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Incontri ravvicinati
di Redazione   
Luogo di molti luoghi, luogo delle mille differenze - si leggono nella sua storia, nelle sue architetture, nella varietà delle sue attività - la Fondazione rappresenta un campo di sperimentazione ideale. Con Diario cromatico di Maria Morganti e Il suono della lingua di Mariateresa Sartori prosegue la programmazione di Conservare il futuro, il progetto promosso dalla Fondazione Querini Stampalia e dalla Regione del Veneto e incentrato sul rapporto fra arte antica e arte contemporanea, tra un passato da tutelare e un futuro da progettare.

 

Dopo Giulio Paolini, Remo Salvadori, Elisabetta Di Maggio, Kiki Smith, Giuseppe Caccavale, Georges Adéagbo, Stefano Arienti, sono ora due artiste che vivono e lavorano a Venezia a confrontarsi con la memoria e la storia della Fondazione, e lo fanno entrando in relazione ciascuna con uno specifico luogo di questa istituzione: la Morganti ‘colloquia’ con il museo e la sua pinacoteca, la Sartori lo fa con l’antica biblioteca.

 

Incontri ravvicinati:
la ‘vostra’ Fondazione

 

ImageMaria Morganti - Quando Chiara Bertola mi ha invitato a pensare a un progetto per il Museo della Fondazione Querini Stampalia, ho cominciato a riflettere su come avvicinarmi - rimanendo dentro al mio processo pittorico - ad un lavoro così specifico, legato ad un luogo così forte, che frequento con continuità da quando vivo a Venezia.

 

Era importante sentirmi dentro al mio modo di dipingere, ma facendo diventare questa esperienza un momento di trasformazione per me e la mia pittura. Insieme a Chiara Bertola abbiamo deciso il luogo dove le mie 5 tele si sarebbero andate a collocare: 5 sovraporta nelle 5 sale del museo che si affacciano verso il Campo di Santa Maria Formosa. Il mio lavoro nasce da una relazione con le pitture della collezione collocate in quelle 5 stanze.

 

ImageI quadri alle pareti del Longhi, di Palma il Giovane, di Marco Vecellio, dello Schiavone ecc. sono diventate le mie tavolozze. Ogni due o tre giorni passavo in quelle stanze mi fissavo su un colore e lo portavo nello studio e, come di solito dipingo, stendevo lo strato di colore sulla tela. I cinque quadri sono diventati il ‘racconto’ della mia esperienza attraverso il colore nel museo.

 

ImageMariateresa Sartori - Come tanti altri studenti veneziani ho passato ore a studiare nella Biblioteca della Querini. Ritornarci ora con la realizzazione di un lavoro pensato ap-posta per questo luogo, tornare nella sala dei dizionari, che è proprio quella che sceglievo per poter effettivamente consultare il dizionario di lingue con la libertà consentita dalla scaffalatura aperta, tornare con un progetto che ha per me una storia antica, che risale addirittura alla mia infanzia, è per me motivo di enorme soddisfazione mista ad incredulità.

 

ImageHo voluto mantenere inalterate le modalità di fruizione tipiche della biblioteca: l’isolamento all’interno di uno spazio pubblico ordinato secondo principi tassonomici e lo sprofondare in un mondo speciale, interiore. Il visitatore può quindi sentire attraverso le cuffie la melodia e il ritmo della propria lingua madre e di altre dieci tra le più diffuse lingue del mondo. Per rendere possibile questa esperienza la poesia prescelta è stata ‘depurata’ dal significato, (nel caso dell’italiano si tratta del Canto di un pastore errante dell’Asia del Leopardi), spostando le consonanti all’interno di una stessa parola o tra parole vicine, mantenendo però sempre intatta la lunghezza, la scansione metrica, la rima.

 

Il risultato è qualcosa di assolutamente incomprensibile ma assurdamente familiare.

 


Maria Morganti. Diario cromatico
Mariateresa Sartori. Il suono della lingua
Fino al 14 settembre
Fondazione Querini Stampalia onlus
Info tel. 041-2711411
www.querinistampalia.it