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Politically Correct. Esperimento reale di architettura sostenibile
di M.M.   

L’architettura sia del passato che del futuro può essere costruita o distrutta a seconda di cosa scegliamo di costruire, progettare e creare nel mondo reale. Da qui nasce il progetto Platform Paradise, ideato per celebrare la rinascita di Ein Hawd, un villaggio Palestinese a 30 km da Hajfa, in terra israeliana, non riconosciuto, cui le politiche locali stanno cercando di restituire autonomia e indipendenza.

 

Un progetto artistico commissionato da FAST (Foundation for Achieving Seamless Territories di Amsterdam) e curato da Maurizio Bortolotti (con Noga Inbar), presente tra le Experimental Architecture al Padiglione Italia.

 

L’idea di comunità è il punto di partenza di Platform Paradise, cercando di stabilire un rapporto, attraverso trasformazioni spaziali, fra gli abitanti, gli artisti chiamati a intervenire e i loro stessi progetti, che sappia migliorare aspettative e condizioni di vita e soprattutto creare le condizioni per un nuovo spazio sociale.

 

 Partecipano al progetto, insieme con la popolazione di Ein Hawd, artisti e architetti come Ali Kazma, Berend Strik, Dan Graham, Debra Solomon, Nico Docks e Helena Sideropuolos, Map Office, Stefano Boeri di Multiplicity, Tomas Saraceno e Alberto Pesavento e Yona Friedman. I progetti coinvolgono ogni sfera del vivere in comune e del vivere civile, onde proporre una ragionevole pacificazione sotto l’egida dell'arte, figurativa o architettonica che sia.


M.M.

 

«Platform Paradise»
Padiglione Italia-Giardini della Biennale
Info
www.one-land.org/platformparadise.html