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L’oro alle sarde! La tradizione gastronomica della Festa del Redentore
di Fabio Marzari   
Come ogni festa che si rispetti, anche il Redentore ha un suo codice eno-gastronomico, un trionfo pagano della tavola, fatto di piatti semplici, di tradizione, ad indicare le origini popolari della festa.

 

Bisogna considerare la logistica dei festeggiamenti ed il fatto che nella maggior parte dei casi se si festeggia a bordo di natanti, non si tratta di modelli super esclusivi con interni sibaritici e camerieri in livrea a servire a tavola, ma di sistemazioni spartane, imbarcazioni da lavoro adattate alla bisogna alle esigenze di ospitalità e di conseguenza tutti i piatti devono essere preparati in anticipo e devono avere le seguenti caratteristiche: piatti poveri, ben conditi, dai sapori forti e decisi, il cui esito inevitabile risulta essere un’alitosi degna di un dromedario dopo una scorpacciata di carrube!


Non c’è tavola che si rispetti che non preveda le sarde in saòr. In pratica sardine con cipolle. L'uso della cipolla era molto in uso negli ambienti marinari, perché aiutava a non ammalarsi di scorbuto. Oltre alle sardine si possono usare le sogliole, soprattutto quelle piccole, i cosiddetti sfogi. Al “pesse in saor”, ghe ocore almanco 5 zorni prima de essar “fato”, overossia “maturo” come che diria i foresti.

 

«Guai de magnarlo prima che sia passà sto tempo. El se conserva anca par un mese, ma bisogna usarghe el riguardo de tignerlo in giassera de istà (de inverno no importa, parché gavemo el fredo natural!). Na abitudine curiosa, che i venessiani se tramanda de generassion in generassion, la vol che, a sto “pesse in saor” ghe vada zontà de inverno, un pugneto de ueta seca e uno de pignoli. Sta zonta curiosa la vien fata parvia che, cussi, la piatansa la deventa più sostansiosa, dato che de inverno, col fredo e el caligo, gavemo bisogno de magnari più calorosi! Sto piato no manca mai ne la lista de le robe da portarse in barca par la cena de la note de'l Redentor».

 

Un altro must è rappresentato dai bigoi in salsa, degli spaghetti con le acciughe, dei lunghi fili di pasta di Bassano, che prendono assai bene il condimento. Guai a far mancare un contenitore, che terrebbe a distanza orde di vampiri, colmo di bovoeti, delle piccole lumachine di terra, cucinate in bianco con una grande quantità d’aglio e prezzemolo, da mangiare con lo stuzzicadenti.

 

Per mantenersi leggeri non mancano mai delle teglie stracolme di peperoni. Esiste anche una tradizione legata al selvadego de laguna delle ex anatre starnazzanti che tuttavia non hanno avuto onore di essere cacciate da Hemingway, finite in pentola per rallegrare una tavola di mezza estate. Prima dell’anguria, per i più tradizionalisti c’è la torta Nicolotta, un dolce fatto con pane raffermo, zucchero, burro e uvetta sultanina…

 

Ci vorrebbe a questo punto un Recioto di Soave ad accompagnare il dolce, per compensare i litri di rabosetto o di prosecco ingurgitati tra una portata e l’altra… In caso di fame improvvisa l’appuntamento è al Lido, all’alba per una brioche calda in compagnia…

 

Fabio Marzari