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Redentore. Luci sulla città
di Fabio Marzari   
La festa d’estate per eccellenza è la note dei foghi. Come nella tradizione della Serenissima, la commistione tra sacro e profano ha prodotto un terzo genere, del tutto particolare dove alla devozione, sincera, da parte degli abitanti, più o meno credenti, si unisce la ritualità di una festa, dal sapore ancora autenticamente popolare.

 

Non conta il fatto che vi siano anche moltissimi ‘foresti’ attratti dall’incomparabile spettacolo del bacino di San Marco ammantato di luce policroma, il sapore del Redentore è quello di una festa molto locale, l’unione di una città, composta per lo più di ex abitanti, che hanno nel DNA il ritmo della festa. Ricordi di estati lontane, altri caldi, di un bambino curioso che seduto sulle spalle del suo babbo assisteva stupito, e un po’ spaventato dal frastuono e dalla folla, a quella fragorosa esplosione di colori, i mosaici della basilica parevano librarsi nel cielo e gli oh della folla erano il contorno musicale di una notte d’estate in cui si andava a letto tardissimo, ben oltre la fine di carosello…

 

E poi la galleggiante, un’icona di eccesso, l’orchestra che suonava, i politici d’antan, dame e ospiti illustri, luci e fiori a cascata per quella piattaforma quadrata, simbolo di potere. A Venezia esiste un modo di dire pareciada come ea gaegiante a significare un look eccessivo, appariscente, genere Moira Orfei… Per noi bambini con i calzettoni ricamati e i sandaletti con i due buchetti laterali, molto stile Mickey Mouse, la vera festa era osservare quel mondo di gente naif, genere anguria e canottiera, che sembravano divertirsi come pazzi, tutti rubizzi in volto, complice il rabosetto, nelle barche decorate con palloncini colorati e verdi frasche, con tavole imbandite improvvisate colme di leccornie, almeno parevano tali, data la foga con cui addentavano il cibo. Il colore principe era il rosso, quello dell’anguria, mangiata a pieno viso, con una foga esplosiva pari a quella dei fuochi pirotecnici.

 

La formula della festa è rimasta nel tempo quasi immutata, nell’edizione 2008 non sarà riproposto l’esperimento piro-musicale, i fuochi dureranno più a lungo e la festa coinvolgerà tutta la città, anche se il bacino di San Marco stracolmo di natanti ed il ponte votivo che dalle Zattere porta alla chiesa palladiana del Redentore sono e rimangono i luoghi deputati. Ciò che sempre colpisce è la vitalità della festa. A Venezia, la città dei milioni di turisti e degli scarsi abitanti, rimangono in vita poche feste, almeno nella loro cifra autenticamente popolare. Si consumano centinaia di eventi nel corso di un anno, ma sono realmente poche le occasioni rimaste per rivendicare l’appartenenza di un tessuto sociale ad un contesto urbano.

 

Redentore e Madonna della Salute sono le più ‘partecipate’ in senso popolare, radicate nello spirito del veneziano, inteso come abitante o ex abitante di Venezia. Feste entrambe nate in seguito a una calamità che aveva messo in pericolo la sopravvivenza stessa dei Veneziani tutti, un inno alla vita ritrovata per merito di un Intervento esterno. Un grazie che ha saputo durare nei secoli attraverso la forma di festa, un esempio concreto e ben riuscito di applicazione ‘positiva’ di fede. Le lodi possono transitare anche attraverso i bigoi in salsa, il saor e l’anguria, senza per questo risultare blasfeme.

 

Fabio Marzari

 

Festa del Redentore

19-20 luglio

Info www.comune.venezia.it