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Ci vuole un fiore
di Riccardo Triolo   

 

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Non posso dirmi un autentico estimatore di Silvano Agosti. I suoi film non si vedono facilmente, la sua orgogliosa marginalità a volte mi lascia perplesso. Devo confessare però di esserne rimasto assolutamente incantato. Quando venne a Venezia nel 2000 per presentare il suo La seconda ombra, film disossato, intenso e basagliano, ho voluto intervistarlo per «Venezia News». All'epoca ero occasionalmente un proiezionista e un cassiere di cinema distratto, reduce da un'esperienza di un anno a contatto con - tremo a dirlo, conoscendo le posizioni di Agosti - i malati psichici. Timido e schivo come sempre, reporter perfettamente inetto, chiesi ad Agosti opinioni e pareri, sul cinema, sulla sua esperienza di vita, così radicale eppure così semplice. Radicale perché semplicemente e perfettamente coerente.

 

 

Ricordo che mi interruppe. Mi guardò con quei suoi due occhi trasparenti e mi ricordò, sussurrando, che tutti dentro abbiamo qualcosa, una luce unica e preziosa e che ogni giorno dovremmo festeggiare la vita, invece siamo costretti alla schiavitù, all'obbedienza, alla rinuncia. «Tutti. Anche tu». Mi abbagliò, lo confesso. La mansueta ferocia con cui aveva dipinto la società attuale, la tesa e sincera commozione per la vita, la sua fragilità e imperfezione. Scrissi convulsamente, come quando si trova improvvisamente l'ispirazione e si entra in una meravigliosa e stupefatta condizione di flusso. Non c'è niente da fare: mi lascio contagiare da chi dispensa stimoli positivi, da chi muove all'azione cosciente. Sono gli amici di cui amo circondarmi, disprezzando profondamente il cinismo.

 

Per me Agosti è questo: una persona incantevole, un regista clandestino, un irriducibile. «Roberto - disse rivolto a Ellero, amico di vecchia data, che già allora gli aveva promesso una personale dei suoi film - fai una giornata di film gratis, che ti frega? ». Solo lui poteva chiedere di accedere al suo seminario del 25 febbraio alla Casa del Cinema portando un fiore, colto e non comprato. L'Italia è anche questo. L'avreste ancora detto?

 

Tra i film in programmazione, io andrei a vedere: Milk, di Gus Van Sant, perché sono sempre affascinato dai film di Van Sant e ammiro Sean Penn; Frost/Nixon di Ron Howard, perché pur non avendo alcuna considerazione del regista dell'intollerabile A beautiful mind, amerei godere ora, Obama presidente, dei peggiori trascorsi americani; Gran Torino di Clint Eastwood, perché Clint non sbaglia un colpo; Mar Nero di Federico Bondi, perché è la storia di un'amicizia interetnica e all'Italia queste storie oggi, belle o brutte che siano, sono purtroppo necessarie; Palermo Shooting di Wim Wenders, per lo sguardo di Wenders sulla splendida e crudele Palermo, anche se l'ex presidente della giuria della Mostra continua a mietere vittime.

 

Infine, per gli amanti del docu-trash, l'oltraggioso Religulous di Larry Charles, già regista di quell'inguardabile pasticcio che è Borat (pure edito però da Einaudi, in un prezioso cofanetto libro e dvd a ventidue euro, più o meno il prezzo di una discreta cena in un locale alla buona: buon appetito). Questa volta Charles ce l'ha con i fanatici religiosi. Il che guasta. È una promessa.

 

Riccardo Triolo

http://www.cineletteraria.com/

 

«CircuitoCinema»
Casa del Cinema-Venezia, Videoteca di Mestre
Info
www.comune.venezia.it/cinema

 

 

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