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Who cares?
di Riccardo Triolo   

 

ImageTeste. Sotto quella coltre di capelli pulsano cervelli in pieno fermento. A volte lanciano sguardi, osano parole. Altre, troppe, svicolano, sfuggono, si abbassano, scompaiono. Resta l'aula vuota, silenziosa, le sedie inerti. La loro vita è già altrove, ma la tua resta. Chiusa tra le mura di una classe, in attesa di essere riempita di nuove teste.

 

La classe, ultima fatica di Laurent Cantet e Palma d'Oro allo scorso Festival di Cannes, racconta il rapporto teso e necessario tra un'insegnante di lettere e la sua classe e con esso la differenza tra educazione e istruzione, tra semplice trasferimento di contenuti e istanza formativa. >>>

 

Ce lo ricorda Umberto Galimberti ne L'ospite inquietante (Feltrinelli), profonda indagine sul nichilismo deteriore diffuso tra le nuove generazioni: la scuola vive del più colpevole degli equivoci: puntare alla quantificazione del sapere prima ancora di promuovere l'autostima, unico terreno fertile sul quale sperare di piantare il seme della conoscenza.

 

Il dilemma morale dell'insegnante de La classe, che concorre suo malgrado alla cacciata del più intemperante dei suoi allievi, fallendo la sua missione formativa, è raccontato con asciutteza degna del cinema dei fratelli Dardenne: l'affezione costruita sapientemente lungo una teoria di primi piani rubati, l'intreccio esemplare e lineare, l'incedere ritmico, il finale icastico.

 

La prima linea di insegnanti ed educatori, i primi testimoni della nuova Europa multietnica, torna protagonista. Formazione e istruzione si pongono di nuovo al centro del racconto sociale. La classe diventa paradigma dell'assetto sociale del futuro prossimo: inquieto, conflittuale, frammentario. Tutto questo il ministro Gelmini lo sa. Lo sa, e magari le importa pure, ma non ai suoi superiori, ai quali obbedisce come la più ossequiosa delle allieve. Del resto, se l'istituzione preposta all'educazione dei nuovi cittadini si trasforma in un'agenzia sterile e vuota, se gli insegnanti precari dopo la laurea e la specializzazione, onerose per impiego di tempo, energie e risorse, ripiegheranno su lavori saltuari da McDonald’s o in nero, è per far quadrare i conti.

 

Chi se ne frega? Se l'Università sarà svenduta insieme ai suoi beni immobili, se le rette triplicheranno e la ricerca, motore di un Paese, semplicemente non sarà più, poco male. Chi se ne frega? E allora chi se ne frega di andare al cinema, di vedere un film, di quelli che aprono la mente, fanno pensare, se poi dei tuoi pensieri non importa più nulla a nessuno, di certo non agli allievi della scuola del futuro, che saranno felici di essere ignoranti tra gli ignoranti? E neppure agli studenti universitari, clientela dozzinante di fondazioni universitarie ignobili, zeppe di certo di docentucoli pagati zero, una volta l'anno, per produrre un monte ore stabilito.

 

Tempo dieci anni e un film come La classe non lo capirà nessuno. Anche CircuitoCinema sarà costretto a proiettare solo filmacci e il pubblico apprezzerà di essersi liberato di quei ‘pipponi’ intellettualoidi. Che diamine! Anzi, cominciamo subito: non andiamoci più alle rassegne di CircuitoCinema a Venezia. Che chiudano le sale, finanziate con i soldi pubblici. Non rendono, non servono a niente. Chi se ne frega?

 

Riccardo Triolo

www.cineletteraria.com

 

«CircuitoCinema»
Casa del Cinema-Venezia, Videoteca di Mestre
Info
www.comune.venezia.it/cinema

 

 

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