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What's the frequency, Michael? REM, suonare bene è la miglior vendetta
di Riccardo Triolo   

Inossidabili e anticonvenzionali, anche nella loro veste più scarna e radicale, i REM presentano in tournèe il loro folgorante ultimo lavoro in studio Accelerate, di certo l'album migliore dai tempi dell'epico New Adventures in Hi-fi (1996), l'ultimo prima che il batterista Bill Berry lasciasse. In Accelerate c'è tutto ciò che deve esserci oggi in un album rock, niente di più, niente di meno.

 

Vicino alle sonorità live degli ultimi REM, prodotti da Jacknife Lee (già U2, Kasabian, ecc.), reduci dalle sessioni live della scorsa estate a Dublino, alle spalle il loro primo (e smagliante) CD dal vivo, Stipe, Buck e Mills hanno ritrovato nuova forza, un'accelerazione programmatica e urgente che riporta la formazione ai fasti di un tempo e riconduce il rock alla sua essenza più immediata e lacerante. Nell'era delle più disoneste sofisticherie lo-fi e dell'ascolto immateriale ed astratto, il rock torna a bruciare nell'esperienza fulminea, fisica, incisiva del suono live. Così la voce di Stipe stride e sprofonda tra i suoi versi criptici ed eleganti. Le chitarre di Buck suonano sporche e grevi, oppure brillano nei consueti arpeggi e nei riff cadenzati di gusto sudista. Il basso di Mills scandisce le consuete profondità ritmico-armoniche.

 

Il tutto pregno dello stile e della misura di chi ha disegnato il rock alternativo dagli anni Ottanta ad oggi. Senza cercare la fama ad ogni costo e anzi rischiando grosso con le etichette che agli esordi avrebbero preteso assoli di chitarra e sintetizzatori che Stipe e soci non concessero mai, forgiando invece un'estetica nuova, un college rock di liriche libere e suono grintoso e vibrante, la degna e conseguente risposta al punk rock americano e al suono dei primi Who, senza dimenticare mai le radici country-folk e southern rock. Fu così che Murmur (1983), primo album con l'etichetta indipendente IRS (che i REM preferirono alla major RCA) ottenne il favore pieno della critica più esigente, ma non vendette granchè.

 

Il mondo, ancora privo dei tentacoli della Rete, dovrà aspettare il 1987 per conoscere i REM di Document e del singolo The One I Love. Il resto, si dice in questi casi, è storia:Green nel 1988; l'epocale Out of Time (1991) portatore della gloria di Losing My Religion; quindi il più cupo Automatic for the People (1992), che ha portato alla luce la meravigliosa ballad Everybody Hurts. Tutti pezzi che non mancano mai nelle esibizioni dal vivo della band di Athens. Così come non mancano brani del successivo e geniale Monster (1994), un album di rock inqualificabile, acido e sperimentale, in grado di reinventare il suono REM, confrontandolo con il grunge, il noise e la psichedelia, senza rinunciare al tocco leggero, melodico e brillante e all'eleganza compositiva che contraddistingue il gruppo. A partire da questo album, i REM ampliano il loro spettro sonoro: un saggio di ciò che sono diventati resta il già citato New Adventures in Hi-fi, il loro ultimo lavoro degno di nota, prima di quest'ultimo Accelerate.

 

Se Up (che risente della dipartita del batterista), Reveal (rarefatto, intimista, stanco) e Around the Sun (peggiore) suonano magmatici e nebulosi, quest'ultimo raccoglie il meglio degli ultimi REM: un suono che dal vivo non potrà che rendere merito al rock and roll più schietto e radicale. Perché, parafrasando il pezzo d'apertura di Accelerate «vivere (e suonare) bene è la miglior vendetta».

 

Riccardo Triolo

www.cineletteraria.com

 

REM
21 luglio Arena di Verona
24 luglio Villa Manin-Codroipo (Ud)