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Capolavori futuristi alla collezione Peggy Guggenheim
di Luisa Turchi   

futurismo_nuovo.jpgUna passeggiata futurista, in velocità - per restare in tema - con Philip Rylands, tra habitués e nuove generazioni, per riscoprire la Collezione Gianni Mattioli, arricchita di nuove opere, nelle sale del Guggenheim Museum.

 

Con il Futurismo, per Marinetti, «l’arte diventa arte-azione […] diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo»: non a caso in Mercurio transita davanti al sole (1914) di Balla, soggetto è l’abbaglio dell’occhio dell’artista nel momento in cui questi distoglie lo sguardo dal cannocchiale, divenendo un tutt’uno con le lenti e il cerchio del Sole.

 

Ciò che è artistico deve mostrare l’essenza della materia che prende corpo e si trasforma, genera e si fa generare dal movimento; un corpo si muove anche se immobile, in quanto partecipe del dinamismo dell’Universo, e finisce con il fondersi con lo spazio nel quale si trova a essere o ad agire: così è nell’uomo che cammina di Forme uniche della continuità nello spazio (1913).

 

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E le mani della grande Mater (1912) di Boccioni - anziana donna vista di fronte e di profilo - stringono simbolicamente in un istante tutto ciò di esterno che permane o avviene intorno alla sua persona, anche se in tempi diversi. Boccioni è interessato alla dimensione della memoria bergsoniana intesa come persistenza dei contenuti della coscienza, espressa attraverso la corrispondenza della simbologia delle linee tra emozione e rappresentazione, si vedano in particolare gli Stati d’animo (il cui eco si ritrova forse parzialmente nella cupa tristesse di Giovane triste in treno, 1911-1912 di Duchamp).

 

Il suo Dinamismo di un ciclista (1913), espressione di simultanea deformazione di movimento e spazio, si differenzia dal più tradizionale Il ciclista di Sironi (1916), nonché dallo sportivo che pedala assorbendo in sé l’idea della velocità assieme alla folla e al pavé in porfido della Parigi-Roubaix de Al velodromo di Metzinger (1912 circa), la cui immagine è tuttavia ancora naturalistica.

 

Dal cubismo-futurismo all’astrazione di forme-colori-luce di matrice neoimpressionista, per una simultaneità plastico-sensitiva, con il passaggio da un’opera come La ballerina blu di Severini (1912), dove la luminosità viene catturata dalle paillettes nella scomposizione del vestito, a Mare=Ballerina (1914) in cui il costume della danzatrice si fonde con le onde colorate che invadono lo spazio della cornice.

 

Carlo Carrà dipinge le sfaccettature della movimentata La Galleria di Milano (1912), così come La Manifestazione interventista (1914), dipinto parolibero a sostegno della Grande Guerra, mentre Luigi Russolo predilige in Solidità della nebbia (1912) una visione di veglia notturna in cui figure spettrali, soldati o semplicemente uomini, vagano tra le spirali deserte dei silenzi dell’anima.


Luisa Turchi

 

«Futurismo nella collezione Gianni Mattioli»
Fino al 31 dicembre Collezione Peggy Guggenheim
Info tel. 041-2405404
www.guggenheim-venice.it