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ConSensi di Carnevale
di Marzio Fabi   

Il Carnevale polisensoriale è la  nuova idea  di Marco  Balich, ’fustigatore’ dei costumi serenissimi, l’uomo capace di inventare eventi che non siano tacciabili di provincialismo.

 

Balich  deve aver pensato  che se a  Rio le protagoniste  dei  balli carnascialeschi hanno dei  notevoli fondoschiena, a vantaggio  dell’altrui vista, a Venezia è possibile utilizzare gli altri sensi, aggiungendone un sesto,  la forza concreta della mente, che raccoglie ed elabora tutti gli stimoli che da  ogni dove convergono necessariamente verso il centro, per definizione la Piazza,  luogo mitico di baci, balli, luci, colori e festa.

 

L’edizione 2008 è Sensation,  San  Polo  è  vista,  Santa  Croce  olfatto,  Dorsoduro  tatto,  Castello udito,  Cannaregio gusto, San Marco ha il compito di raccogliere tutti i dati sensoriali  e farne  la koinè  del divertimento,  che è  poi il  vero senso  della festa. Va  segnalata  l’iniziativa   Carnevale  al   Buio,  ai   Magazzini  del   Sale,  in  collaborazione  con  l’Istituto dei  Ciechi  di Milano,  un  percorso sensoriale  vissuto all’insegna della  scoperta della percezione  e la Romania  in Musica, i  Ritmi dell’Est, al  Padiglione Italia della  Biennale per una  non stop Bucarest  way, con cantanti, gruppi musicali e  dj session rumeni. Musica e teatro  sono i  protagonisti  della  festa,  ogni  luogo  pubblico  offre  happening  musicali e  teatrali, nel rispetto della  tradizione storica del Carnevale  veneziano.

 

Dalla  metà  del ’400  alla fine  del ’500  l’organizzazione delle  feste di  Carnevale  veniva  regolarmente  affidata  alle “compagnie  della  calza”,  associazioni di  giovani  patrizi che  indossavano calze  con i  colori del  proprio sestiere  di  appartenenza. Durante  i giorni  di festa,  oltre agli  intrattenimenti privati,  venivano organizzati molti spettacoli di grande attrazione per i ricevimenti del  Doge e  dei suoi  ospiti.

 

Si  poteva assistere  alla Macchina  dei Fuochi, con i  mirabolanti effetti pirotecnici; alle Forze d’Ercole dove i Castellani (abitanti  dei  sestieri  di Castello,  San  Marco e  Dorsoduro)  affrontavano i  Nicolotti  (quelli degli altri sestieri)  con una prova di  resistenza tra le due  piramidi  umane; al Ballo della Moresca, che era una romantica danza di guerra con  spade,  che rappresentava lo scontro  tra cristiani e mori;  si svolgeva nella corte  di  palazzo Ducale il  truculento, oggi si  sarebbe definito splatter,  Taglio della  Testa del Toro. Sopravvissuto fino ai  nostri giorni è il Volo della  Colombina,  che in origine era  il tentativo di un  prigioniero turco di camminare  lungo la  fune che collegava il campanile alla loggia di palazzo Ducale per consegnare  al Doge  un dono  e ricevere  la grazia   e la  libertà.

 

Nel  corso degli  anni  la  camminata sulla fune  è stata sostituita  dal meno pericoloso  Volo dell’Angelo,  con una  persona imbragata,  che segue  lo stesso  percorso, a  simboleggiare la  pace. Il Carnevale iniziava a Venezia il giorno di S. Stefano, quando il governo  dava la licenza di  portare la maschera. Ad  aprire il Carnevale la  festa delle  Marie, una  parata di dodici fanciulle  veneziane, a ricordo di un’antica leggenda, che narra che nel 943, mentre era doge Pietro Candiano, si celebravano  i matrimoni in un  unico giorno dell’anno. Le  spose partivano in corteo acqueo dall’Arsenale lungo il rio detto “delle  Vergini” per  raggiungere i  promessi  sposi che le attendevano, assieme agli  invitati, nella Chiesa di San Nicolò  al  Lido. Quell’anno i pirati triestini assalirono il corteo in laguna e rapironole spose con tutti  i corredi e  le doti. I  pirati vennero presto  raggiunti nella  laguna di Caorle e trucidati dalla spedizione che i veneziani inferociti avevano subito approntato.

 

Le spose si salvarono e vennero riportate alla cerimonia. Il Governo della Serenissima impose da allora a dodici famiglie patrizie di  provvedere ogni anno alla dote di altrettante fanciulle veneziane povere, scelte  tra le più belle, chiamate “Marie”. Le fanciulle si recavano nelle Chiesa di San  Pietro di Castello per essere  benedette dal Vescovo, venivano quindi  portate a  San Marco per incontrare il Doge,  fino ad arrivare sul Bucintoro a Santa Maria Formosa.

 

Marzio Fabi

 

«Carnevale   2008»  
Dal  25   gennaio   al   5   febbraio 
www.carnevale.venezia.it