riutilizzo finirono per simboleggiare i santi patroni della città. Teodoro (Todaro per i veneziani), santo bizantino e guerriero, primo protettore della città, è raffigurato mentre calpesta il drago sconfitto: il busto risale alla statua di un imperatore romano mentre il rimanente dell’opera è stato realizzato in periodo medievale (ricordiamo che si tratta di una copia, mentre l’originale si trova nel cortile di Palazzo Ducale). San Marco è simboleggiato dal Leone, in realtà una splendida chimera in bronzo di provenienza orientale alla quale sono state aggiunte le ali.


4. CAMPO SANTA MARGHERITA
Statua di Santa Margherita e altri draghi

Tra i draghi in pietra che si possono incontrare a Venezia sicuramente quelli di Campo Santa Margherita sono tra i più belli, collocati sul lato nord, dove sono ancora ben visibili le tracce dell’antica chiesa di Santa Margherita ora sconsacrata, che ospita l’Auditorium di Ca’ Foscari. Il drago ai piedi della Santa nella statua dentro la nicchia è incredibilmente mostruoso e visionario. Ricordiamo che nella leggenda di Margherita d’Antiochia, giovanissima martire cristiana vissuta ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano, il demonio le si materializzò sotto forma di drago inghiottendola. Margherita sorretta dalla fede riuscì a riemergere squarciando con la croce che teneva in mano il ventre della bestia mostruosa e così dal Medioevo la figura di questa Santa viene affiancata ai più celebri santi draghicidi. Ci sono altre due creature mostruose che incorniciano il portale verso la calle, forse draghi o mostri marini, sta di fatto che danno il nome a uno dei localini più frequentati della zona.


5. COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
MAX ERNST
La vestizione della sposa
| 1940 (Olio su tela, cm 129 x 96)

Il pittore surrealista Max Ernst fu anche marito di Peggy Guggenheim e a lei regalò uno dei più straordinari dipinti della sua produzione artistica, dove utilizza la tecnica della decalcomania da lui sperimentata a partire dal 1935. Figure antropomorfe, animalesche e mostruose, da incubo, appartenenti a universi immaginari, abbigliate con piumaggi dai colori sgargianti, colpiscono il visitatore per la loro verosimiglianza. Il dipinto è ricco di rimandi simbolici, come quell’essere mostruoso di sinistra, dalle gambe umane e la testa d’uccello, ricoperto di piume verdi. Svariate sono le interpretazioni di questo enigmatico quadro e l’uomo-uccello viene spesso accostato all’artista stesso. Ernst per lungo tempo creò un suo alter ego, Loplop, un essere Superiore degli Uccelli. La lancia, simbolo fallico, che regge in mano puntata verso la sposa potrebbe essere interpretata con il rapporto amoroso con la giovane pittrice surrealista inglese Leonora Carrington. Rimandi biografici in una delle opere più iconiche del surrealismo.

 
6. CAMPO SAN SALVADOR
Insegna Marforio

Vogliamo chiudere questa breve carrellata tra draghi, mostri e figure antropomorfe con ciò che rimane di uno dei negozi più celebri della città. Si tratta del mostruoso ma elegantissimo drago-uccello dell’in- segna di Marforio, lo storico negozio di ombrelli, borsette, portafogli e altro ancora che si trovava all’inizio delle Mercerie dal lato di San Salvador e che tutti i veneziani hanno frequentato o conosciuto attraverso i racconti. Il becco del fantastico animale, parte finale del lungo e flessuoso collo, diviene punto d’appoggio per la lampada costituita da tre ombrelli aperti e colorati. Un bellissimo esempio di manufatto in ferro battuto, tecnica largamente diffusa nei primi decenni del Novecento, con abilissimi maestri presenti in città, spesso impegnati nelle elegantissime e raffinate ville Liberty del Lido.