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Tendenza italica
di Luisa Turchi   

Palazzo Grassi apre la stagione autunnale con una grande mostra antologica, Italics, a lungo desiderata da Françoise Pinault.

Quarant’anni di arte italiana, dal 1968 ad oggi, rivivono insieme nelle opere di più di cento artisti scelti a discrezione di Francesco Bonami: non a caso l’esposizione farà tappa successivamente anche al Museum of Contemporary Art di Chicago, di cui è curatore.

 

ImageSi tratta di un viaggio che ha inizio dalla data spartiacque del ’68, là dove si era arrestato Germano Celant, nella sua mostra Italian Metamorphosis del Guggenheim Museum di New York, nel 1995. Quello che si propone è un possibile, e non unico, itinerario dell’arte contemporanea italiana a partire da un periodo storico assai controverso, segnato dalle contestazioni studentesche e operaie e dal bisogno di rinnovare l’establishment politico e culturale, ma anche, di fronte al dilagare della pubblicità e del boom economico, dalla necessità di ricercare un equilibrio fra pubblico e privato, tra individualismo e società, perennemente in bilico tra tradizione e innovazione, conservazione e rivoluzione.

 

ImageFra i movimenti indagati, viene dato spazio all’Arte Concettuale, che sottolinea l’assoluta autonomia del linguaggio artistico che si autodefinisce, poiché l’arte è l’arte e rimanda a se stessa e al suo linguaggio, e l’idea è essa stessa un’opera d’arte. L’Arte Povera apre poi ai materiali naturali usati in modo diversificato, come legno, carta, stoffa, gesso e pietre, oppure a elementi come la terra, il fuoco o l’acqua, riscoprendone il valore primario, in una ricerca che persegue nella vita quotidiana ‘il direttamente vissuto’ piuttosto che ‘il rappresentato’, per cui lo spazio estetico è luogo di relazioni tra uomo, natura e immaginazione. Ecco allora i protagonisti Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Michelangelo Pistoletto, Pino Pascali, Mario e Marisa Merz, Luciano Fabro, Giovanni Anselmo, Giulio Paolini, Mario Ceroli, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio.

 

ImageLa Transavanguardia teorizzata nel 1979 dal critico Achille Bonito Oliva vede la presenza di Sandro Chia, Francesco Clemente ed Enzo Cucchi, che riaffermano il piacere della manualità come scavo continuo dentro la sostanza della pittura, il recupero dell’immagine con un rimando alla forza espressionista, usando indifferentemente forme astratte e modelli figurativi, attraverso l’arma della citazione rivisitata in un’ottica contemporanea. Il magma del Postmoderno, arte ‘nomade’, segna la caduta delle ideologie in favore del relativismo, persegue la molteplicità sincronica degli eventi in luogo di una concezione diacronica e darwinista, registra la provvisorietà e la contraddittorietà dei tempi, in una visione più soggettiva e individualistica, lontana da un ideale di universalità e talora priva di prospettive per il futuro, concentrata nell’apparenza e nel “qui e ora”.

 

Sempre di più si diffonde l’eclettismo nell’arte, con rivisitazioni di tutte le forme artistiche esistenti insieme a nuove sperimentazioni stilistiche, contaminazioni fra generi. Nel contemporaneo, non mancano Maurizio Cattelan, Luisa Lambri. Sono diversi gli artisti che, privilegiando di una sovraesposizione, potranno aspirare ad acquisire una dimensione più internazionale, quali Simone Berti, Alice Cattaneo, Diego Pessoli, Ra Di Martino, Patrick Tuttofuoco. E ancora, Enrico David, Francesco Gennari, Andrea Salvino, Roberto Cuoghi e altri.

 

Luisa Turchi

 

«Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione, 1968-2008»
Fino al 22 marzo 2009 Palazzo Grassi
Info tel. 041-5231680
www.palazzograssi.it/italics/