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Welcome to the Hall of Fragments
di Mariachiara Marzari   

ImageNon effetti speciali, ma un’esperienza sensoriale al buio che colpisce il visitatore, nuove tecnologie interattive che si sovrappongono alle pareti antiche, tanto da decretarne il successo come installazione più gettonata dell’11. Biennale Architettura. È Hall of Fragments, creata appositamente per l’entrata delle Corderie dell’Arsenale, ideata da David Rockwell del Rockwell Group con Casey Jones e Reed Kroloff del JonesKroloff di New York.

 

Rivoluzionario l’invito che Betsky ha rivolto a Rockwell, Jones e Kroloff: produrre un’opera effimera per parlare di architettura. L’opera celebra il cinema quale mondo libero dai limiti della fisica e della legge che di norma vincolano l’architettura, e che fa riflettere sull’influenza che da sempre il cinema esercita sull’architettura quale preziosa fonte di immaginazione nonché di ispirazione.

 

Hall of Fragments è una enorme fonte di visione da attraversare. È composta da due grandi schermi sensibili semi-ovali e trasparenti. Dietro i due schermi, sul pavimento una miriade di grandi televisori proiettano, ciascuno, un film diverso. La presenza dello spettatore che si trova in prossimità di uno dei grandi schermi viene captata e diventa una sorta di ‘puntatore’ di una serie di video che si generano al suo passaggio.

 

I video sono fatti da frammenti dei film che lo spettatore sta guardando nei televisori che lo circondano più da vicino. Le immagini in movimento sono create da due specchi convessi su cui vengono proiettate distorsioni geometriche dei filmati. Le scene più celebri di Arancia Meccanica, del Mago di Oz, del Dottor Stranamore, di Matrix, si fanno schegge e attraversano la memoria dello spettatore al momento del passaggio, inconsapevole, accanto ai televisori che li stanno trasmettendo.

 

In questo modo lo spettatore resta soggiogato dalla poetica del frammento, in grado di creare associazioni di ricordi, sensazioni, emozioni. «Hall Of Fragments cerca anche di catturare i momenti che la vita ci ha dato per conoscere l’architettura tradizionale.

 

Perché, come architetti, è bene ricordarsi che non stiamo facendo solo edifici, stiamo cambiando la percezione delle persone. E il titolo di questa biennale, Out there: l’architettura oltre gli edifici, cerca proprio di evidenziare questo quale il momento cruciale del costruire» (Reed Kroloff).

 

«Hall of Fragments»
di David Rockwell con Casey Jones + Reed Kroloff
Corderie dell’Arsenale