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Partecipazioni Nazionali/1
di Redazione   

Olanda: Facoltà di Riprogettare; Romania: Progetti in bilico; USA: Sfide sociali; Lettonia: Dimensione spazio; Portogallo: Inquietudine architettonica

 

Facoltà di ri-progettare
In mostra le idee di un dibattito aperto
[Olanda]

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Com’era, dov’era? si chiedono al Padiglione Olanda. Come ripensare una Facoltà di Architettura  distrutta da un incendio che ha risparmiato solamente ricordi e materiali digitali? Come deve  essere ristrutturata una sede in grado di gestire nuovi saperi sulla ristrutturazione? Ricostruire  un luogo di formazione implica competenze diverse, idee chiare e decisioni forti. Il padiglione  olandese è un terreno di prova e servirà per testare con mano le problematiche sollevate dalla  ricostruzione di una Facoltà che per definizione è una fucina di poteri, saperi e nuove maestranze e di cui oggi rimane solo una traccia virtuale. (Chiara Casarin)

«ArchiPhoenix. Faculties of Architecture»
Padiglione ai Giardini
Info
www.nai.nl

 

Progetti in bilico
Tra passato e innovazione l’architettura è viva in Romania
[Romania]

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Il padiglione rumeno raccoglie lavori di architetti, artisti e artigiani attorno al titolo scelto  per la sua molteplice capacità di evocare significati diversi: il verbo to bolt implica chiusure,  ma anche passaggio. L’installazione riassume nello specifico la dicotomia tra chiusure nella  tradizione e aperture a carattere globalizzante, soprattutto dopo decenni di oppressione anche a  livello sociale ed architettonico. L’installazione indaga problematiche sociali di adattamento e  di ideazione ed è volta alla scoperta di nuove soluzioni ingegneristiche aperte al futuro, una  terza via possibile tra la tendenza al globale e le peculiarità di uno specifico non ingabbiato nella conservazione fine a se stessa. (Chiara Casarin)

«Bolt»
Padiglione ai Giardini
Info
www.labiennale.org


Sfide progettuali
Sedici progetti per un mondo migliore
[USA]
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Le esigenze sociali, i nuovi problemi ambientali e i tessuti sociali consolidati danno alle nuove generazioni di progettisti nuove sfide progettuali. I sedici partecipanti al Padiglione U.S.A. rispondono a questa richiesta di soluzioni con metodi e proposte in grado di far fronte alle nuove esigenze demografiche, non solo tenendo conto delle problematiche che coinvolgono il sociale in tutti i suoi risvolti politici e geografici ma, soprattutto, sottolineando gli sviluppi di ricerca che hanno in breve tempo messo in discussione i modi tradizionali di pensare l’architettura. (Chiara Casarin)

«Into The Open: Positioning Practice»
Padiglione ai Giardini
Info
www.positioningpractice.us

 

Dimensione spazio
Sulla percezione dell’ambiente
[Lettonia]

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Gli architetti lettoni, Reinis Liepinš e Eriks Bozis, memori dell’attuale tendenza urbanistica a ricercare il superlativo in ogni elemento architettonico, rileggono il concetto di dimensione attraverso la riproposizione di un granello di polvere nello spazio. Il padiglione diviene dunque piano mobile sul quale enormi gigantografie di frammenti di materiale guardate al microscopio divengono esse stesse ambiente e spazio. L’enorme terrazza nera di materiale lucido accoglie il visitatore all’ingresso in Riva San Biagio quasi ad anticipare il salto spaziale al quale si sarà sottoposti. Il tutto per creare un’inedita esperienza percettiva volta a sviluppare una nuova cognizione di quanto ci circonda. (Carlotta Scarpa)

«Dust Room»
Riva S. Biagio, Castello 2145 (Arsenale)
Info
www.dustroom.lv

 

Inquietudine architettonica
Il Portogallo si specchia sul Canal Grande
[Portogallo]

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È un’architettura inquieta quella di Eduardo Souto de Moura e l’artista Ângelo de Sousa che rappresentano il Portogallo alla 11. Mostra Internazionale di Architettura. Il padiglione, curato da Joaquim Moreno e José Gil, si articola attraverso un suggestivo intervento costruttivo basato sull’utilizzo dello specchio. E così la facciata del Fondaco dell’Arte che si affaccia sul Canal Grande diventa un enorme superficie riflettente della lunghezza di 20 metri mentre all’interno il modulo specchio si itera sulle pareti perimetrali dello spazio a significare che uno specchio non è soltanto una superficie che restituisce a noi che l'osserviamo l'immagine di qualcos'altro, ma è anche la tela invisibile che cattura il nostro volto per lasciarlo scorgere dal luogo in cui si trova ciò di cui noi vediamo l'immagine. È dunque componente ottica di una funzione dialogica che attribuisce all'immagine una valenza transitiva. (Carlotta Scarpa)

Eduardo Souto de Moura-Ângelo de Sousa
Fondaco dell’Arte
Info
www.dgartes.pt/outhere/index_eng.htm