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Dicotomie oriente/occidente
di Luisa Turchi   
Solo Gregor Schneider, l’artista per il quale non sono mancate feroci polemiche a causa del suo voler rappresentare un “luogo umano per la morte” tramite l’esposizione di una persona in fin di vita in un museo, poteva concepire un’istallazione come Cube Venice che per il suo impatto emotivo si è scontrata fin dall’inizio con l’establishment veneziano e pertanto non è mai venuta alla luce.

 

Del progetto si possono ora osservare alla Fondazione Bevilacqua La Masa presentazioni in 3d, modelli, fotografie e disegni. Ciò che doveva essere costruito, in mezzo a Piazza San Marco oppure di fronte, sulle acque del bacino, era un grande cubo nero ispirato alla Ka’ba della Mecca, da realizzarsi in mattoni e da ricoprirsi con un drappo di velluto con sure coraniche in oro e argento, poi ritagliato in pezzi e sostituito ogni anno.

 

L’opera sarebbe stata permeata in se stessa del contrasto fra il suo essere oggetto legato alla tradizione occidentale astratta e minimalista e al contempo emblema possibile del culto religioso islamico, portatore dei suoi segreti inespressi e nascosti (non a caso la scultura non avrebbe avuto ingressi). Schneider per la mostra ha creato un tunnel che si diparte dal portone della sala espositiva, senza luce: il ‘pieno’ del cubo è diventato un vuoto, un misterioso passaggio senza appigli. L’unica speranza di quella bocca nera e insonorizzata che sembra suggerire un percorso oltremodo inquieto è da ricercare proprio nella città che la ospita, da secoli teatro di dialoghi e confronti tra il mondo occidentale e orientale: la risposta forse risiede in un impegno politico ancora sconosciuto da ambo le parti.

 

Luisa Turchi

 

«Cube Venice. Conception e design»
Fino al 14 settembre Fondazione Bevilacqua La Masa
Info
www.bevilacqualamasa.it