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Le coordinate dell’arte sull’Isola di San Servolo
di Redazione   
Marmi solidi modellati per dar materia a corpi deformi, blocchi di pietra che ritraggono oggetti irreali, sagome contorte, simboliche e totemiche, l’operare dello scultore riconduce al tangibile ciò che la follia deforma, ridona nitore a ciò cui la mente malata toglie contorno.

 

Oggetti feticcio, propiziatorie d’un futuro indefinito, le sculture esposte a San Servolo, luogo ormai deputato a fare da contesto a moti di spirito irrazionali ed artistici insieme. L’ex manicomio ha conservato tracce dell’attività ormai sospesa, tracce tanto evidenti quanto suggestive e che ben accolgono le opere di questi artisti che si rifanno alla più tradizionale manualità plastica di bottega.

 

Gli assemblaggi e le installazioni aprono un dialogo intenso con lo spazio che li accoglie, si integrano, si fondono, anche dal punto di vista delle suggestioni cliniche cui rinviano. L’opera non è un dato ma un processo, dalla manifestazione delle tracce dell’autore alla modalità di fruizione l’opera ‘agisce’ e suggerisce, è disinibita e reclama l’ascolto che i malati psichiatrici da sempre invocano.

 

La follia e la pietra è il titolo della mostra inaugurata il 17 ottobre che rimarrà aperta fino al 23 novembre.


Chiara Casarin

 

«La follia e la pietra»
Fino al 23 novembre Isola di San Servolo
Info
www.sanservolo.provincia.venezia.it