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Identità italica
di Carlotta Scarpa   

 

ImageItalics: un ampio sguardo sull’arte italiana dal 1968 ad oggi, un manifesto per celebrare l’opera di cento maestri dell’arte del nostro bel paese. Con tali ambiziose premesse Francesco Bonami ha curato questa importante rassegna a Palazzo Grassi a tredici anni esatti dalla presentazione di Italian Metamorphosis a cura di Germano Celant, al Guggenheim Museum di New York che proprio agli anni della contestazione si era fermato.

 

Ciò che contraddistingue il progetto espositivo è sicuramente la scelta di seguire un approccio curatoriale e non critico, teso a mettere in relazione le opere piuttosto che analizzare correnti espressive o ordini temporali. La mostra è una straordinaria opportunità per scoprire, attraverso un suggestivo itinerario che collega per contrappunto le varie opere, i trascorsi di quarant’anni di arte italiana segnata dai movimenti dell’arte povera, di quella concettuale della transavanguardia del post-moderno fino ai più attuali esperimenti di linguaggio.

 

Ciononostante la necessaria controparte è, e rimane, quella dell’identità, personale e collettiva. E dunque con la capacità di integrare nell’opera problemi e aspetti relativi all’antropologia culturale e all’uso innovativo di materiali, l’arte di Alighiero Boetti apre lo scenario sul Canal Grande con il suo autoritratto-fontana incipit aulico e paradossalmente ironico. Icasticamente drammatica è invece All di Maurizio Cattelan: nove cadaveri marmorei coperti da lenzuola posizionati nell’atrio.

 

Prosegue l’approccio a rimbalzo dialogico che vede in relazione I funerali di Togliatti di Renato Guttuso con la Vedova Blu (l’enorme ragno blu di peluche) di Pino Pascali; i fondoschiena impressi sulle sedie di Gabriele Basilico con quelli di Paola Pivi. Si incontrano poi le opere di Domenico Gnoli, Lucio Fontana, Mario Schifani, l’Italia d’oro rovesciata di Luciano Fabro, incantevole il Metro Cubo di Infinito di Michelangelo Pistoletto, esaustiva l’Arte Povera con Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone, Giulio Paolini, Mario Merz, Piero Gilardi, più frammentaria quella della transavanguardia fino ad arrivare al più recente diario alimentare (The book of food I) di Vanessa Beecroft e alle ludiche tecnologie manipolate di Patrick Tuttofuoco.

 

Sono tutte in definitiva testimonianze di una cultura animata da intensi slanci e da forti stimoli civili. Gli elementi così suggeriti ci permettono di rivivere atmosfere e sensazioni di un passato ancora vivo, di un messaggio secolare di irrequietezza ma al contempo foriero di speranza e bellezza.


Carlotta Scarpa

 

«Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008»
Fino al 22 marzo 2009 Palazzo Grassi
Info tel. 041-5231680
www.palazzograssi.it