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Sapori ancestrali
di Fabio Marzari   

ImageTroppo spesso siamo inconsapevoli di nascondere dietro ad una definizione sbrigativa un universo di cultura. “Etnica” viene definita per brevità una cucina appartenente a diversa latitudine ed abitudini. Nel caso della cucina ebraica, definirla semplicemente etnica è delittuoso, per il semplice fatto che essa è meravigliosamente ancestrale, straordinariamente moderna nelle sue antiche e ferree regole; dietro alla parvenza di rigidità  si tengono in grande considerazione l’equilibrio naturale di una giusta nutrizione rispettosa del corpo e dell’armonia in generale.

 

club kasher Kasher in ebraico significa “adatto”, e tale termine individua i cibi preparati in conformità con le regole alimentari. Il cibo si divide tra alimenti a base di carne, di latte e parve, termine che indica il loro stato “neutrale”. Frutta e verdura allo stato naturale sono kasher e parve. Il pesce che ha pinne e squame è kasher e parve. Il cibo parve può diventare di latte se cucinato con latte o derivati, e di carne se invece cucinato con derivati di carne. Una certificazione di qualità e di provenienza in vigore da più di 3000 anni! In fondo uno dei primi precetti impartiti agli esseri umani ha riguardato il cibo, con la proibizione ad Adamo ed Eva di mangiare i frutti dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Da allora, gli ebrei hanno sempre posto grande attenzione sull’autocontrollo alimentare.


Le leggi dell’alimentazione ebraica affondano le radici nella Bibbia, i principi fondamentali della kashrùt sono illustrati nel Pentateuco e sono definiti statuti, ossia leggi di cui non ci viene data alcuna motivazione comprensibile dall’intelletto. Tuttavia, i rabbini hanno sempre sottolineato il loro ruolo essenziale nella preservazione della vita dell’ebreo. Osservando la kashrùt, i bambini imparano fin dalla più tenera età il concetto di disciplina, distinguendo tra ciò che è permesso e ciò che non lo è. Ma al di là di tale esercizio di autocontrollo, i rabbini del Talmud forniscono un’idea più mistica: mangiando cibo non kasher, si riducono le proprie facoltà spirituali, “interferendo la comunicazione con la propria anima”.

 

Il pensiero chassidico si spinge oltre, spiegando che tutto ciò che mangiamo diventa parte integrante del nostro sangue. E poiché, come dice la Bibbia stessa “il sangue è vita”, mangiando cibi vietati, cose che Dio ha creato come impure, diventano parte della nostra anima rendendo quindi impuri noi stessi. Così come una dieta salutare è buona per il corpo, la kashrùt lo è quindi  per l’anima.

 

Seguendo queste regole a Venezia è nato il Kasher Club Le Balthazar, circolo privato della locale Comunità Ebraica, affidato alle cure di Convivium, azienda milanese, specializzata in kasher banqueting. Occupa un’area della grande casa di riposo israelita nel Campo del Ghetto Novo, al civico 2873/A, si accede agli spazi attraverso un piacevole giardino, vivendo un’atmosfera che ricorda più una casa che non un ristorante. Qui ogni cosa è garantita, certificata e realizzata al meglio, non per vezzo o snobismo modaiolo, ma per profonda convinzione etica e religiosa, naturaliter. Il tutto in un contesto raffinato, di alto livello, sia per quanto riguarda le proposte gastronomiche, sia come mise en place… 

 

Non il solito viaggio nel gusto, ma la storia di un popolo a tavola, con qualche  inevitabile difficoltà di comprensione ‘mentale’ iniziale da parte dei Gentili, che quanto ad auto-indulgenza alimentare, non sono/siamo secondi a nessuno!

 

Fabio Marzari

 

Club Kasher Le Balthazar
Cannaregio, 2874, Campo Ghetto Nuovo
Info tel. 041-2440125 fax 041-2448791

www.kosherclublebalthazar.com