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di Fabio Marzari   

Dagli eccessi al piccolo grande piacere di un buon bicchiere, quasi centellinato, bevuto in modo non penitente, ma piuttosto riflessivo. Indicazioni per una festa consapevolmente ebbra, ma senza le conseguenze nefaste del day after, perché come direbbe Mauro Lorenzon «il bello del bere è che non si deve neppure masticare!».

 

a cura di Fabio Marzari

 

Ecco quindi alcuni consigli in ordine sparso: Recioto di Soave docg San Zeno di Fasoli Gino, Ribolla Anfora di Gravner, Torcolato di Breganze, Picolit, Ramandolo, o un Sagrantino di Montefalco Passito, se vi capitasse di assaggiare la cicerchiata, il dolce umbro di carnevale.

 

Lo champagne si consiglia nei formati Salomon o Melchizédec (18 litri la prima o 30 la seconda), giusto per rendere irresistibilmente frizzante la festa, temo non siano però così facilmente reperibili. Per restare in laguna, c’è la possibilità di assaggiare la Dorona di Venezia, una vera rarità filologica riproposta da Bisol, nella tenuta Scarpa Volo a Mazzorbo.

 

Rimane l’ambito quaresimale, forse sarebbe il caso di parlare di tisane depurative, ma è interessante un’usanza tipica di Stoccolma, dove, oltre ad adornare gli usci con rami di betulla, che pian piano germoglieranno, fanno penitenza mangiando i Semla, ossia delle morbide brioche riempite con pasta di mandorle e panna montata. Da non disdegnare... A quel punto anche una Coca Cola diventa perfetta!


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