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Pianeta fisarmonica

ImageStrumento poco utilizzato, marginale, almeno nel jazz, la fisarmonica è però in grado di prendere il posto di tutte le tastiere e può essere considerato uno strumento a fiato, grazie ai suoi mantici.

 

Dalla metà degli anni ’80 essa comincia ad imporsi all’attenzione, grazie soprattutto ad un francese di Nizza che ha saputo ridarle dignità. Richard Galliano si è imposto sulle scene con un’originalissima fusione tra la musette - un genere musicale tipicamente transalpino, che originariamente sta ad indicare la zampogna francese, inventata nel secolo XVIII dai musicisti di corte con lo scopo di fornire uno strumento pastorale adatto alla moda arcadica del tempo -, il New Tango di Astor Piazzola - con il quale aveva studiato la tecnica del bandoneon -, lo swing e il jazz più moderno. Il tutto accompagnato da un gusto cromatico che rimanda all’Impressionismo di Debussy e Ravel.

 

Assistendo ad una sua esibizione, sia con formazioni tipicamente jazzistiche - e il pubblico mestrino, veneziano e veneto ha avuto la possibilità di ascoltarlo tantissime volte - sia in completa solitudine, ci rendiamo conto di come la fisarmonica nelle sue mani acquisti ora la policromia di un’orchestra, ora un timbro più intimo e raccolto di stampo cameristico.

 

Chi scrive ricorda un’esibizione memorabile nel giardino di Ca’ Vendramin Calergi, d’estate, alcuni anni fa.  Vestito completamente di nero, seduto e con lo strumento assai pesante appoggiato sulle cosce, incurante di un sudore che sgorgava copioso, Galliano diede vita ad un recital indimenticabile per intensità e creatività, mostrando un virtuosismo eccezionale e, ciò che più conta, non fine a se stesso, bensì finalizzato alla personale espressività.

 

Tra i numerosi lavori discografici, ne ricordiamo con piacere uno, Chanson, inciso nel 1994 per la padovana Galarecords, etichetta purtroppo scomparsa, assieme a tre magnifici musicisti italiani: Enrico Rava alla tromba, Rita Marcotulli al piano ed Enzo Pietropaoli al contrabbasso. E proprio il lirismo di Rava trovava un compagno nella malinconica timbricità di Galliano, autore di un paio di pezzi, Giselle e il finale Spleen, decisamente emozionanti.

 

ImageLo attendiamo dunque con fiducia al Toniolo, per questo nuovo progetto con il quartetto d’archi napoletano Solis String Quartet, con il quale Galliano aveva collaborato nel 2006 per una registrazione. Sarà interessante ascoltare una scaletta fatta, ipotizziamo, anche di originali del virtuoso francese, riarrangiati in maniera tale da sembrare composizioni cui è stata data nuova linfa vitale che le renderà affascinanti perché in grado di esibire particolari nascosti nelle precedenti esecuzioni.

 

Giovanni Greto

 

Richard Galliano & Solis String Quartet
12 febbraio Teatro Toniolo-Mestre (Ve)
www.culturaspettacolovenezia.it