VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow ARTE arrow Archivio
Visionario lungimirante
di Valentina Bezzi   

 

ImageUn fitto tessuto di echi e preziosi controcanti fu il rapporto di intesa che Peggy Guggenheim, per decenni, mantenne attivo con il vulcanico collezionista, editore e gallerista Carlo Cardazzo.

A questa particolarissima figura di mecenate la Fondazione Peggy Guggenheim dedica la prima grande mostra a sessant’anni dall’arrivo della grande collezionista americana a Venezia e a cent’anni dalla nascita del gallerista veneziano.

 

Con Peggy, che conobbe negli anni Quaranta, Cardazzo ha condiviso un’eccezionale sensibilità per le avanguardie e i nuovi percorsi dell’arte postbellica, in una speciale sintonia che ha attraversato i confini intercontinentali se pensiamo che, lo stesso anno in cui a New York Peggy apre la sua galleria Art of This Century - era il 1942 -, Cardazzo apre la celeberrima Galleria del Cavallino.

 

Di lì a poco alcune opere della galleria di Riva degli Schiavoni entrano a far parte della Collezione Guggenheim e, sempre grazie alla mediazione di Cardazzo, Peggy acquista alcune opere di Victor Brauner, Matta, Vedova, Asger Jorn e scopre artisti come Tancredi, Parmeggiani, Santomaso, Vinicio Vianello. In quegli anni, il gallerista veneziano espone più volte gli artisti delle avanguardie storiche Schwitters, Mirò, Sonia Delaunay, Picasso, Arp, Balla, Kandinski.

 

ImageSegue a vista, così, le scelte e i movimenti di Peggy che aveva iniziato il suo percorso di ricerca nelle avanguardie dal 1938. E a sottolineare la straordinarietà di questa particolare liason, basti ricordare che, dopo che, nel luglio del 1950, Peggy organizza a Venezia la prima mostra di Jackson Pollock in Europa, a ottobre, l’evento viene replicato nella galleria milanese del Naviglio da Cardazzo, contribuendo a diffondere il successo suscitato dalle scelte della mecenate americana. Attività frenetica e impetuosa la sua, che proseguì negli anni Cinquanta con numerose mostre pubbliche come quella di Matta nel ’53 all’Ala Napoleonica del Museo Correr di Venezia, e con l’apertura della Galleria Selecta a Roma nel 1955.


Le sue esposizioni sono rimaste celebri per il loro carattere spesso di vera performance, di evento mai uguale a se stesso concepito come creazione di una stretta collaborazione tra artisti e galleristi. Frutto dei suoi numerosi viaggi e incontri con artisti americani come Franz Kline, Mark Rothko, Jackson Pollock, San Francis, Alexander Calder, Cy Twombly, Jasper Johns, un rapporto speciale con Ileana Sonnabend e Leo Castelli e l’arrivo negli States di alcuni grandi protagonisti europei come Dubuffet, Hartung, Arp, Brauner, Léger, Mathieu, Caporossi, con uno sguardo particolarmente attento ai giovani italiani Gianni Dova, Roberto Crippa, Emilio Scanalino, a cui accosta i nuovi esponenti del Gruppo Cobra (come ad esempio Asger Jorn).

 

È lui, inoltre, il primo gallerista a occuparsi di Lucio Fontana, appena ritornato dall’Argentina, che nel 1949 per la sede milanese del Naviglio concepisce l’Ambiente Spaziale a luce nera.


La mostra a Ca’ Venier dei Leoni, frutto di una pluriennale ricerca del curatore Luca Massimo Barbero, esplora per la prima volta, in una lettura d’insieme, la straordinarietà della visione artistica di questo personaggio centrale nella cultura italiana e internazionale del XX secolo. La prima sezione è dedicata alla ricostruzione della sua collezione che negli anni ’30 e ’40 era considerata una delle più significative dell’arte italiana del Novecento, con capolavori di Marino Marini, Giorgio De Chirico, Scipione, Mario Sironi, Massimo Campigli.

 

Un altro percorso riguarda il rapporto che lo lega a Carlo Scarpa cui chiede di progettare la galleria del Cavallino, una seconda galleria in Frezzeria e l’importante Padiglione del libro per i giardini della Biennale. Un’intera sezione della mostra è dedicata, inoltre, alle Edizioni del Cavallino, con le quali egli inizia la sua attività nel mondo dell’arte contemporanea nel 1932. Libri, fotografia, grafica, multipli accanto a ceramiche e sculture, segni del suo impegno per promuovere Albissola nuovo centro d’arte.


Ciò che ci resta, oltre alla straordinaria riscoperta della complessità e varietà di testimonianze della sua energia creativa, è la percezione del carattere sorprendentemente internazionale e pionieristico di Carlo Cardazzo, un’avventura affascinante che viene per la prima volta svelata al grande pubblico.

 

Imprescindibile strumento di approfondimento e studio dell’opera e della ricerca di Cardazzo è il catalogo della mostra pubblicato da Electa con il contributo di saggi di oltre dieci studiosi, un ricchissimo apparato iconografico e la cura di Luca Massimo Barbero.


Valentina Bezzi

 

«Carlo Cardazzo. Una nuova visione dell’arte»
Fino al 9 febbraio 2009 Collezione Peggy Guggenheim
Info
www.guggenheim-venice.it